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Rogo a Rio de Janeiro

fra le vittime un ragazzo

di origini trentine

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Ha lontane origini trentine una delle dieci vittime dell'incendio al Centro Sportivo del Flamengo, a Rio de Janeiro in Brasile. Si tratta di Bernardo Pisetta, 14 anni, un giovanissimo sportivo originario di Indaial (Stato di Santa Catarina). Il giovane calciatore si trovava nel centro sportivo delle squadre giovanili del Flamengo, quando è scoppiato l'incendio che ha causato la morte di dieci persone: sei ragazzi di età compresa fra i 14 e i 15 anni e quattro dipendenti del centro sportivo. Bernardo Pisetta era una speranza del calcio brasiliano: giocava nel ruolo di portiere proprio nella squadra giovanile del Flamengo.

Il suo trisnonno, Antonio Pisetta, era partito nel 1876 da Fornace alla volta di Rodeio, nello Stato di Santa Catarina. Il centro della valle di Cembra, nel 2017, aveva siglato un patto di amicizia proprio col Comune di Rodeio, città a 24 chilometri di distanza da Indaial, in virtù della presenza in quella zona di molti discendenti di emigrati cembrani. Proprio in questi giorni una delegazione del Comune di Albiano, guidata dalla sindaca Erna Pisetta, si trova a Rio dos Cedros. La cittadina dello Stato di Santa Catarina è infatti gemellata con Albiano.

Le fiamme sono divampate in un locale del centro, noto come «Ninho do Urubu» - in allusione all'urubu, l'avvoltoio sudamericano simbolo del Flamengo - intorno alle 5 del mattino (le 8 in Italia) di ieri, mentre i ragazzi delle squadre giovanili del club dormivano. Secondo i pompieri di Rio, sono tutti morti carbonizzati.
Tre feriti, anch'essi minorenni, sono stati ricoverati con ustioni di vario grado in un ospedale della Barra di Tijuca. Uno di loro si trova in condizioni molto gravi. La prima vittima identificata è stata il portiere 15enne Cristian Esmerio, che era stato convocato per giocare nella nazionale giovanile brasiliana, ed era considerato una giovane promessa del calcio brasiliano.
Un responsabile della Protezione civile ha rivelato alla stampa che il locale dove dormivano i ragazzi non disponeva di regolare licenza e poteva essere usato solo come parcheggio e la Procura di Rio ha già aperto un'inchiesta e disposto il blocco dei beni del Flamengo, per garantire che le famiglie delle vittime possano essere indennizzate.
Il vice governatore di Rio, Caio Castro, ha dichiarato che potrebbe essere «stato l'impianto dell'aria condizionata» a causare l'incendio, ma ha avvertito che per «individuare le cause per cui l'apparecchio ha preso fuoco» bisognerà aspettare i risultati dell'inchiesta.


La tragedia poteva essere ancora peggiore: secondo i familiari dei giovani calciatori un allenamento previsto era stato cancellato e i giovani che vivono a Rio erano tornati a dormire a casa. Solo gli atleti fuori sede si trovavano nei dormitori che hanno preso fuoco.
La stessa struttura che è stata distrutta dall'incendio doveva essere chiusa fra pochi giorni, completando così una megariforma di ammodernamento del «Ninho do Urubu» che ha trasformato il centro di allenamento del Flamengo in uno dei migliori in America Latina e nel mondo. La notizia della tragedia del Flamengo ha sconvolto l'opinione pubblica brasiliana, e in particolare quella degli abitanti di Rio, dove negli ultimi giorni un violento temporale ha causato la morte di 6 persone e la violenza criminale sembra ormai completamente fuori controllo: 13 persone sono morte solo ieri in scontri fra polizia e narcos in due favelas della città. Gruppi di tifosi del Flamengo si sono riuniti per pregare e dare sostegno alle famiglie delle vittime davanti al luogo del disastro, e molte piccole squadre calcistiche - le stesse che inviavano le loro giovani promesse al mitico «Ninho do Urubu» - hanno manifestato la loro solidarietà. Dal suo letto di ospedale il presidente Jair Bolsonaro si è detto «sconvolto» dalla tragedia. Cordoglio è stato espresso anche da campioni come Messi e Ronaldo.

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