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Vento indipendentista in Catalogna

Nelle urne regionali scossa per Madrid

Sfiorano il 50% i secessionisti Jps del presidente Mas e Cup della sinistra radicale

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Una possibile secessione della Catalogna o quantomeno una marcata autonomia da Madrid appaiono una prospettiva probabile, dopo le elezioni regionali catalane che fanno registrare una vittoria del campo indipendentista, che sfiora la maggioranza assoluta di seggi nel nuovo parlamento di Barcellona: fra 72 su 135, Alle dueliste secessioniste va il 47,8% dei voti, divisi fra il 39,6% di Junts Pel Sì dell'attuale presidente regionale Artur Ma,s e l'8,2% dei radicali di sinistra della Cup.

Mas ha trasformato queste regionali anticipate in un plebiscito sull'indipendenza in un muro contro muro con Madrid, intende avviare la "disconnessione" della Catalogna dalla Spagna con l'obiettivo di arrivare alla secessione - malgrado la durissima opposizione del governo centrale - entro il 2017. I 5,5 milioni di elettori catalani si sono mobilitati in massa, trascinati dalla consapevolezza dell'importanza storica della consultazione, la più importante per la Spagna dalla fine del franchismo secondo la stampa di Madrid e di Barcellona.

Per il premier conservatore, il popolare Mariano Rajoy, protagonista di una strategia di scontro totale con Mas e di chiusura anche a ogni ipotesi autonomistica della Catalogna, il risultato delle elezioni segna una netta sconfitta: il Partido Popular ottiene solo 11 con l'8,4%.

Quanto alle altre forse, il partito antisistema moderato anti-indipendenza Ciudadanos di Albert Rivera con 25 seggi e il 17,9%, davanti ai socialisti del Psc (16 rappresentanti e 12,8%), la lista di sinistra di Podemos (11 e 8,9%) e infine appunto il partito del premier spagnolo.

Il buon risultato di Ciudadanos di Albert Rivera, che aspira a superare il Pp di Rajoy alle politiche spagnole di dicembre, ed in futuro potenzialmente a sostituirlo, è un'altra cattiva notizia per Rajoy in vista delle legislative di dicembre, che potrebbero segnare la fine della carriera politica dell'attuale premier spagnolo.

La lista secessionisra Junts Pel Sì di Mas avrà duque bisogno dell'appoggio della sinsitra indipendentista della Cup per formare il nuovo governo catalano, che dovrebbe portare ad elezioni costituenti e alla secessione in 18 mesi. Una strada comunque tutta in salita per Mas, impegnato in un braccio di ferro politico e istituzionale con Madrid, che minaccia addirittura di destituirlo.

Peraltro, a far precipitare le cose è stato il governo conservatore a guida Ppe di Madrid, che ha cestinato il lavoro dell'esecutivo socialista del premier Zapatero per costruire una forma condivisa di autonomia catalana.

In ogni modo, prima il presidente uscente dovrà negoziare con la Cup la formazione di una maggioranza di governo secessionista.

Gli indipendentisti radicali di sinistra finora hanno detto di essere contrari alla rielezione del centrista Mas alla presidenza e di preferire il capolista di Junts Pel Sì, Raul Romeva. Molto dipenderà dal rapporto di forza finale fra le due formazioni indipendentiste. La vittoria del campo della secessione ha suscitato l'entusiasmo dei sostenitori delle piccole patrie nell'Ue.

Artur Mas aveva lanciato la sfida allo Stato spagnolo già nel 2011, dopo che la Corte costituzionale di Madrid aveva bocciato buona parte dello Statut catalano e negato alla Catalogna lo status di nazione, è stata presa a lungo come una mossa un po' folcloristica dall'establishment di Madrid. Ma durante la campagna è diventata una minaccia esistenziale reale per lo Stato spagnolo.

Ora è una prospettiva che suscita un'ondata di sdegno nella Spagna profonda, dalla Castiglia all'Andalusia, una sfida aperta al nazionalismo centralista imposto al Paese dal dittatore Francisco Franco. Eppure Mas, a prima vista, non ha nulla del rivoluzionario alla Che Guevara.

Ma esce da una famiglia della buona borghesia cattolica catalana di Barcellona, economista di formazione, liberal-centrista per scelta politica, è un uomo educato e cortese, un leader rispettoso degli avversari. È cresciuto in politica all'ombra di Jordi Pujol, 'grandè presidente catalano dal 1980 al 2003, ora precipitato nella polvere per uno scandalo di corruzione.

A un mese dalle elezioni i magistrati hanno perquisito le sedi della Cdc, il partito di Mas. Una mossa di manipolazione politica madrilena, hanno accusato gli indipendentisti. La Spagna, dopo avergli sbattuto più volte la porta in faccia - bocciando lo Statut poi vietandogli nel 2014 di tenere un referendum sull'indipendenza - ora trema, e lo vede come un traditore.

La stampa madrilena ogni giorno lo attacca. L'ambizione di Mas, dicono i giornalisti catalani, è essere l'ultimo presidente 2spagnolo" della Catalogna, e diventare il padre della patria della nuova nazione indipendente.

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