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Reddito di cittadinanza: Fugatti

chiede al Governo di continuare

con il modello trentino

Manica e Olivi: «Non poteva pensarci prima di approvarlo?»

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«Reddito di cittadinanza: il Trentino ha già messo a punto degli strumenti per affrontare questa problematica e vuole continuare ad adoperarli». Dopo i dubbi dell’assessore Stefania Segnana, che ieri ha esposto al ministro Di Maio, oggi è toccato al Governatore Fugatti ribadire la richiesta di mantenere i nTrentin ole risorse.

Questo in sintesi il messaggio portato alla Conferenza delle Regioni, che si tiene oggi a Roma, dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, assieme al governatore altoatesino Arno Kompatscher. «Vorremmo – ha detto - che a livello organizzativo il reddito di cittadinanza proposto dal Governo nazionale non mettesse in discussione i percorsi che già esistono, al fine di non creare sovrapposizioni o conflitti fra misure che si propongono il medesimo obiettivo».

Una posizione simile a quella espressa anche da altre Regioni che hanno partecipato ai lavori, e che con forme diverse hanno affrontato questa tematica. Rafforzata però in Trentino e in Alto Adige/ Südtirol dalle specificità autonomistiche.

«In definitiva – sottolinea ancora Fugatti - si chiede la possibilità di intervenire con le risorse previste dallo Stato senza mettere in discussione gli strumenti che già esistono e che hanno dimostrato di funzionare. Ciò anche in virtù del fatto che in questa materia esistono prerogative statutarie che rientrano fra competenze primarie garantite dall’Autonomia speciale. Di questo bisognerà naturalmente tenere conto».

Leggi anche la posizione di Segnana in questo articolo di ieri.


Sulla notizia interviene anche la minoranza consiliare: «Non si poteva, come richiesto a gran voce dalle minoranze, evitare di adottare il reddito di cittadinanza per compiacere Salvini e tutelare i nostri strumenti e soprattutto la nostra Autonomia? La maggioranza ha compiuto un atto gravissimo, svendendo la nostra Autonomia e togliendo a molti trentini un importantissimo strumento di protezione ed inclusione sociale». Ad affermarlo è il consigliere provinciale trentino del Pd Alessio Manica, in una nota.

«Con questa maggioranza - prosegue - l’Autonomia trentina ha iniziato a perdere la propria specialità ed autorevolezza. Siamo alle comiche - aggiunge -, peccato che non ci sia nulla da ridere. Prima la Giunta e la maggioranza provinciale approvano in tutta fretta una legge di variazione di bilancio con cui smantellano l’assegno unico e adottano - primi in Italia - il reddito di cittadinanza, prima ancora che questo sia diventato legge. Cioè accantonano uno strumento invidiatoci da tutta Italia, frutto di un utilizzo serio e competente della nostra Autonomia, per adottare anche in Trentino il romanissimo reddito di cittadinanza, politica assistenzialista che incentiverà comportamenti opportunistici. Poi annunciano di voler impugnare il decreto sul reddito di cittadinanza (lo stesso che hanno adottato) in quanto lesivo dell’autonomia regionale».

«La Giunta sta affrontando il delicato tema della protezione sociale, del lavoro e del welfare con improvvisazione e confusione. Dopo avere frettolosamente incorporato nell’impianto dell’Assegno Unico una parte della norma nazionale ora si pensa di impugnare quest’ultima e di chiedere di assegnare al Trentino le risorse statali del reddito di cittadinanza». Ad affermarlo, in una nota, è Alessandro Olivi, assessore provinciale in Trenitnonella scorsa legislatura.

«Una sorta di strabismo politico - prosegue - per cui prima si svende l’Autonomia e dopo (forse) la si rivendica. Un’Autonomia a scoppio ritardato. Un colpo al cerchio e uno alla botte. In realtà un atteggiamento subalterno al Governo nazionale che disvela una assenza di un progetto e di uno sguardo lungo».

«Sarà molto difficile - sostiene Olivi - motivare anche dal punto di vista giuridico, oltre che politico, un eventuale ricorso fondato sulla competenza primaria del nostro Statuto, dopo aver scardinato tale competenza proprio richiamando l’applicazione diretta delle norme emanate dal Governo. L’unica strada stretta rimane dunque quella di accodarsi all’iniziativa della Provincia di Bolzano, capace invece di tenere la schiena dritta. Le vertigini del potere da un lato e la retorica del cambiare tanto per cambiare dall’altro, rischiano di fiaccare giorno dopo giorno la credibilità della nostra Autonomia».

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