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Dalzocchio e la sorella assunta

Minoranze chiedono spiegazioni

«Colpa del commercialista», ma all'opposizione non basta

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L’obiettivo è quello di fare piena luce sul «caso Dalzocchio», che secondo il fronte delle opposizioni in consiglio provinciale presenta ancora troppi lati oscuri. Per questo le minoranze hanno dato mandato alla loro garante, Paola Demagri (Patt), di approfondire la vicenda della presunta assunzione della sorella della capogruppo leghista Mara Dalzocchio, Laura, presso il gruppo consiliare «Lega Salvini Trentino».

Nessuna norma vieta ai consiglieri di assegnare l’incarico di assistente ai propri familiari, ma suscita qualche perplessità il fatto che il nome della congiunta dell’esponente di maggioranza in Consiglio comparisse negli elenchi dei dipendenti dei gruppi (stipendiati con soldi pubblici). Dalzocchio aveva infatti dichiarato nei giorni scorsi che nessuna persona aveva finora sottoscritto un contratto di dipendente, nonostante fossero stati attivati quattro account ufficiali. Tra questi, anche quello della sorella Laura che - sempre secondo la capogruppo e il segretario del Carroccio Mirko Bisesti - verrà assunta invece dal partito. «Si tratta di un errore da attribuire al commercialista» aveva chiarito inizialmente Dalzocchio, la cui firma compare in calce a un modulo nel quale si dichiara che «Laura Dalzocchio è lavoratore dipendente con contratto di lavoro a tempo determinato» presso il gruppo. Ma anche in questo caso la responsabilità sarebbe dello studio che si sta occupando dei contratti: «Ho firmato il documento in bianco, la scrittura di chi lo ha compilato non è mia» erano state le parole della capogruppo.

Nel frattempo la Dalzocchio assunta «a sua insaputa» è sparita dagli elenchi ufficiali. La questione non è stata però archiviata dalle opposizioni, che ora cercano di capire se l’assegnazione dell’account personale ufficiale del Consiglio provinciale a Laura Dalzocchio sia frutto di una leggerezza da parte dell’ente o se piuttosto la capogruppo e il segretario della Lega abbiano dichiarato il falso. La garante delle minoranze Demagri ieri ha dunque inoltrato al presidente del consiglio Walter Kaswalder una lettera di richiesta informazioni al fine di chiarire definitivamente la procedura in atto per la concessione dell’account di accesso alla posta elettronica e al protocollo informatico per le persone diverse dai consiglieri. Un intervento richiesto unanimemente dall’assemblea. L’argomento verrà dunque affrontato nei prossimi giorni direttamente dall’Ufficio di presidenza guidato da Kaswalder.

Nel corso dell’assemblea tutti i rappresentanti di opposizione si sono chiesti come sia possibile che venga commesso un errore di questa portata (i titolari di account hanno infatti accesso anche a documenti riservati alla struttura e non sarebbe corretto che vengano resi fruibili ai dipendenti dei partiti). «Non capiamo come possano essere state concesse le credenziali a una persona che non è dipendente – sono le parole del capogruppo del Patt Ugo Rossi -, per questo chiediamo di chiarire quali siano le regole e se ci siano dei figli di un dio maggiore e altri di un dio minore, se qualcuno può permettersi certe cose e altri no. Finché ci sono le regole vanno rispettate». Perpolesso è anche il capogruppo «dem» Giorgio Tonini: «Le regole sono rigide a tal punto che i dipendenti dei gruppi consiliari in Regione non possono essere incardinati in Provincia e per questo non hanno accesso ad account e postazioni. Va dunque chiarito in che modo un dipendente di un partito abbia avuto accesso agli account con facilità».

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