Vitalizi da restituire: scaduti i termini Adesso i pignoramenti. Recuperati 15,6 milioni

È scaduto il 10 settembre il termine ulteriore di 30 giorni concesso dalla presidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo, e dal presidente della Regione, Ugo Rossi, per la restituzione degli anticipi del vitalizio

di Luisa Maria Patruno

È scaduto il 10 settembre il termine ulteriore di 30 giorni concesso dalla presidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo, e dal presidente della Regione, Ugo Rossi, per la restituzione degli anticipi del vitalizio e delle quote del Fondo Family - in base ai ricalcoli della nuova legge del 2014 - da parte degli ex consiglieri regionali o dei consiglieri che non hanno ancora maturato il diritto all’erogazione dell’assegno.

La raccomandata di sollecito era stata inviata infatti il 10 agosto e per chi l’ha ritirata lo stesso giorno o il successivo il termine per dare una risposta al consiglio regionale è già scaduto, visto che si calcola un mese dal ricevimento della raccomandata. Ma c’è chi non ha ritirato il sollecito subito. E avendo tempo fino a 30 giorni per recarsi all’ufficio postale per ritirare la raccomandata, ci sono ex consiglieri che erano in vacanza o non hanno avuto fretta di ritirare la missiva, e dunque per loro i termini non sono ancora scaduti.

Fatto sta che comunque, come spiega la presidente Avanzo, «ad oggi nessuno degli ex consiglieri ai quali abbiamo inviato la lettera si è rivolto al Consiglio per la restituzione». La Regione dunque andrà avanti come previsto con le azioni di recupero forzoso, tramite Trentino Riscossioni. «Il consiglio e la giunta regionale - conferma Chiara Avanzo - stanno procedendo con la stesura delle convenzioni con Trentino Riscossioni». Per avviare le azioni forzose, infatti, ci vorrà uno specifico provvedimento dell’ufficio di presidenza del consiglio e della giunta, che hanno deciso di muoversi insieme per rafforzare l’iniziativa, con cui affidare l’incarico a Trentino Riscossioni.

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"548721","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"1812","width":"2717"}}]]

Nel frattempo, la presidente Avanzo in una risposta a un’interrogazione del consigliere del Movimento 5 Stelle, Filippo Degasperi, aggiorna - rispetto ai dati forniti nel marzo scorso - lo stato degli importi restituiti fino ad ora.

In totale la cifra recuperata è di 15.607.445,25 euro. Di queste 7.475.000 euro corrispondono al valore nominale delle quote del Fondo Family messe a disposizione da parte dei consiglieri ed ex consiglieri non aventi ancora maturato il diritto per l’erogazione del vitalizio. Di queste quote manca ancora il passaggio di altri 6.915.000 euro visto che non tutti hanno firmato la rinuncia alla quota e Pensplan Invest che gestisce il Fondo ha risposto alla Regione dicendo di non poter trasferire le quote senza l’autorizzazione dei titolari.

Tra le somme restituite ci sono poi 3.917.000 euro versati in contanti sul conto di tesoreria del Consiglio da parte di ex consiglieri che avevano optato per gli anticipi del vitalizio (per la parte in eccesso in base al ricalcolo) e da parte di ex consiglieri e consiglieri in carica che non hanno ancora diritto all’assegno vitalizio che erano chiamati a restituire l’intero anticipo ricevuto.

A queste somme vanno aggiunti 4.215.444,32 euro messi a disposizione tramite la cessione di quote del Fondo Family da parte di ex consiglieri già percettori dell’assegno mensile. Rispetto al marzo scorso dunque sono rientrati altri 832.400 euro a cui si sono sommati gli oltre 7,4 milioni delle quote del Fondo Family dei consiglieri o ex consiglieri che ancora non percepiscono l’assegno vitalizio.

In totale dunque mancano ancora 5,8 milioni di euro tra contanti anticipati e quote del Fondo Family dei pensionati e 6,9 milioni di quote del Fondo Family di chi ancora non ha diritto all’assegno vitalizio e doveva restituire tutto.


LO SCONTRO

Mancano all’appello ancora 5,8 milioni di contanti anticipati e non restituiti e di quote ricalcolate al ribasso per gli ex consiglieri che già percepiscono l’assegno vitalizio e altri 6,9 milioni di quote del Fondo Family di chi (consiglieri o ex consiglieri) non ha ancora maturato il diritto a ricevere l’assegno mensile. In totale dunque sono 12,7 milioni di euro che non sono rientrate nelle casse pubbliche e che consiglio e giunta regionale rivendicano.

Ma la battaglia già avviata in tribunale da 53 ex consiglieri regionali e 9 vedove, che si oppongono ai tagli dei vitalizi decisi con la legge del luglio 2014, rischia di essere molto lunga oltre che aspra e intricata, con ricorsi, contro-ricorsi, eccezioni e nuovi ricorsi già annunciati come quelli contro i previsti pignoramenti dei beni degli ex consiglieri che si oppongono alle restituzioni, che l’Associazione degli ex consiglieri regionali ritiene illegittimi.

L’ultimo appello della Regione non ha prodotto alcun ravvedimento e anzi Claudio Taverna, portavoce dell’Associazione degli ex consiglieri già a fine agosto aveva annunciato come risposta la diffida ai presidenti Chiara Avanzo e Ugo Rossi a procedere con i recuperi forzosi, come già aveva fatto all’inizio dell’anno quando gli ex consiglieri resistenti hanno ricevuto la prima lettera con la richiesta di restituzione pena il pignoramento inviata dalla presidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo.

Secondo Taverna la procedura dell’ingiunzione fiscale che la Regione intende seguire tramite Trentino Riscossioni per recuperare i soldi non è percorribile e darà adito inevitabilmente a una nuova causa da parte degli ex consiglieri colpiti dal provvedimento che poi sono quasi tutti quelli che hanno deciso di fare causa contro la Regione nella speranza soprattutto che un giudice possa sollevare la questione di costituzionalità della legge del luglio 2014 che ha ricalcolato al ribasso i vitalizi attualizzati e anticipati e ha tagliato del 20% gli assegni mensili già percepiti ogni mese dagli ex consiglieri e dalle vedove.

E naturalmente gli ex consiglieri sperano che la Corte costituzionale, una volta investita della questione, possa affermare l’incostituzionalità della legge regionale che è andata a toccare i diritti di chi già percepiva il vitalizio e ha rimesso in discussione l’accordo firmato in base alla legge del 2012 sull’attualizzazione e l’anticipo in contanti o in quote del Fondo Family del dovuto.


Al via in Trentino, intanto, la campagna d’autunno da parte delle Acli per la raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare contro i privilegi della politica.

I circa 60 circoli aderenti - informano le Acli - promuoveranno localmente le raccolte le firme dei cittadini, anche presso tutti i servizi di zona delle Acli (Patronato e Caf). Le Acli ricordano poi che è possibile firmare presso tutte le segreteria dei comuni.

I punti qualificanti della proposta sono tre: riduzione dei compensi dei politici, riduzione delle indennità di funzione e abolizione delle pensioni dei consiglieri regionali.

 

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"548726","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"1812","width":"2717"}}]]

comments powered by Disqus