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L'appello di Lorenzo Dellai all'Upt

«Adesso è tempo di sostenere Tonini»

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«Il mio appello all'Upt è questo: stiamo uniti e coerenti con la nostra storia, anche nelle difficoltà; manteniamo aperti i canali di dialogo con i Civici e anche con il Patt, nonostante la sua scelta di correre da solo; facciamo una lista aperta e innovativa; guardiamo al futuro, nonostante tutto, con fiducia nei trentini». L'ex governatore Lorenzo Dellai, fondatore della Civica Margherita e poi dell'Upt, si rivolge a chi oggi nel partito - soprattutto tra i dirigenti - è deluso e scoraggiato perché la coalizione non ha deciso di puntare su Carlo Daldoss, come candidato presidente, scommettendo dunque sull'opportunità di allargare l'area civica e popolare dell'Alleanza. Dellai si rivolge a tutti coloro che ora pensano di abbandonare la nave oppure di guardare altrove - persino al centrodestra - e li invita a considerare i valori e il senso politico di una forza come l'Upt, che ne determinano senza alcun dubbio la collocazione. Domani si riunirà il parlamentino del partito per valutare la scelta fatta di Giorgio Tonini come candidato presidente dell'Alleanza, l'addio di Daldoss e le conseguenze. E non sarà indolore.
Lorenzo Dellai, lei e Fravezzi siete accusati all'interno dell'Upt di non aver fatto quanto avreste potuto per sostenere a tutti i costi Daldoss, prima coltivando l'ipotesi Ghezzi e poi convergendo su Tonini. Ora molti sono delusi.
Il centrosinistra ha gestito tutta questa vicenda come peggio non poteva, colpa di tutti. Quindi capisco tutte le reazioni, i mal di pancia, i timori. Ma è dopo passaggi come questi che si vede se una classe dirigente è tale oppure no. Pur nel pasticcio generale, tuttavia, l'Upt ha mantenuto una linea abbastanza coerente e costruttiva. Mai ha posto pregiudiziali; ha puntato a rigenerare innanzitutto se stessa, ricercando con ostinazione un rapporto «costituente» con il movimento civico dei sindaci; da ultimo ha sostenuto unitariamente l'ipotesi Daldoss, pur essendoci nel partito opzioni diverse (io ero per Ghezzi) a condizione che fosse «coalizionale» e non solitaria; ha sempre lavorato per costruire una coalizione ampia. Alla fine, dopo settimane di stallo e dopo lo sfarinamento dei Civici, la nostra delegazione compatta ha condiviso, se non costruito, l'unica soluzione possibile, viste le posizioni al tavolo: quella di Tonini.
Ma nell'Upt c'è chi, come il consigliere Tonina, sostiene che è impossibile riuscire a far votare Tonini e quindi lui si ritira e altri guardano altrove.
Non vedo nessuna buona ragione politicamente sensata per buttare a mare questo faticoso e difficile lavoro, sconfessando così le decisioni assunte dalla nostra delegazione su delega del Parlamentino. Sarebbe un danno irreparabile al partito e alla coalizione. E spero che, nonostante qualche sfogo di questi giorni, nessuno voglia praticare la deriva del «liberi tutti».
È vero però che l'Alleanza democratica e popolare per l'autonomia senza i civici di Daldoss rischia di apparire troppo schiacciata a sinistra, non pensa?
Noi possiamo avere un ruolo importante. Dopo il ritiro di Daldoss, che sinceramente mi dispiace, tocca a noi proporre una lista aperta, che si faccia carico anche di molte delle istanze positive di cambiamento suscitate - benché forse in modo poco strutturato - dal movimento dei Civici. In fondo, la Margherita nel '98 era nata come «Civica per il Governo del Trentino». Ma vi è una ragione ancora più profonda. In tutta Europa ormai la battaglia è tra le destre populiste e le culture democratiche: non esiste «una terra di mezzo». Dove può essere dunque il posto dei popolari di matrice degasperiana se non con le culture democratiche e contro le destre populiste? È sempre stato così: negli anni venti di fronte al fascismo; nel dopoguerra, col centrismo riformista e poi col centro sinistra; con l'Ulivo contro il berlusconismo negli anni 90. Sempre il centro popolare, nei passaggi difficili, ha pagato prezzi altissimi per mantenere fede a questa sua funzione. Ma sempre ha così contribuito a difendere la democrazia e a garantire una prospettiva. Il passaggio di oggi non fa differenza, anzi. Soprattutto in Trentino. Dobbiamo essere coraggiosi e lungimiranti, oltre che coerenti con noi stessi.
Ma cosa dice a chi nell'Upt ha perso la speranza, convinto che andiate incontro a una sconfitta certa contro la Lega?
Si dice che l'aria tira a destra anche in Trentino: lo sappiamo bene. Ma cosa sarebbe successo se i nostri padri storici si fossero limitati a seguire l'aria che tirava nelle loro epoche? O se si fossero blindati in una loro dimensione isolata, senza ricercare invece forme di coalizione e di cooperazione con le altre culture democratiche? La campagna elettorale sarà molto polarizzata e a questo punto sarà: o con Fugatti o con Tonini. Noi non possiamo avere dubbio alcuno sulla scelta. Ogni opzione intermedia è di fatto una opzione a favore di Fugatti. Lo dico al nostro mondo; lo dico a chi ha motivi di perplessità (anche legittimi) a sinistra; lo dico a tutti i trentini moderati e di buona volontà. Adesso è il tempo di sostenere Tonini, persona competente, equilibrata e responsabile, che sarebbe un eccellente presidente della Provincia in questa stagione di inquietudini e di sconvolgimenti. Sarà durissima, ma non certo impossibile e molto dipenderà proprio da noi.

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