Salta al contenuto principale

Di Maio contro Salvini:

«No ai condoni»

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 53 secondi

I nodi della manovra restano tutti sul tavolo del governo, riunitosi a ranghi ristretti nella serata di ieri a Palazzo Chigi per cercare di tirare le fila. A meno di un mese dal varo della legge di bilancio, gli interventi previsti dal contratto gialloverde sono in fase di piena discussione, con Movimento 5 Stelle e Lega pronti a rivolgersi in ogni occasione ciascuno al proprio elettorato. Dopo il ping pong di dichiarazioni tra Luigi Di Maio (a sinistra nella foto con Conte e Tria) e Matteo Salvini, anche ieri il leader del M5s è tornato a mettere i puntini sulle i, non più sulla flat tax, ma su un altro dei cavalli di battaglia leghisti, la pace fiscale. Il Movimento, ha puntualizzato, «non è disponibile a votare alcun condono». E ha rilanciato anche la pensione di cittadinanza prevista dal Contratto di Governo: «D'ora in poi - ha detto - non ci deve essere più nessun pensionato che prende meno di 780 euro al mese».
La Lega, così come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha sempre negato che l'operazione studiata per sanare le posizioni anomale dei contribuenti davanti al fisco possa rivelarsi un vero e proprio condono. Il partito di Matteo Salvini punta, è vero, a renderla «il più ampia possibile», ad includere cartelle, multe e contenziosi, ma ponendo un tetto di un milione di euro. In questo modo, spiegano gli ideatori della misura, grandi - o grandissimi - evasori rimarrebbero dunque esclusi. Nel disegno complessivo la pace potrebbe essere però accompagnata anche da una nuova voluntary disclosure sui capitali esteri e sulle cassette di sicurezza, quanto basta per rendere l'operazione estremamente delicata, da studiare con attenzione ed equilibrio e tenendo comunque presente che i potenziali incassi fiscali sono più che necessari come forme di copertura.
I margini restano infatti stretti e il taglio «di tutti gli sprechi» promesso da Di Maio potrebbe non bastare, alla luce delle tornate già pesanti di spending review portate avanti negli ultimi anni. Più che dai risparmi, le potenzialità della manovra saranno dunque legate agli spazi in deficit, a dove insomma la Nota di aggiornamento al Def da presentare entro il 27 settembre fisserà l'asticella dell'indebitamento. La linea del ministro dell'Economia Giovanni Tria, l'unica che probabilmente non sarebbe in alcun modo osteggiata dalla Commissione europea, è quella di garantire un miglioramento - seppur minimo - del deficit strutturale. Per farlo il deficit nominale dovrebbe fermarsi all'1,6/1,7% del Pil, ma Lega e Cinquestelle vorrebbero di più. Arrivando, o superando di qualche decimale, la soglia del 2% si riuscirebbe infatti a dare qualche segnale, più o meno evidente, su tutti i capitoli portanti del programma di governo: flat tax, riforma della Fornero, reddito di cittadinanza e anche, come rivendicato da Di Maio dopo le critiche del consulente vicino alla Lega Alberto Brambilla, pensione di cittadinanza.
Alla fine della riunione di ieri, comunque, il premier Conte si è dichiarato fiducioso e certo che si predisporrà in sintonia una manovra in grado di rilanciare l'Italia: «Nel corso del vertice c'è stato un approfondimento delle principali componenti della finanziaria. In particolare, ci siamo soffermati sull'analisi degli sprechi da tagliare ai fini della riqualificazione della spesa pubblica e sulle possibilità di un rilancio della crescita attraverso flat tax, reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero e un quadro organico di tagli alle spese improduttive».
I due vicepremier Di Maio e Salvini, all'uscita dal confronto, fanno rientrare le tensioni e promettono: «Manterremo gli impegni, nessuna rottura. Daremo agli imprenditori gli strumenti giusti per far ripartire l'economia nazionale».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?