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Marò, a ottobre le udienze

al Tribunale dell'Aja

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Nessuno ne parla più, ma l'odissea di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati nello stato indiano del Kerala il 15 febbraio 2012, non è ancora finita. L'ennesima puntata di una vicenda che tra lentezze burocratiche e scontri diplomatici si trascina da sei anni andrà il scena il 22 ottobre, quando il Tribunale arbitrale ell'Aja terrà la prima udienza per decidere chi, tra Italia e India, abbia la giurisdizione per giudicare i due fucilieri di marina all'epoca imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie in funzione anti-pirateria. Le udienze dureranno una settimana, ma per la sentenza i due marò - rientrati in Italia rispettivamente nel 2014 e nel 2016 dopo essere stati confinati nell'ambasciata italiana di New Delhi - dovranno attendere la primavera 2019.

Intanto oggi alle 11 il ministro della Difesa Elisabetta Trenta incontrerà Latorre e Girone, come lei stessa ha annunciato ieri in un tweet. Era stato il parlamentare di Forza Italia Elio Vito, nei giorni scorsi, a sottolineare che "siamo alla vigilia di udienze decisive del Tribunale internazionale che decide la competenza sul caso" lamentando che nessun esponente del nuovo governo aveva ancora incontrato i marò. La partita è ancora tutta da giocare, ma è difficile che i marò torneranno in India dopo gli anni di calvario che li hanno visti varcare le soglie di commissariati e tribunali, e perfino di un carcere, in varie città del Kerala, da Kochi a Kollam, a Trivandrum e poi, poi dal 2013, a New Delhi, aspettando la fine di una vicenda trascinatasi oltre ogni logico limite e interrotta solo da qualche licenza.

Nel 2014 Latorre è stato colpito da un ictus e aveva avuto l'autorizzazione dalle autorità indiane a tornare in Italia per curarsi. Nel 2016 anche Girone aveva ottenuto dalla Corte Suprema l'autorizzazione a trascorrere in Italia il periodo prima della sentenza della Corte per l'Arbitrato, con il parere decisivo del governo di New Delhi per "ragioni umanitarie". Il 9 marzo scorso l'Italia aveva depositato l'ultima delle memorie, in totale tre italiane e due indiane, frutto di un anno e mezzo di lavoro, dopo le due sentenze favorevoli del 2016 che hanno permesso a Girone di rientrare in Italia e a Latorre di rimanervi in attesa della decisione arbitrale.

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