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Weinstein è in bancarotta

Addio risarcimenti vittime

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La Weinstein Company va in bancarotta e per le vittime di Harvey sfumano le prospettive di risarcimento.

La società del potente ex produttore già sotto inchiesta a Los Angeles, New York e Londra, ha presentato formale richiesta di protezione dai creditori, avendo in mano un piano per vendere i propri asset ad una società di investimento del Texas.

La Weinstein Co. ha annunciato anche che libererà vittime o testimoni delle presunte molestie dagli accordi che li vincolavano al silenzio: tra questi i dipendenti, che per quattro decenni avevano taciuto su stupri e molestie del boss.
La richiesta di bancarotta è stata presentata ieri presso un tribunale del Delaware: il giorno del 65esimo compleanno di Harvey.

Spetta alla corte dare luce verde all’accordo iniziale di vendita con la Lantern Capital Partners di Dallas, che si è offerta di pagare 300 milioni di dollari per tutti gli asset della società ed è stata scelta, secondo un comunicato del board, «per il dichiarato impegno a mantenere asset e personale in testa alle sue preoccupazioni».

Lantern faceva parte della cordata di investitori guidata dall’ex alta funzionaria dell’amministrazione Obama, Maria Contreras Sweet.

I negoziati su un’offerta da 500 milioni di dollari erano falliti dopo l’azione legale dell’attorney general dello stato di New York, Eric Schneiderman, a tutela dei diritti delle vittime di Weinstein.
Da ottobre oltre cento donne sono uscite allo scoperto denunciando il fondatore di Miramax. Altre vittime potrebbero spuntar fuori adesso, visto che gli accordi di segretezza sono stati revocati mettendo una nuova arma in mano alle procure che finora si sono mosse con i piedi di piombo.

Ieri intanto il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha incaricato Schneiderman di riesaminare la decisione del procuratore capo di Manhattan, Cyrus Vance, di archiviare tre anni fa la denuncia per molestie sessuali della modella italo-filippina Ambra Battilana Gutierrez. «È essenziale recuperare la fiducia del pubblico», ha detto Cuomo dopo che il procuratore, figlio e omonimo di un ex segretario di Stato, era finito nel mirino del movimento «Time’s up» e della polizia di New York che aveva fatto pressioni per il rinvio a giudizio affermando pubblicamente che gli indizi raccolti sui nuovi casi contro Weinstein meritavano l’arresto

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