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Zaytsev di nuovo in campo

a favore dei vaccini

 

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Nemmeno due mesi fa un suo post dopo aver vaccinato la figlia aveva scatenato l’ira dei no-vax, oggi Ivan Zaytsev, capitano della nazionale italiana di pallavolo - che a giorni parteciperà ai Mondiali - spiega quel gesto e sottolinea la sua posizione in una intervista al settimanale «Grazia».

«Ci tenevamo a far sapere che per noi vaccinare i figli è una forma di rispetto per tutta la comunità - spiega -: nei Paesi dove non si vaccina, la mortalità per malattie infettive è molto più alta. Non si tratta di guerra tra case farmaceutiche, ma di dati scientifici».

«Sono uno sportivo, ma anche un cittadino - aggiunge Zaytsev - Essere un personaggio pubblico è un vantaggio. Ci sono temi che mi stanno a cuore e credo sia importante usare la mia visibilità anche per sensibilizzare la gente. Ma non voglio fare politica o essere strumentalizzato».

Come reazione alle sue opinioni, in rete c’è chi ha espresso perfino giudizi razzisti, augurando a Zaytsev di «tornare a casa». Ma l’azzurro preferisce non replicare: «Commenti così superficiali dimostrano che gli odiatori non conoscono né la mia storia né come mi sento. I miei genitori sono russi, è vero, ma la cittadinanza italiana l’ho desiderata, conquistata, come prevede la legge, dopo 10 anni di residenza. Sono nato a Spoleto, ma in Italia non esiste lo “ius soli”, anche se io sarei favorevole, perché convinto che le persone nate qui sono la forza del Paese».

Zaytsev racconta poi il suo rapporto con il padre, il campione russo Vjaeslav Zaytsev (due argenti e un oro olimpico con la Russia): «È stata una figura opprimente. Giravamo il mondo per il suo lavoro. Voleva che diventassi un suo mini-clone. Io, invece, caratterialmente ero diverso da lui e ho fatto fatica a liberarmi dalla sua ombra. I primi anni di scuola li ho frequentati in Russia, dove il sistema è rigido.
Educazione un po’ militaresca, poco permissiva. Il gioco e lo sport sono dei ‘premi’: li ottieni solo se hai buoni voti e se hai finito i compiti. È stato pesante - conclude - così come avere un padre che aveva già deciso come dovessi essere. Ora penso che questo mi abbia aiutato a capire ciò che è giusto, sbagliato o utile».

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