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«I profughi non c'entrano 

con la crescita della Lega»

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È la paura dei profughi e il problema immigrazione il motivo per cui molti trentini hanno votato in massa per la Lega? Secondo i sindaci dei paesi dove il Carroccio è andato a gonfie vele la risposta è «no». Non sembra proprio essere quella la molla che ha spinto grosse fette di popolazione a dare fiducia al centrodestra e in particolare al partito di Salvini.

Lo dicono i sindaci e per la verità lo dicono anche i numeri. Come spiegare altrimenti il fatto che in Val dei Mocheni, nei comuni di Frassilongo e Fierozzo, o a Livo in Alta Val di Non, dove di profughi non se n’è visto neanche uno, la Lega ha preso più della metà dei voti? E perché la città di Trento, dove le battaglie politiche riguardano spesso la multietnica piazza Dante, è rimasta l’unica isola «rossa» della provincia? «Noi in città qualche problema nel gestire il fenomeno ce l’abbiamo, strano che alla fine abbia votato Lega chi invece non ce l’ha» commentava a caldo lunedì Mariachiara Franzoia, candidata del centrosinistra sconfitta alle politiche nel collegio di Trento e delle valli di Non e Sole.

«La gente vota Lega per quello che vede in tivù, tra cui anche i problemi dei profughi, ma non certo per paure o problemi che riguardano la nostra valle» spiega Lorenzo Ciccolini, sindaco di Rabbi. Nel suo paese il Carroccio ha preso il 43% dei voti ma non pare che i cittadini si siano portati nel seggio le paure per quei sei profughi, tre mamme con i loro figli, ospitati in un appartamento. «Io non so neanche se ci sono, e in generale l’immigrazione non è un tema che ci tocca e ci preoccupa. A scuola ci sono solo uno o due extracomunitari, figli di albanesi, che si sono integrati. Non è un problema» assicura il sindaco.

A Predaia, in Val di Non, quando fu annunciato l’arrivo di 23 profughi le proteste non mancarono. Ma erano e sono rimaste voci isolate perché oggi il sindaco Paolo Forno si dice «orgoglioso» del «bell’esempio di integrazione» che si è sviluppato. «le cose proseguono bene - racconta - perché abbiamo una ragazza che lavora in biblioteca, un altro ha imparato a fare il pizzaiolo mentre alcune donne danno una mano a livello associativo. Direi che è stato un arricchimento sia per chi ha aperto le porte che per chi è stato ricevuto». E dunque la spiegazione del 31% dato alla Lega va ricercata altrove. «Sicuramente - dice Forno - c’è un malcontento e una disaffezione che hanno fatto convergere verso Lega e M5S, ma mai nessuno mi ha portato come esempio il fenomeno migratorio».


Anche a Borgo Valsugana la percentuale accordata alla Lega è superiore al trenta per cento ma nemmeno il sindaco Fabio Dalledonne, che è schierato col centrodestra, collega il fenomeno col tema dei profughi: «È un’equazione che non mi convince per niente. Noi qui ne ospitiamo 25 e per una popolazione di 7.000 abitanti siamo entro i limiti e nessuno ha mai evidenziato problemi. Piuttosto quello che si coglie chiaramente tra i cittadini è la richiesta di maggior sicurezza e di una presenza costante delle forze di polizia. È più sentito il problema degli accattoni molesti che infastidiscono i passanti, a prescindere dal colore della pelle».


Sul versante germanofono della Val dei Mocheni, dove la metà dei votanti ha messo la croce sul simbolo della Lega, di profughi non se n’è mai visto uno e Luca Moltrer, sindaco di Fierozzo, è convinto che al massimo il pregiudizio sia alimentato dalla propaganda fatta a livello nazionale. «Comunque - ricorda - anche nel 2013 alle politiche qui aveva vinto il centrodestra».


A Garniga Terme sono ben 38 gli uomini e le donne scesi dai barconi dopo aver attraversato il Mediterraneo e catapultati nelle ex caserme asburgiche sotto la piana delle Viote. Per il paese, che per quasi il 37% ha votato per il carroccio, sono però una presenza invisibile. «Mai avuto problemi» conferma il sindaco Valerio Linardi. Il problema semmai dal suo punto di vista è l’uso degli immobili storici, che dopo aver ospitato il Centro di ecologia alpina sono ridotti a dormitorio.


A Soraga il benvenuto ai profughi lo scorso anno era stato dato dando fuoco alla struttura che li doveva ospitare, ma poi il problema è stato risolto con la distribuzione in piccoli gruppi a livello di comunità di valle. «Secondo me - spiega il sindaco Devi Brunel - il 43% dato alla Lega è dovuto al fatto che un po’ tutto il Trentino si è spostato verso il centrodestra, forse anche perché c’è la sensazione che il centrosinistra non sia più in grado di garantire la sicurezza. In più qui da noi tanti hanno votato la persona, la procuradora testor che era candidata ed è espressione di questo territorio».


Sull’altopiano di Pinè di profughi ne sono ospitati tra Baselga e Bedollo 42 e, a parte qualche polemica prima del loro arrivo, l’integrazione procede bene. «Come amministrazione comunale - spiega il sindaco di Baselga, Ugo Grisenti - abbiamo fatto azioni per favorire l’accoglienza e anche la prossima settimana faremo una serata per spiegare alla gente quello che si sta facendo. Ci sono quattro signore che si sono offerte di insegnare l’italiano, l’anno scorso squadre di profughi ha lavorato gratuitamente nella pulizia del territorio, alcune donne esperte in sartoria hanno realizzato i grembiuli per i bambini dell’asilo. Direi che finora loro si sono comportati bene, il Cinformi ci ha dato una mano e tutto va per il verso giusto».

Dunque il voto alla Lega, che sull’altopiano veleggia tra il 35 e il 40%, ha origini diverse. «Forse - ragiona Grisenti - siamo diventati troppo ‘taliani. Non abbiamo più a disposizione le risorse del passato ma non siamo stati capaci di spiegare alla gente come abbiamo orientato la spesa pubblica, gli sforzi fatti per finanziare Azione 19 e dare lavoro a chi è in difficoltà. Io ho parenti in Emilia e in Valtellina e posso testimoniare che stanno peggio loro, ma i Trentini erano abituati bene e la crisi degli ultimi anni li ha presi alla sprovvista. Il voto alla Lega non ha niente a che fare coi profughi».

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