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Chiudere il Brennero?

«Un disastro economico»

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L’Austria «condivide con la Germania l’obiettivo» di respingere i migranti verso il Paese di primo ingresso, dove sono stati registrati, ma «non chiuderà accordi che appesantiranno» la pressione su Vienna. Nel giorno in cui il fragile accordo Merkel-Seehofer arriva all’esame della coalizione di governo tedesca - con l’Spd molto più che inquieta per la stretta voluta dai falchi della Csu - il cancelliere Sebastian Kurz resta in attesa di vedere le mosse di Berlino.

L’intesa chiusa tra la leader tedesca ed il suo ministro ribelle per salvare l’esecutivo rischia di innescare un effetto domino in Europa e staccare la spina alla già agonizzante area Schengen, minando l’Unione alle sue fondamenta.
Se la Germania introdurrà i contro
lli tra la Baviera e l’Austria, questa potrebbe fare altrettanto con l’Italia, al Brennero. Sale così la tensione, e in attesa della visita del ministro dell’Interno tedesco domani a Vienna per discutere delle misure annunciate, il premier ungherese Viktor Orban si lancia in un grottesco ragionamento sull’ordine della chiusura dei confini. «La successione può solo essere: trattative tra Germania e Austria, poi tra Austria e Ungheria, e solo alla fine, quando c’è finalmente chiarezza sulle posizioni tedesche, tra Germania e Ungheria».

Ma reintrodurre i controlli al Brennero, economicamente, «sarebbe un disastro», riconosce il ministro dei Trasporti austriaco Norbert Hofer. Le stime parlano di costi aggiuntivi di «cento euro per ogni camion» che scelga un percorso alternativo, ad esempio attraverso la Svizzera, per un conto salatissimo da svariate decine di milioni di euro. «Il Brennero non è un confine qualunque: nessuno vince se al valico verranno erette nuove barriere», avverte il segretario politico della Svp, Philipp Achammer. E anche il vice-presidente nazionale di Confindustria e presidente di Confindustria Trentino-Alto Adige, Stefan Pan mette in guardia: «Un’eventuale chiusura ci farebbe tornare indietro, quando invece dobbiamo assolutamente guardare avanti per affrontare le nuove sfide che ci attendono».



Il piano tedesco in tre punti - oggi la Merkel ha annunciato che il tempo di permanenze nei centri di transito ai confini potrà arrivare al massimo a 48 ore, tanto quanto un fermo di polizia - ha certamente colto di sorpresa la cancelleria austriaca, che ha appena assunto il compito della presidenza di turno del Consiglio Ue. «Non sono stata consultata dai tedeschi». E «non ho contatti col ministro Moavero. Forse Kurz» parla con l’Italia «ma non so», ammette il capo della diplomazia Karin Kneissl. L’occasione per discutere della situazione, in bilaterale e collettivamente, sarà la riunione informale dei ministri dell’Interno la settimana prossima a Innsbruck.

Ma a dimostrare quanto la «chiusura» del Brennero sia una questione solo politica, un braccio ferro che dalla Germania propaga i suoi pericolosi effetti al resto dell’Unione, sono i dati sui transiti di migranti al valico. Il flusso è crollato, scendendo costantemente nel 2018, mese dopo mese: le persone intercettate su treni merci, nel gennaio scorso, erano 65, per scendere a 52 a febbraio, 26 a marzo fino a toccare le sole due unità a maggio. Nessuno è stato segnalato nelle prime due settimane di giugno.

Bruxelles «segue la questione del Brennero da vicino, ma per ora non è stata presa nessuna decisione» e resta in attesa di «dettagli». In ogni caso, in base alle regole Ue Vienna dovrebbe prima consultare la Commissione europea sull’introduzione delle misure e in seguito notificargliele. Bruxelles deve infatti «verificarne la compatibilità con il diritto europeo».


 

MATTARELLA: «DA IRRESPONSABILI CHIUDERLO»

È una reazione «emotiva», «non razionale», chiudere i confini come risposta al problema immigrazione. Sergio Mattarella osserva da Tallinn, ai confini nord-orientali dell’Europa, il nervosismo crescente sul fronte Sud. Nelle ore in cui Vienna minaccia di blindare il Brennero, il presidente della Repubblica ricorda che gli arrivi in Italia si sono ridotti in un anno dell’85%. Non servono reazioni muscolari ed emergenziali - è il messaggio - ma bisogna «governare» il fenomeno. Chiudere i confini, rinunciare a Schengen, è «poco responsabile», un errore da non commettere.

Parla di «emotività subita o suscitata», il capo dello Stato: sia chi alimenta il clima emergenziale, sia chi ne subisce la pressione politica, si comporta in modo «non razionale» quando invoca la chiusura dei confini. Un messaggio rivolto a chi in Europa, ma anche in Italia, invoca blocchi e blindature come soluzione. E invece, dichiara Mattarella, bisogna dialogare e lavorare per tradurre in «decisioni operative» i risultati del recente Consiglio europeo, che sono «incoraggianti» perchè affermano il «criterio» che lo «sforzo» Ue deve essere condiviso e ripartito tra gli Stati, senza «rimuovere» il problema. Suona come un incoraggiamento anche al governo italiano e al premier Conte a proseguire sulla via tracciata, quello di Mattarella. Il «rischio» di soluzioni muscolari e isolazioniste, avverte, è smantellare un’espressione «dell’anima» europea come la libertà di movimento garantita da Schengen, che con l’Erasmus è nel dna di milioni di giovani. Al contrario è «responsabilità» e «dovere» dei governi offrire soluzioni di lungo periodo, a partire da investimenti in Africa e canali di accesso legali per i richiedenti asilo. È «possibile» farlo. Lo dimostra il crollo degli sbarchi che da metà 2017 ha «abbassato la pressione».
Mattarella rimarca il suo messaggio nella conferenza stampa congiunta con la presidente estone Kersti Kaljulaid, leader di un Paese che ha dato un «importante» contributo «concreto» al fondo europeo per l’Africa, cardine per soluzioni strutturali.

Ma come martedì a Riga, anche a Tallinn il capo dello Stato raccoglie soprattutto la preoccupazione dei leader baltici per la minaccia russa. «Siamo lieti di sentire il rombo degli aerei italiani nelle operazioni di polizia dei cieli», dice Kaljulaid, parlando della missione Nato in Lettonia cui l’Italia - come garantisce agli interlocutori baltici il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi - continuerà a partecipare. «Riaffermare la solidità dell’Alleanza atlantica» è una priorità che, a una settimana dal vertice Nato a Bruxelles, Mattarella ribadisce anche nel messaggio inviato al presidente americano Donald Trump per il 4 luglio. Il presidente ricorda «l’amicizia storica» e auspica - esorcizzando i timori di uno spostamento dell’asse italiano verso Mosca - che si «accresca a tutti i livelli» la fiducia tra Italia e Usa per «promuovere insieme sicurezza internazionale, sviluppo economico e progresso sociale». A Bruxelles Trump si presenta con una richiesta non nuova all’Italia: portare al 2% l’apporto al bilancio Nato per spese militari. Quella richiesta, sono convinti al Colle come a Palazzo Chigi, non tiene però conto delle tante missioni all’estero che impegnano l’Italia anche a livello economico.

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