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Pd, le dimissioni del segretario Gilmozzi

Ora l'assemblea e il rinnovamento

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Italo Gilmozzi vuole farsi da parte e passare la mano ad altri nella guida difficile del Partito democratico verso le elezioni provinciali. Domani si presenterà dunque dimissionario all’assemblea del partito, come già hanno fatto altri segretari regionali del Pd prima di lui. «Abbiamo preso una bella batosta - spiega Gilmozzi - e per questo ritengo opportuno che si cambi la dirigenza del partito».


Lo ha detto martedì sera al coordinamento provinciale del Pd, che ha sostanzialmente condiviso la scelta, anche se poi non ha fatto il passo successivo di decidere cosa fare dopo. Le opzioni sono infatti varie: dare il via a un congresso (per il Pd vuol dire primarie) per l’elezione di un nuovo segretario; affidare all’assemblea la decisione di scegliere al suo interno il successore di Gilmozzi; o per chi è convinto sia necessaria una misura più energica con una vera e propria rifondazione del partito per riscoprirne i valori originari e territoriali. Domani pomeriggio, prima dell’assemblea, il coordinamento si riunirà per capire se riuscirà a concordare la strada da imboccare e da proporre all’assemblea.


Il consigliere provinciale Mattia Civico è tra i più radicali sull’esigenza di dare un segnale forte. «Per il Pd e per la coalizione - sostiene Civico - la strada da imboccare mi pare ineludibile: aprire porte e finestre, rifondarsi in un processo partecipativo vero e senza filtri e dunque immettere nel presente segni concreti di futuro. Apriamo da subito una profonda riflessione sul partito, ritornando alle nostre origini, ai valori fondativi. Apriamo lo spazio di una comunità politica - aggiunge - con chi ci sta e si riconosce nei valori del centrosinistra autonomista; recuperando quelli che abbiamo perso per strada (coltiviamo il desiderio e l’impegno di riprendere il cammino comune con chi sta alla nostra sinistra), ricostruendo un sano dialogo con le forze autonomiste in una imprescindibile cornice regionale, intensificando il dialogo con le espressioni civiche sul nostro territorio. Chiedendo anche ai nostri attuali alleati di fare lo stesso sforzo di ridefinizione e consolidamento della propria identità e forza».


Lo stesso termine «rifondazione» lo usa anche Alessio Manica , capogruppo del Pd in consiglio provinciale, che già lunedì aveva chiesto le dimissioni di segretario e coordinamento. «Non so - dice - se serve un congresso in punta di statuto (primarie), ma serve un’operazione più articolata di rifondazione e apertura del partito. Serve una scossa più che un traghettamento calmante».


La consigliera comunale Elisabetta Bozzarelli non cerca alibi: «Abbiamo preso una bella sberla meritata perché non ci siamo accordi di quello che succedeva e non abbiamo dato un volto ai problemi delle persone. Ora dobbiamo ridare il partito ai nostri azionisti ovvero ai cittadini aprendo una fase costituente nuova per coinvolgere la comunità trentina nella costruzione di una campo democratico. Penso che se tutti ci troviamo d’accordo si fa e la presidente del partito e le nostre figure istituzionali possono guidare questa fase. Anche per la presidente Donata Borgonovo Re ora serve «un’apertura totale cambiando approccio e facce sia nel partito che come coalizione» perché è necessario dare un segnale concreto per rilanciare la proposta del centrosinistra autonomista, anche sui temi caldi come la sicurezza. Borgonovo Re non pensa però che in questa fase sia necessario cambiare il segretario Gilmozzi.


Il presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti , invece è convinto che Gilmozzi debba farsi da parte e con lui tutta la segreteria ma aggiunge: «Dobbiamo capire se siamo in grado di fare un congresso di apertura vera prima dell’estate, o rischiamo di ritrovarci solo a riaprire i litigi tra correnti. L’alternativa è individuare una o due figure di traghettatori che ci accompagnino fino alle elezioni di ottobre». L’assessore provinciale Luca Zeni dice: «Serve una fase nuova e mi pare che questa volta ci sia la volontà di muoversi in maniera coesa e responsabile dentro il Pd».

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