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Pellegrinaggio alpini in Adamello, Rossi: 

«I vostri valori un antidoto contro l'odio»

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La pioggia non ha fermato il 53esimo pellegrinaggio degli alpini in Adamello, organizzato dall'Ana di Trento e della Valcamonica, giunto oggi alla sua conclusione con il raduno finale a Vermiglio, a due passi dal passo del Tonale e al cospetto delle cime sulle quali si è combattuta la Guerra bianca. Dopo la sfilata per le vie del paese, la cerimonia si è aperta con i saluti di Maurizio Pinamonti, presedente della sezione Ana di Trento. Presenti a Vermiglio anche il governatore del Trentino Ugo Rossi, assieme all'assessore Carlo Daldoss, e in rappresentanza del Parlamento italiano il senatore Franco Panizza.

«Un momento importante, questo di oggi - ha detto Rossi - dedicato a tutti i caduti di tutte le guerre, a prescindere dalla divisa che vestivano. Un'occasione per ribadire, a cento anni dalla tragedia della Prima guerra mondiale, i valori in cui crediamo, che sono anche quelli degli alpini, impegnati con convinzione e coraggio in tutti gli scenari in cui vi sia bisogno del loro aiuto: i valori della solidarietà, della pace, del volontariato, del dialogo e della convivenza, quegli stessi valori che ribadiremo nella prevista adunata nazionale degli alpini di Trento. Valori, lasciatemi aggiungere, che rappresentano oggi l'antidoto più prezioso di cui disponiamo all'odio seminato dal terrorismo e dall'intolleranza. C'è una via diversa per guardare al futuro, ed è questa la via che vogliamo indicare alle future generazioni».

Il discorso di Ugo Rossi

Porgo a nome della Provincia autonoma di Trento un saluto alle autorità civili, militari e religiose, agli alpini e a tutti i cittadini che hanno voluto essere qui con noi oggi a Vermiglio, per questo 53esimo pellegrinaggio in Adamello. Un pellegrinaggio che rappresenta sempre un momento molto speciale per il Trentino, ma in particolare in questi ultimi anni, nei quali celebriamo il centenario della Grande Guerra. Siamo ormai giunti a metà del guado. Il 2018 sarà l’anno conclusivo, con le solenni celebrazioni previste alle Lobbie dell’Adamello e  con l’adunata nazionale degli alpini a Trento. In attesa di quegli importanti appuntamenti, che concluderanno un percorso estremamente significativo attraverso uno degli eventi più laceranti della storia europea ma anche trentina, sono molto felice di essere qui con voi oggi, perché sono consapevole che da sempre il Pellegrinaggio è rivolto al ricordo di tutti i caduti in guerra, a qualsiasi nazione o schieramento essi siano appartenuti. Siamo vicini al passo del Tonale, per secoli un valico di importanza strategica. Attorno a noi vediamo i segni che la storia ha lasciato su queste montagne, segni che ci parlano di un conflitto scatenato da opposti nazionalismi, un conflitto che in queste terre di confine ha fatto pagare alle popolazioni residenti un tributo particolarmente alto. Sia per i tanti caduti sui diversi fronti, sia anche per l’esodo a cui furono costretti i civili, soprattutto donne, bambini e anziani, che dovettero lasciare le loro case, dirigendosi verso campi profughi che per molti diventarono campi di morte. Il pensiero oggi non può che andare alle loro immani sofferenze. E non può non cogliere anche qualche amara similitudine con altre guerre, altri esodi, altri profughi che bussano oggi alle porte dell’Europa. Perché nonostante noi ci si ritrovi, anno dopo anno, anniversario dopo anniversario, a giurare solennemente “mai più guerre, mai più odio!”, la guerra trova sempre il modo di manifestarsi, di dividere gli uomini, di portare nuovi lutti. E non importa quanto forte, quanto duro e inequivocabile sia il messaggio che le sofferenze causate dalla Guerra Bianca lanciano da queste cime: gli uomini sembrano immuni da qualsivoglia lezione. Presto dimenticano, disimparano. Tornano ad imbracciare le armi. Ma in noi la convinzione che la pace deve essere oggi il nostro primo impegno, rimane ben salda. Ci aiuta in questo senso la storia recente di queste montagne, di un rifugio come quello ai Caduti dell’Adamello, ricostruito grazie agli sforzi comuni dei territori su cui sorge, e di un ghiacciaio che ha ospitato un Santo Pontefice, Papa Giovanni Paolo II, e uno dei Presidenti della Repubblica più amati dagli italiani, Sandro Pertini. Ci aiutate soprattutto voi Penne nere, con il vostro esempio, con  l’attenzione che dedicate a chi ha bisogno del vostro aiuto. Lasciatemi citare qui almeno la casa dello sport Tina Zuccoli a Rovereto sulla Secchia, in provincia di Modena, ricostruita dopo il terremoto grazie al prezioso contributo di molti volontari della sezione ANA di Trento e della Protezione civile, con circa 25.000 ore di lavoro gratuito; ma ricordo anche altri interventi, in Sri Lanka, dopo lo tsunami, in Kosovo, durante le guerre balcaniche, e un po’ ovunque in Italia quando bisognava dare una mano, portare soccorso a chi era stato colpito da una calamità naturale, ricostruire. Assieme a voi, al vostro fianco, anche tante altre associazioni. E assieme a voi, le stesse istituzioni. Perché, specie qui, alle alte quote, in questi scenari montani tanto solenni quanto aspri, difficili, sappiamo molto bene che se vogliamo costruire qualcosa abbiamo bisogno di farlo assieme, che l’unica vera povertà è quella di chi è solo, di chi non può contare sull’aiuto di nessuno. I soldati italiani su un fronte, quelli austriaci dall’altro, hanno fatto memoria di questa lezione nella maniera più dolorosa, combattendosi ad altezze prima mai toccate dagli eserciti, e combattendo entrambi per sopravvivere alle durissime condizioni dell’inverno sulle cime e sui ghiacciai dell’Adamello. In tempo di pace, è una lezione che torna ad essere per tutti noi una preziosa fonte di ispirazione. Solo unendo le forze, solo stando l’uno a fianco dell’altro, solo sostenendoci a vicenda, possiamo affrontare con successo le sfide del futuro. E solo se superiamo le frontiere, le fortificazioni, i reticolati e il filo spinato, solo se impariamo a collaborare, a costruire ponti, a stringere rapporti con territori, popoli, nazioni vicini e lontani, possiamo sperare di riuscire un giorno a consegnare ai nostri discendenti un mondo migliore e più giusto, in cui la guerra sia finalmente un ricordo che sopravvive nei musei, nei sacrari, in cerimonie come questa. La nostra risposta, la nostra “marcia in più”, dev’essere sempre la stessa: la solidarietà alpina.  

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