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Nuovo asse Pd-M5s al Senato

Bocciata la proposta di votare

oggi o domani la sfiducia a Conte 

 

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Il Senato ha bocciato grazie al nuovo asse M5s-Pd e Leu la proposta di Forza Italia di votare la sfiducia a Conte oggi e quella della Lega di votarla domani e infine quella di Fretelli d'Italia di votarla il 20 agosto dopo le comunicazioni di Conte stesso.

Prima del voto nel dibattito della seduta nella quale si è votato sul calendario della crisi di governo che è stato approvato a maggioranza ieri dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, il vicepremier Matteo Salvini si è detto pronto ad approvare il taglio dei parlamentari come chiesto dal M5s ma poi ha chiesto di andare a votare subito.

E ai 5 Stelle ha detto: «Amici 5 Stelle pensateci tre volte prima di allearvi con questa squadra e poi auguri eh, fate quello che ritenete. Noi andiamo a testa alta a chiedere agli italiani la possibilità di prendere per mano questo Paese i prossimi 5 anni e non abbiamo paura di alzarci dalle poltrone». Ma i 5 Stelle gli hanno chiesto di ritirare la mozione di sfiducia a Conte.

Salvini se l’è presa poi con Maria Elena Boschi (Pd) eletta in Alto Adige: «Una cosa non temo da quando ho iniziato a fare il consigliere comunale a Milano nel 1993, senza avere un seggio sicuro come qualcuno che dalla toscana si faceva eleggere in Tirolo, scappando da Arezzo. Io non ho mai paura di ascoltare la gente».

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Il quadro politico è il seguente: Forza Italia dice no all’ipotesi di un accordo con Matteo Salvini che comporti una lista elettorale unica e nel vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi boccia una possibile intesa che cancelli dal voto il simbolo di Fi. “Il coordinamento di presidenza di Forza Italia - sottolinea una nota degli azzurri - in relazione all’ipotesi di un listone di centrodestra, si dichiara radicalmente contrario a questa ipotesi. Forza Italia, pur auspicando un accordo di coalizione con gli altri partiti di centro-destra, non è disposta a rinunciare alla propria storia, al proprio simbolo e alle proprie liste in vista delle prossime elezioni Politiche”.

Parole alle quali Matteo Salvini per il momento non replica in maniera ufficiale, anche se l’aver fatto saltare l’incontro con Berlusconi è già una risposta. Ma il vicepremier e ministro dell’Interno, dopo aver passato la mattinata al Viminale e ribadito la chiusura dei porti alle navi delle Ong con 500 migranti a bordo, deve sciogliere anche un altro nodo: decidere se ritirare o meno i sette ministri leghisti dal governo, una mossa che nelle sue intenzioni dovrebbe imprimere un’ulteriore accelerazione alla crisi, anche se il premier Conte sembrerebbe intenzionato a presentarsi comunque in Senato il 20. E’ probabile che la decisione di Salvini arriverà dopo il voto dell’Aula del Senato. L’altra partita che si sta giocando è quella che ruota attorno all’ipotesi di un governo Pd-M5s, una “truffa” e una “vergogna” secondo il vicepremier leghista. Il presidente dei Dem Paolo Gentiloni ha convocato per il 21 agosto la direzione del partito, proprio a ridosso delle decisioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in quei giorni potrebbe iniziare le consultazioni per il nuovo esecutivo.

Che potrebbe essere un ‘governo di transizione’ per mettere in salvo i conti pubblici ed evitare l’aumento dell’Iva, come ha proposto Matteo Renzi che è tornato ad attaccare il premier Conte - “in questo anno è stato sostanzialmente inesistente” - o un ‘governo politico e di legislatura’, come avanzato da Goffredo Bettini. Proposta che Renzi non boccia - “non mi impicco a formule” - e che Franceschini appoggia. “Bettini indica un percorso difficile ma intelligente che credo valga la pena provare a percorrere. Sarà pieno di insidie e potremo provarci solo con un patto interno al Pd: lavorare tutti come una squadra, unita intorno al segretario”. Zingaretti che non prende posizione ma torna a chiedere unità. “Il governo ha fallito. Ora è il momento della battaglia politica.

E’ il momento dell’unità e dell’allargamento delle forze per farci trovare pronti ad ogni evenienza”. E i cinquestelle? Al momento la priorità di Luigi di Maio è portare a casa il taglio dei parlamentari prima del voto di sfiducia a Conte, “nella consapevolezza di stare dalla parte giusta della storia”. Oggi il leader dei cinquestelle è tornato alla carica annunciando di aver formalizzato la richiesta di anticipazione della discussione della legge per il taglio del numero dei parlamentari, poi si è spostato a palazzo Chigi per continuare a lavorare e poi è partito per Genova, tenendosi costantemente in contatto con sia con Beppe Grillo sia il presidente della Camera Roberto Fico.

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