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Pensioni: Boeri, senza l'adeguamento

dell'età si mina l'occupazione

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"Il punto è che in un sistema in cui le pensioni di oggi vengono pagate dagli attuali lavoratori, se non adeguiamo l'età pensionabile alla speranza di vita aumentiamo il carico fiscale e contributivo che pesa sui lavoratori e quindi distruggiamo l'occupazione". Lo ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri, nel corso di un convegno a Milano sulle Pmi organizzato dal Cerved. Poi parlando del tema delle pensioni più alte: "Coloro che hanno delle pensioni alte sono persone con speranza di vita più lunga e quindi una redistribuzione da un pensionato ricco a quello più povero avrebbe un senso", ha affermato Boeri. 
Riguarda alla proposta di costituire una commissione per il calcolo delle differenze della speranza di vita in base al lavoro che si svolge: "La commissione deve avere un ruolo. E' importante che tutte le decisioni non vengano prese prima che la commissione venga creata", ha sottolineato. "Troverei giusto - ha aggiunto Boeri - che si decidesse adesso una quota di lavoratori che viene esentato dall'adeguamento e che venga poi affidata alla commissione il compito di identificare le categorie di lavoratori che hanno unasperanza di vita più breve".
Infine in merito alla commissione per calcolare le differenze dell'aspettativa di vita in base al lavoro che si svolge: "Una commissione di questo tipo ha bisogno di avere accesso a un insieme di banche dati molto ricco, non solo quelle del l'Inps ma quelle del ministero del Lavoro e inail e nessuno ne parla ma credo anche quelle del ministero della salute", ha spiegato il pressidente dell'Inps. "Penso - ha aggiunto - che sarebbe importante che il confronto pubblico si basasse sui dei risconti obiettivi come quelli che questo lavoro potrebbe mettere a disposizione. Poi ovviamente i politici decidono liberamente ma possono decidere su una base informativa molto più ricca se a questa commissione viene data la possibilità di lavorare".

Pensioni: da governo nuovo calcolo età, scatto più soft - Un nuovo meccanismo di calcolo dell'aspettativa di vita a cui si aggancia l'età per andare in pensione, con l'obiettivo di rendere per tutti lo scatto più soft, attenuando i picchi e in certi casi fermando, seppur temporaneamente, l'incremento dell'età. A partire dal 2021. Dopo la proposta sui lavori gravosi, con le 15 categorie da salvare dall'uscita a 67 anni dal 2019, il governo al tavolo con i sindacati propone un sistema che per l'adeguamento dell'età per l'accesso alla pensione consideri la media biennale della speranza di vita ed anche gli eventuali cali (oggi fuori). I sindacati riconoscono su questo punto "l'apertura" del governo che sostanzialmente va "nella direzione richiesta" (con 'aggiustamenti'), ma sul resto "le distanze" restano. 

A partire dalla platea ("troppo limitata") e dai requisiti ("restrittivi") al momento previsti per gli esentati da quota 67. Lunedì prossimo, prima con un confronto ancora tecnico e poi con il tavolo 'politico' tra i vertici di governo e sindacati, si tireranno le fila e si vedrà se un accordo è possibile o no. La legge oggi prevede che il calcolo, riferito alla speranza di vita a 65 anni, avvenga sulla base di una formula secca che fa la differenza tra l'ultimo anno del periodo considerato e quello di partenza: in sostanza, l'aggiornamento di fine ottobre ha messo a confronto il 2016 con il 2013, da cui è scaturito l'aumento di cinque mesi (che porterà l'età per la pensione di vecchiaia da 66 anni e 7 mesi a 67 anni nel 2019). La proposta presentata dall'esecutivo al tavolo tecnico con Cgil Cisl e Uil prevede che, in pratica, dal 2021 l'aspettativa di vita verrebbe calcolata considerando la media del biennio 2018-2019 confrontata con la media del biennio precedente; l'eventuale aumento sarebbe portato sul biennio 2021-2022. Nel caso invece di calo, questo sarebbe 'scalato' nel biennio successivo (2023-2024), che a quel punto resterebbe fermo, senza cioè che aumenti l'età. Per i sindacati gli eventuali cali andrebbero assorbiti subito per il biennio in considerazione e non rimandati al successivo. 

L'adeguamento (dopo quest'ultimo triennale) resterebbe ogni due anni. Sul resto dei punti, Cgil Cisl e Uil insistono che sul tavolo non ci sono gli altri temi della previdenza che riguardano in particolare i giovani e le donne e ribadiscono la richiesta di prorogare l'Ape social, che dopo il 2018 scadrà. Sulla platea dei lavori gravosi al momento individuati per essere esclusi dall'aumento a 67 anni (15 categorie, le 11 dell'Ape social più le 4 new entry dei braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori, in totale 15-20 mila), la proposta del governo "non va bene e va corretta", rimarca il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, chiedendo anche sui requisiti "cose esigibili": "un'intesa è possibile se veniamo ascoltati". "Abbiamo verificato che restano distanze", che "devono essere colmate", dice il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, "chiediamo un intervento sulla platea più ampio. Al momento il pacchetto è limitato, non basta". Sulla platea "le distanze sono infinite", insiste anche il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli. Lunedì il confronto finale.

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