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Migranti, Richard Gere

a bordo della Open Arms

per lanciare un appello

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Per chiedere che i 121 migranti da 8 giorni bloccati a bordo della Open Arms al largo di Lampedusa possano finalmente sbarcare, scende in campo Richard Gere: l’Ufficiale gentiluomo è salito ieri sulla nave della ong catalana per portare viveri e soprattutto lanciare un appello.

«La cosa più importante per queste persone è avere subito un porto sicuro, scendere a terra e iniziare la loro nuova vita. Non siete soli» dice circondato dai migranti soccorsi ormai più di una settimana fa al largo della Libia. Parole alle quali il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, tra un comizio balneare e il botta e risposta con gli ex alleati cinquestelle, risponde a modo suo: «Speriamo che si abbronzi, che si trovi bene, non penso gli manchi nulla».

L’interprete di decine di film che hanno fatto la storia del cinema è arrivato a bordo di prima mattina da Lampedusa, stringendo mani e abbracciando molti dei 121 migranti, tra cui 32 minori di cui due gemelli di 9 mesi. «Abbiamo un compagno speciale, un amico e soprattutto un attivista dei diritti umani» ha twittato la ong che è poi tornata a definire «inaccettabile» il fatto che «i diritti sanciti dalle convenzioni internazionali continuino ad essere sistematicamente violati».

E su questo aspetto ha chiesto «chiarimenti» anche il Garante dei detenuti, Mauro Palma, rivolgendosi al comandante generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino. Secondo il Garante proprio il divieto d’ingresso in acque italiane firmato da Salvini e l’evacuazione di 3 donne effettuata giorni fa dalle motovedette italiane configurano un «ambito di competenza» dell’Italia. In sostanza, è il nostro Paese a doversi fare carico dei migranti.

Parole che mandano su tutte le furie Salvini. «È andato oltre le sue competenze», dicono infatti dal Viminale sottolineando che la nave è in acque internazionali e «non risultano prigionieri a bordo». Dunque la sua richiesta è «sorprendente» e, attacca il ministero, «serve a giustificare la propria esistenza e il proprio stipendio». Nessun cambiamento di linea quindi, come conferma lo stesso Salvini: «credo che questi 121 abbiano tutto il diritto di essere sbarcati a Ibiza o Formentera».

Un niet che il ministro ribadisce anche alla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee e Msf che ha soccorso a 60 miglia dalla Libia un gommone con 85 persone tra cui 4 bambini. «Sono pronto a firmare il divieto d’ingresso nelle acque italiane» dice Salvini che poi scrive al collega norvegese, paese di bandiera della nave. «È necessario e urgente un vostro intervento affinchè venga riconosciuto il coordinamento delle autorità norvegesi per l’approdo in un porto norvegese o di altro paese disponibile» scrive il titolare del Viminale facendo notare che la Ocean Viking è una nave di dimensioni ed equipaggio tali da poterla considerare essa stessa un porto sicuro.

Ma nella giornata del ministro c’è spazio anche per uno scontro, l’ennesimo, con i giudici. Il tribunale di Bologna ha respinto il ricorso del Viminale contro l’ordinanza che aveva imposto al Comune di iscrivere all’anagrafe una donna richiedente asilo. «Dai giudici un’altra sentenza a favore degli immigrati - dice il vicepremier - nonostante il ricorso del ministero. Il prossimo governo dovrà fare una vera riforma della Giustizia, non viviamo in una “Repubblica giudiziaria”».

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