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La risposta della Cina ai dazi

di Trump: nel mirino 128 prodotti

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La Cina risponde agli Usa mettendo nel mirino 128 prodotti americani per un totale di 3 miliardi di dollari nel caso non maturi un accordo con Washington dopo l'annuncio fatto dal presidente Donald Trump sui nuovi dazi che colpiscono l'import di beni cinesi. E le paure di una guerra commerciale condizionano le borse: dopo il tonfo di Wall Street, chiusure in netto calo anche di Tokyo e Shanghai.

La Cina è in contatto con gli Usa e i canali di comunicazione sono aperti dopo le ultime sanzioni proposte da Washington fino a 60 miliardi di dollari all'import cinese: Chen Fuli, vice capo del dipartimento Trattati e Norme del ministero del Commercio, ha detto che Pechino si oppone a una guerra commerciale, ma non ne ha paura. "Seguiremo da vicino gli sviluppi dell'indagine ex Section 301. Non appena gli Usa prenderanno le misure, la Cina replicherà senza esitazione", ha aggiunto Chen, secondo il Quotidiano del Popolo. 


Il ministero del Commercio cinese, auspicando un passo indietro degli Usa per evitare di colpire "seriamente" i rapporti bilaterali e l'interscambio globale, ha spiegato in una nota che le misure all'import di prodotti Usa potrebbero essere adottate in due gruppi in mancanza di accordo, preannunciando l'ipotesi di ricorso ad azioni legali in linea con le norme del Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio. Pechino "sollecita gli Usa a risolvere le preoccupazioni cinesi il prima possibile", si legge nel comunicato postato sul sito del ministero che non fissa scadenze, ma si appella al ricorso al dialogo. Tra i prodotti Usa nel mirino, ad esempio, ci sono carne di maiale, frutta, tubi di acciaio, scarti in alluminio, vino ed etanolo, il cui valore è stimato in circa 3 miliardi di dollari complessivi nei valori del 2017. I beni sarebbero divisi in due gruppi di cui uno sottoposto a dazi del 15%, alla stessa percentuale fissata dagli Usa sull'import di alluminio, e un secondo destinatario invece di un'aliquota al 25%, come nel caso delle misure Usa per l'acciaio. L'approccio di Pechino resta tuttavia molto morbido, ma in caso di inasprimento dei rapporti, l'attenzione si potrebbe spostare maggiormente sul settore agricolo, la prima voce dell'export Usa verso la Cina: nel 2016 gli Usa hanno spedito semi di soia verso la Cina per 14,2 miliardi di dollari.

L'Unione europea attende ancora la conferma ufficiale delle decisioni prese dagli Stati Uniti sui dazi e per questo ha rimandato a domani la diffusione delle conclusioni sul tema del commercio. Lo si è appreso al termine della prima giornata dei lavori del Consiglio Europeo.

May, ora con Ue ottenere esenzione permanente - "Abbiamo lavorato duro per un'esenzione temporanea dell'Ue dai dazi Usa che abbiamo ottenuto, stamattina discuteremo di come poter assicurare un'esenzione permanente e quindi di quali saranno i prossimi passi da fare". Così la premier britannica Theresa May al suo arrivo alla sessione di lavoro sui dazi del vertice Ue a 28 che è stata spostata a stamattina. "Vogliamo assicurare ai nostri lavoratori della siderurgia il loro posto di lavoro", ha aggiunto.

Belgio, da Trump pistola a tempia Ue,non è leale  - Dagli ultimi sviluppi sui dazi Usa emerge sempre più "una volontà del presidente degli Stati Uniti di negoziare con l'Ue mettendole una pistola alla tempia", e questo "non è un modo leale di negoziare con un partner così solido sul piano storico" quale è l'Europa. E' il giudizio del premier belga Charles Michel al suo arrivo alla seconda giornata del vertice Ue, dove la questione dei dazi è la prima in agenda.

Europa pesante con dazi Usa su Cina e tonfo Asia
 - Borse europee deboli dopo il crollo dei listini asiatici per i dazi Usa sui prodotti cinesi. Parigi (-1,42%) è la peggiore dietro a Francoforte (-1,3%), Madrid (-1,25%) e Milano (-1,28%). Deboli i futures Usa dopo la chiusura pesante di Wall Street della vigilia, che già scontava l'annuncio della Casa Bianca. A livello macroeconomico sono saliti i salari del 4/o trimestre in Francia, mentre dagli Usa sono in arrivo gli ordini di beni durevoli, previsti in rialzo così come quelli di beni capitali e le vendite di case nuove. Scivolone a Londra dei farmaceutico Indivior (-13,91%), per problemi con l'Autorità Usa e del tecnologico Smiths (-9,54%) dopo i conti. Sotto pressione Air France (-3,67%) dopo gli scioperi nei trasporti annunciati dai sindacati francesi contro le riforme del Governo di Parigi e Lufthansa (-3,14%). Giù i tecnologici Be Semiconductor (-3,3% ad Amsterdam) ed Stm (-3,59%) in Piazza Affari.

Tokyo e Shanghai in sostenuto calo 
- La Borsa di Tokyo ha fatto segnare la maggiore flessione giornaliera da inizio febbraio, a causa delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, e le previste ripercussioni derivanti dall'imposizione dei dazi decisi da Washington, mentre lo yen si apprezza ai massimi in 16 mesi sul dollaro. L'indice Nikkei ha ceduto il 4,51%, a quota 20.617,86, con una perdita di 974 punti. L'indice Composite di Shanghai chiude a -3,39%, a 3.152,76 punti, mentre quello di Shenzhen perde anche di più, -4,49% a quota 1.766,61.

Ny chiude in netto calo,Dj -2,93%, Nasdaq -2,43% - Giovedì nero per Wall Street che sulle paure di una guerra commerciale chiude in profondo rosso, col Dow Jones che perde il 2,93% a 23.960 punti. Male anche il Nasdaq che cede il 2,43% a 7.166,68 punti e l'indice S&P600 che scivola del 2,52% a 2.643,70 punti.

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