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Vitalizi d'oro, pignoramenti possibili
Ma la Regione procede con calma

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La Regione, anche attraverso Trentino Riscossioni, potrebbe avviare azioni coattive per recuperare i vitalizi d'oro che gli ex consiglieri regionali "irriducibili" sono ben decisi a non restituire. Gli strumenti giuridici per avviare il recupero delle somme che ancora mancano all'appello - si parla di un tesoretto di oltre 12 milioni di euro - ci sono. Il professor Marino Marinelli, a cui era stato dato incarico di individuare un iter procedurale conforme alla normativa, ha dato risposte positive.

Il professore in sostanza ha concluso che, con alcune cautele, la Regione può, grazie ad un regio decreto del 1910, adottare una procedura d'ingiunzione per la ricossione delle entrate di propria spettanza, oppure potrebbe delegare l'ingiunzione a Trentino Riscossioni. A questo punto spetta al Consiglio di presidenza della Regione, e più in generale alla politica, decidere se si vuole procedere alle azioni coattive per pignorare i beni degli ex consiglieri inadempienti. Ex consiglieri che sono ben decisi a resistere perché ritengono illegittime e incostituzionali le richieste di restituzione retroattiva di parte dei vitalizi sulla base della legge regionale 4 del 2014. 

L'impressione, però, è che la Regione preferisca adottare una linea meno bellicosa e più attendista, in attesa che la giustizia, dopo aver sciolto il tema della giurisdizione, decida anche chi ha ragione nel merito. Ma mentre la Regione nicchia, le spese legali lievitano: siamo solo all'inizio e il conto, tra consulenze e spese legali, per la Regione ha già toccato i 250 mila euro.

La decisione della Cassazione sulla competenza era stata indicata come il "nodo" da sciogliere prima di partire con i pignoramenti. A fine dicembre gli allora presidenti del consiglio e della giunta regionale, Chiara Avanzo e Ugo Rossi, in un comunicato avevano annunciato che, prima di valutare eventuali azioni coattive, occorreva attendere la decisione della Cassazione sulla giurisdizione, «fondamentale per procedere nelle vie legali».

Ora l'ordinanza c'è (favorevole agli ex consiglieri ricorrenti) e sono anche state individuate, attraverso il parere giuridico del professor Marinelli, le possibili strade procedurali per avviare il recupero delle somme senza correre il rischio di esporsi ad azioni risarcitorie.

Strade che, conferma il presidente della giunta regionale Arno Kompatcher nella risposta ad un'interrogazione sul tema presentata da Claudio Cia - sono state illustrate anche al consiglio di amministrazione di Trentino Riscossioni. «Nel caso di specie - ha scritto il docente universitario - la soluzione maggiormente consigliabile è che il provvedimento d'ingiunzione ex regio decreto n° 639 del 1910 sia formalmente emesso dalla Regione Trentino Alto Adige».

Ma «chi scrive non vede preclusioni, qualora ciò sia ritenuto opportuno, all'emissione da parte della stessa Trentino Riscossioni di un'"ingiunzione bis"». Senza entrare nei dettagli delle procedure individuate, possiamo dire che la risposta del professore è chiara: gli strumenti giuridici per procedere al recupero delle somme ci sono. Ma c'è anche la volontà politica?

Nel frattempo in Regione è scattata la "staffetta" di metà legislatura: via Rossi e Avanzo, sono arrivati Kompatscher e Widmann. Specie quest'ultimo in passato si era mostrato freddo di fronte alla prospettiva di agire attraverso pignoramenti. E il vicepresidente, l'autonomista Lorenzo Ossanna, spingerà o meno sull'acceleratore? «La mia idea conta poco - replica Ossanna - della questione parlerò con Widmann e i colleghi dell'Ufficio di presidenza e in quella sede uscirà una decisione comune e condivisa. Non c'è ancora una convocazione ufficiale, valuteremo se è opportuno vederci già nei prossimi giorni». 

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