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Via libera alla doppia preferenza

Ma c'è il rischio del referendum

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Si è concluso con un abbraccio tra le consigliere provinciali di ogni schieramento l’iter che ha portato all’approvazione della legge che introduce nel sistema elettorale trentino la doppia preferenza di genere e le liste composte al 50% da donne. Una legge voluta dall’inedita coppia formata da Manuela Bottamedi (ex M5S, ex Patt, oggi nel Gruppo Misto) e Lucia Maestri (Pd) e approvata dalla maggioranza, che sul tema si è dimostrata finalmente compatta.

Un passaggio definito da più parti epocale, che cambierà il modo di costruire le liste e la composizione delle istituzioni della politica. Se gli elettori vorranno esprimere due preferenze alle prossime provinciali, dovranno scrivere sulla scheda elettorale il nome di candidati di genere differente. Il testo è passato con 23 voti a favore: uno in meno di quelli necessari per evitare il referendum confermativo. La consultazione potrebbe essere richiesta dalle opposizioni e messa in calendario per l’estate.

Non c’è stato invece il sostegno da parte di Giacomo Bezzi (Forza Italia) che con Maestri aveva elaborato il disegno di legge sulla doppia preferenza ritirato a maggio a causa dell’ostruzionismo. Ed è mancato anche il voto favorevole di Walter Viola (Progetto Trentino), che proprio oggi ufficializzerà il suo passaggio in maggioranza, tra le fila delle Stelle alpine. I due consiglieri non hanno partecipato al voto, mentre Massimo Fasanelli (ex Progetto Trentino) e Claudio Cia (ex Civica Trentina) si sono astenuti. Otto i contrari.

Il via libera dell’aula è arrivato poco prima di mezzogiorno: le cinque consigliere Bottamedi, Maestri, Violetta Plotegher, Donata Borgonovo Re e Chiara Avanzo con l’assessora Sara Ferrari sono salite all’ultimo banco del consiglio e hanno votato assieme. Sono seguiti sorrisi e abbracci. «È stata una vittoria di tutte le donne - ha sorriso Maestri, che assieme alle colleghe si è messa in posa per una foto in stile «rocker» -. Oggi è stato compiuto un passo importante per portare visi femminili in questo luogo della politica trentina». Non ha nascosto l’entusiasmo nemmeno Bottamedi (alla quale in molti hanno riconosciuto l’astuzia per l’escamotage che ha riportato il tema in aula): «La nostra comunità aveva bisogno di questa svolta e così abbiamo anche sfatato il mito delle donne litigiose, invidiose e non solidali tra loro».

Il giorno precedente Pd, Patt, Upt e Ual avevano votato compatti tutti gli emendamenti necessari per sopprimere 35 dei 37 articoli del testo originario (che mirava a reintrodurre l’elezione indiretta del presidente della Provincia e il sistema proporzionale), in modo da lasciare solo quelli introdotti e «blindati» dall’ex grillina e da Maestri con appositi emendamenti. Una volta esaurito l’esame di tutti gli articoli con i relativi emendamenti, il voto definitivo alla legge era slittato a ieri mattina per favorire il raggiungimento di una maggioranza qualificata dei due terzi e quindi rendere più difficile la richiesta di un referendum confermativo.

Sarebbero serviti 24 voti, ma come detto questo obiettivo non è stato centrato, nonostante il tentativo del governatore Ugo Rossi di convincere Bezzi e Viola in due distinti faccia a faccia durante la fase delle dichiarazioni di voto. «Questo risultato è arrivato in modo inaspettato, grazie al lavoro delle consigliere - ha osservato il presidente della Provincia al termine della votazione -. Per quanto riguarda il referendum, ritengo che l’espressione del voto democratico no sia mai un problema. Qualora nessuno lo proponesse, la legge entrerà in vigore così com’è».

Il consigliere Rodolfo Borga (Civica Trentina) aveva aperto la discussione parlando di «legge illiberale che dà al consiglio il presunto diritto di prendere per mano gli elettori, ritenuti evidentemente degli sprovveduti, e condurli al voto. Referendum? Abbiamo tre mesi per pensarci. Avrà una valenza politica che andrà al di là dei contenuti di questa legge». Cia ha evidenziato invece come l’obbligo di inserire in lista il 50% di candidate donne renderà più difficile la composizione delle liste: «Sarebbe stato preferibile riservare il 40%. In ogni caso la consultazione non è una priorità».

L’assessora Ferrari ha sottolineato invece come questa novità renda il Trentino «al passo coi tempi», mentre l’assessore Luca Zeni ha ricordato l’anniversario dell’1 dicembre 1955, che ricorreva proprio ieri: «La nera Rosa Parks rifiutò di cedere il posto in bus a un bianco. Oggi come allora si è fatto un passo avanti sui diritti civili».

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