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Crisi: vertice tra M5s e Pd

Renziani contro Zingaretti

«Non vuole l'accordo»

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Non bastasse il M5S che non si capisce bene se apre o non apre, nel Pd riesplode puntuale la guerra interna, mentre per oggi alle 14 è previsto il primo incontro, per sondare la possibilità di dar vita a un governo, tra i capigruppo di Pd e M5s.

Ai 3 punti di Nicola Zingaretti per la trattativa sul governo con il MoVimento - anticipati online dalla stampa - i renziani rispondono accusando «qualcuno» di boicottare l’intesa con il MoVimento.

Lo fa la vicepresidente Anna Ascani. Il segretario poi precisa che i temi per il possibile accordo sono i 5 approvati all’unanimità nella direzione di mercoledì, «che abbiamo presentato oggi al presidente della Repubblica», dice. Ma il nome e cognome di chi remerebbe contro, anche se nessuno lo fa mettendoci nome e cognome, è Paolo Gentiloni.
Presidente del partito ed ex premier, “lord protettore” di Zingaretti in questi mesi dall’elezione, con la sua esperienza anche internazionale, nella delegazione dem ieri al Colle: ce n’è abbastanza per scatenare sospetti.

In attesa che parli Sergio Mattarella le polemiche tacciono e Matteo Renzi al Ciocco in Garfagnana gioca a calcetto con i ragazzi della sua scuola di politica. Raggiunto in collina da Maria Elena Boschi, Teresa Bellanova e da Anna Ascani, maglia del Brasile numero 9 sulle spalle, ma più che il centravanti l’ex Rottamatore prova ancora a fare il regista di questa fase politica. Concedendo la buona fede a Zingaretti nella ricerca dell’intesa con i cinquestelle, ma dando la stura ai sospetti contro colui che fu suo ministro degli Esteri.

Dem quindi stretti nella contraddizione forse insolubile tra gruppi parlamentari ancora largamente renziani e un gruppo dirigente scaturito dal congresso, che cerca di perseguire la propria legittima linea.

Dall’entourage di Zingaretti non si risponde alle insinuazioni su un presidente che manipolerebbe il segretario per andare al voto e rivoluzionare la pattuglia alle Camere. Neppure fonti vicine a Gentiloni vogliono commentare. Il tentativo è quello di preservare in tutti i modi gli spazi per un’eventuale trattativa con il M5S, senza avvelenare i pozzi.

«Nessun tentativo di far fallire la trattativa - afferma Graziano Delrio, capogruppo alla Camera -, ma piuttosto di fondare su solide basi un governo all’altezza della crisi».

Il nodo è il taglio dei parlamentari legato alla legge elettorale. «È giusto che la trattativa con il M5s venga condotta dal segretario Zingaretti e che non ci siano mille voci a dire ciascuno la sua», prova a smorzare Ettore Rosato. Ma in casa Pd la pace durature è sempre un miraggio.

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