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Ugo Rossi a Pd, Upt e Patt
«Ritrovare unità di squadra»

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«La cifra di visione della nostra coalizione io la riassumo in una parola: innovazione. Cavalcare l'innovazione. Saper gestire e proporre il cambiamento, guardandone in faccia la bellezza e anche la scomodità. Purtroppo, il centrosinistra autonomista non è riuscito a farsi capire, ce lo dicono i risultati a macchia di leopardo delle elezioni comunali: dobbiamo valorizzare di più le cose innivative che abbiamo fatto come giunta, per ridare fiducia ai cittadini e alle imprese sul fatto che possiamo farcela». Il governatore Ugo Rossi parla a cuore aperto di politica e della sua maggioranza alla vigilia di una settimana importante per tutti e tre i partiti della coalizione, con il Pd che domani non si sa se riuscirà ad eleggere un nuovo «segretario d'emergenza»; l'Upt che riunisce il Parlamentino per decidere se restare quello che è o imboccare la strada del Cantiere civico democratico; e infine il Patt che con l'incontro del 3 luglio in cui lancerà l'ambizione di diventare il «partito dei trentini».
Presidente Rossi, è preoccupato per i travagli che stanno attraversando i partiti della maggioranza e delle fibrillazioni che hanno costantemente accompagnato la coalizione? Cosa si augura che cambi?
Parto una considerazione: non sono nemmeno due anni che abbiamo fatto le primarie (per il candidato presidente della Provincia, Ndr.). Era il 13 luglio. E la giunta governa solo da novembre 2013. Fin dalla campagna elettorale era stata espressa l'esigenza di maggiore collegialità, partecipazione e possibilità di esprimersi per i partiti. A me non pare affatto di aver limitato questa cosa, ma di aver dimostrato ampia disponibilità, sapendo che si paga anche un prezzo che è quello di una necessità di esternazione maggiore rispetto al passato che a volta disorienta gli elettori e gli interlocutori.
Quindi chiede ai singoli partiti della maggioranza di esternare meno, specie se criticano la giunta?
Penso che i partiti tutti dovrebbero riflettere su questo e sulla capacità che bisogna avere di riuscire ad operare una sintesi virtuosa all'interno dei partiti. E questo lo vedo molto difficoltoso in questo momento, non solo in Trentino. Sintesi virtuosa vuol dire anche riuscire a individuare delle leadership riconosciute e rispettate.
Il problema che hanno, soprattutto Pd e Upt, oggi è che non hanno un leader riconosciuto?
Questo è uno dei problemi. Oggi (ieri per chi legge, Ndr.) parlavo con Franco Marini, l'ex presidente del Senato, che mi parlava del Pd nazionale dove, nonostante vi sia un premier forte come Renzi, c'è un clima non orientato al riconoscimento del valore della leadership. Io penso che i nostri partiti debbano poi, soprattutto, accompagnare meglio l'azione della giunta nel comunicare con le persone sul territorio le innovazioni che abbiamo portato.
Quali sarebbero queste innovazioni?
Beh, in meno di due anni abbiamo ridotto i Comuni a 178 comuni da oltre 200 che erano, abbiamo riformato le Comunità di valle, abbiamo fatto partire un piano per il trilinguismo, che incontra delle resistenze ma devono essere governate; abbiamo fatto la riforma della dirigenza provinciale e introdotto molte novità in materia urbanistica.
Ma su queste cose, a parte le Comuntà di valle, non ci sono state divergenze in maggioranza, cosa è mancato?
Non riusciamo a comunicare il positivo che abbiamo fatto. E sul patto di garanzia, ad esempio, abbiamo assistito a dei distinguo. C'è un'esigenza di visibilità che non può passare dalle differenze nell'azione di giunta, ma dalla capacità di elaborare proposte.
Ci sono alcune questioni, come la sanità, nelle quale invece sì ci sono divergenze in coalizione. Come le risolverete?
Sulla sanità stanno venendo fuori divergenze su decisioni che non sono state ancora prese. Dobbiamo impegnarci a operare delle sintesi virtuose. L'attuazione del piano di miglioramento richiede grande equilibrio, presenza sui problemi e una stretta connessione tra l'azione politica e amministrativa, anche nella comunicazione, tra Azienda sanitaria e l'assessore.
Nella coalizione ogni forza politica sembra lavorare per sè, non date l'idea di una squadra. Quindi se le fusioni, il trilinguismo e l'urbanistica sono risultati del binomio Rossi-Daldoss, gli altri se ne guardano bene dall'esaltarli. Non è così?
Certo (ride), sono sincero. È così. Il tema esiste: va recuperata la capacità di trovare sintesi positive innanzitutto nei partiti che poi diventano sintesi di giunta. Manca la consapevolezza anche interna alla giunta del grado di innovazione di alcune cose fatte, indipendentemente da chi le ha fatte. Il risultato di aver affrontato in maniera positiva e io spero risolutiva la questione della Whirlpool io non lo vivo come una questione che ha gestito un altro (Olivi, Ndr.), ne vado orgoglioso e lo dico. Se sulla ricerca abbiamo fatto operazioni di razionalizzazione merito va all'assessora Ferrari, così sulla Valdastico è chiaro che c'è un piano su cui lavora il presidente, ma è lo stesso a cui lavora Gilmozzi. Io mi auguro che i partiti si organizzino per essere fino in fondo partiti di governo, ovvero rinunciare a un pezzettino di facile presa per farsi carico di temi difficili che dobbiamo affrontare. Vale per il Patt, a cui lo dirò all'incontro del 3 luglio, e per gli altri.
Qualche anno fa c'era il progetto di un partito del Trentino che mettesse insieme tutti: Pd, Upt e Patt. Ora c'è il Patt, che da solo vuole fare il partito dei trentini.
Nessuno può alzarsi la mattina e dire solo io e gli altri no. Penso che il progetto originario si possa riprendere se i partiti sono capaci di fare sintesi sul concetto di essere tutti partiti di governo, non di rivendicazione, controllo e limitazione dell'azione di governo.
Ma Pd e Upt e poi anche il Patt sono da anni partiti di governo.
In passato si è riusciti meglio a fare questo.
Il segretario Panizza ha detto che l'obiettivo del Patt deve essere quello di assicurarsi un secondo mandato per Rossi.
Io penso invece che l'obiettivo del Patt debba essere quello di avere le idee chiare su come portare a termine la legislatura e poi creare le condizioni per essere più lievito positivo nella coalizione, per fare un ragionamento comune con gli altri partiti sui vari temi. Se si fa questo la via è tracciata, indipendentemente dalla leadership, se no ci saranno difficoltà. A me interessa il Trentino non la mia presidenza. Voglio cercare di portare in porto il programma e creare le condizioni politiche perché il nostro modo di stare insieme migliori nella capacità di essere utile al territorio, in un imprinting politico che considero ancora valido. Se tutto questo c'è, poi ognuno si gioca i suoi ruoli.
Il governatore veneto Zaia si è ripresentato con una sua lista, che ha preso più voti della Lega. Lei potrebbe considerare di affiancare al Patt una sua lista dell'«innovazione», magari con Carlo Daldoss, che raggiunga quelli elettori che non voterebbero mai Stelle alpine?
No. Non ho neanche il tempo mentale per pensarci. Io come governatore ho espresso degli auspici che devono realizzare i partiti. Io posso avere un ruolo di raccordo e di agevolatore.
Le fanno male le critiche che vengono dall'interno della coalizione?
Io ne ero perfettamente consapevole da quando ho vinto le primarie, ma fa parte del gioco. Se penso a Renzi, che sta facendo nel suo meglio e che è nel mirino del fuoco amico nonostante il disastro dell'Italia e l'assenza di un'alternativa, mi consolo e vado avanti.

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