Nepal, 4.500 vittime Un milione i senza tetto

L'assenza quasi totale di repliche «importanti» del devastante terremoto che sabato ha investito il Nepal è purtroppo l'unica buona notizia al termine della terza giornata di emergenza nella tragedia che ha sconvolto il Paese e che, ha comunicato la polizia, ha causato per ora oltre 4.000 morti e 7.500 feriti. Una cifra già enorme ma che i soccorritori e le organizzazioni umanitarie considerano solo provvisoria e destinata purtroppo a crescere. A farlo capire è stato ieri padre Pius Perumana, direttore della Caritas del Nepal, secondo cui «considerando il numero dei distretti colpiti, le vittime possono facilmente arrivare a 6.000». Il numero delle vittime del terremoto in Nepal potrebbe arrivare a 10.000: lo ha detto il premier del Nepal Sushil Koirala.


E se i deceduti si contano a migliaia, bambini in pericolo e senzatetto vengono stimati addirittura in milioni. Per l'Unicef, sono infatti un milione i piccoli che necessitano di assistenza nell'emergenza terremoto. E raggiungono la cifra del milione per il ministero dell'Interno anche le persone che hanno vista distrutta o gravemente danneggiata la loro casa. Il governo di Kathmandu, di fronte all'enorme quantità di problemi a cui deve far fronte, cerca di reagire ma ha mezzi scarsi e continua soprattutto a rivolgere appelli di aiuto alla comunità internazionale, che ha immediatamente risposto ma a cui si chiede di fare di più, molto di più.


India, Cina, Francia, Usa e Spagna sono i Paesi che hanno inviato in Nepal uomini, prodotti di prima necessità e mezzi, comprese unità cinofile per la localizzazione di eventuali superstiti sotto le macerie. E purtroppo ieri tutta questa mobilitazione ha permesso il salvataggio di un'unica persona, una donna ancora in vita estratta dalle rovine di un edificio della capitale. Da parte sua l'Italia, dopo l'annuncio dello stanziamento di 300.000 euro per aiuti di prima necessità, ha disposto ieri la partenza dalla base delle Nazioni Unite a Dubai di un volo della Cooperazione italiana con beni per altri 100.000 euro.


Vicino all'Everest, inoltre, hanno operato ieri per tutta la giornata due elicotteristi d'alta quota, Maurizio Folini che è anche guida alpina, e Piergiorgio Rosati, che hanno portato a valle dai campi base vari alpinisti e anche alcuni cadaveri. Di fronte alle pressanti esigenze della gente accampata all'aperto in piazze, giardini e zone rurali, i soccorritori sembrano impotenti. C'è scarsezza di acqua, cibo, tende, coperte, medicine e personale specializzato medico e paramedico capace di intervenire per risolvere i problemi dei feriti che giacciono dentro e fuori gli ospedali. Il ministero della Difesa ha annunciato che il 90% dei 100.000 uomini che compongono le forze armate è stato mobilitato e lavora a Kathmandu, nelle città satelliti e nella regione di Gorkha, vicino all'epicentro del sisma, nella Valle di Langtang e nella zona dei campi base dell'Everest. È da queste zone, dove i soccorsi sono per ora totalmente assenti, che a poco a poco si avrà l'esatta dimensione della tragedia nepalese.

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