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Fugatti incontra tutti i cittadini 

«È bello che il presidente ascolti»

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C'è chi cammina nervosamente avanti e indietro, e dell'unica bacheca presente nell'atrio ha ormai memorizzato tutti gli avvisi affissi. Qualcun altro resta seduto, stretto nel suo cappotto, e ogni tanto guarda l'orologio al polso, ticchettando le dita sul tavolino in modo cadenzato, tra un sospiro e l'altro.
Tutti hanno tra le mani pacchi di fogli, cartellette, qualcuno addirittura una piccola valigetta: lì sono impresse storie, iter burocratici, inciampi personali, istanze non sempre andate a buon fine. Tutti attendono di essere ricevuti dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che da qualche settimana accoglie nel suo grande ufficio al secondo piano, affacciato su piazza Dante, i cittadini desiderosi di parlargli ed esporgli piccoli e grandi problemi, personali e non.  

Lo fa ogni martedì con colloqui da dieci minuti l'uno, in un orario che ricorda molto quello dell'epoca Durnwalder in Alto Adige, dove le porte di palazzo Widmann si aprivano abbondantemente prima dell'alba: qui si parte alle 7, e si va avanti fino alle 9. Come minimo, perché la fila si ingrossa sempre di più e il governatore vuole ascoltare tutti.  

«Il primo giorno? Una folla mai vista, tantissima gente. Col passare delle settimane magari c'è qualche appuntamento in meno, ma non andiamo mai sotto le venti persone», commenta uno degli uscieri.
Anche ieri mattina, all'arrivo, Fugatti ha trovato un gruppetto di persone già pronte a prenotarsi con nome e cognome e mettersi pazientemente in attesa. L'appuntamento si può prendere anche in anticipo, ma qualcuno si presenta senza, e si cerca di accontentare tutti. Anche perché in molti arrivano dalle valli, e se qualcuno afferma di aver compiuto il viaggio fino a Trento «per discutere di questioni politiche generali», la maggior parte vuole esporre questioni personali importanti. 
Lavoro, che manca del tutto o che rischia di non esserci più. Il diritto all'assistenza sanitaria, che in qualche caso si è mal conciliato con le fitte maglie della burocrazia. Quest'ultima, in particolare, è il filo conduttore di buona parte delle istanze.  

«Sono qui per portare all'attenzione del presidente un problema legato alla sfera professionale. Ma io mica mi aspetto miracoli, sa? Solo che è il caso che sia messo al corrente di certe cose, per fargli capire meglio dove andare a lavorare», racconta Marco Saltari, di Trento, dipendente pubblico. Insieme a lui attende da un po' l'imprenditore Diego Ravanelli, di Montevaccino: «Ovvio che non si risolve tutto con uno schiocco di dita, ma intanto ci dà ascolto, e non è poco». Già, l'ascolto: altra parola chiave che, a detta di molti dei presenti, è mancata nell'agenda delle ultime legislature.  

Manca, sempre secondo la vox populi, anche in molti uffici, in comparti del pubblico dove quei plichi che si scorgevano ieri, gelosamente custoditi dai legittimi proprietari, hanno viaggiato e sono transitati. «E innumerevoli volte peraltro, cosa crede? Chiaro che siamo qui per esporre un problema che potrebbe trovare soluzione in altre sedi, quelle preposte diciamo. Ma noi spesso ci siamo sentiti trattati a pesci in faccia, e invece vorremmo trovare qualcuno che ci stia a sentire, che si preoccupi per noi», sbotta un cinquantenne di Cadine, al ricevimento insieme alla madre anziana per esporre un problema di edilizia legato all'abitazione. 

«Qualcuno che si preoccupi per me? Figuriamoci. Piuttosto, sono io che devo continuamente preoccuparmi di chiedere, di bussare a mille porte, di pretendere diritti», prende la parola Sara (nome di fantasia, ndr). Suo marito ha una gravissima malattia degenerativa, e necessita di assistenza continua. «Io però non posso lasciare il lavoro, perché col mio stipendio mando avanti la famiglia. Ho un servizio domiciliare che mi eroga il pubblico, ma sono qui proprio perché negli anni tra conteggi errati e burocrazia è stata una battaglia continua. Sa cosa vorrei io? Una società in cui chi si trova ad affrontare fatiche e sofferenze non abbia bisogno di chiedere o dimostrare nulla, perché c'è già qualcuno che si occupa di lui, che sa perfettamente quali sono le necessità». 

«Intanto io ascolto, faccio quello che posso», ci spiega poi il presidente tra un colloquio e l'altro. «Quando fai il governatore sei su una specie di ottovolante, ma io vorrei restare ben ancorato alla realtà, tra i cittadini. Tanti problemi che mi vengono esposti non hanno soluzione immediata, né io ho la bacchetta magica. Ma il contatto diretto con la mia gente quello no, non voglio perderlo».

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