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L'Unità licenzia giornalisti

Staino: il Pd si disinteressa

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«Non è accettabile modo di agire della proprietà, in questa situazione si faccia vedere il socio di minoranza il Pd. Renzi mi dica cosa vuol fare di questo giornale».

Lo chiede il direttore dell’Unità Sergio Staino, nella conferenza stampa indetta insieme al Cdr (comitato di redazione, la rappresentanza sindacale) e i giornalisti del quotidiano, entrato in assemblea permanente, e in sciopero dopo la comunicazione da parte dell’amministratore delegato, Guido Stefanelli (attraverso un’avvocata delegata dell’azienda Pessina), di voler dare il via a licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali.

«La situazione all’Unità precipita», scrive il cdr dell’Unità, spiegando che «in modo assolutamente unilaterale l’amministratore delegato, Guido Stefanelli (attraverso una delegata dell’azienda Pessina), oggi ha annunciato i licenziamenti anziché proseguire nella trattativa con il sindacato» per la trasformazione dei contratti in modo da ridurre i costi del personale.

«Licenziamenti ai quali - prosegue il Cdr - il direttore Sergio Staino ha detto volersi opporre fermamente».

L’azienda, ribadisce il comitato di redazione, «per diciotto mesi non è stata in grado di presentare un piano industriale che garantisse futuro e progettualità al giornale». Comunque sottolinea «ogni crisi dell’Unità ha sempre avuto una causa principalmente politica, ed è così anche in questo caso».

Sulla gravita di questa crisi, non ci sono dati certi: «sappiamo che quando siamo tornati vendevamo 60 mila copie, ora secondo dati ufficiosi siamo sulle 7000».

Numeri dovuti, secondo il cdr «alla mancata distribuzione in molte grandi città, non aver finanziato nessuna campagna pubblicitaria per il rilancio del quotidiano, anzi aver ridotto il numero delle pagine, chiuso il numero del lunedì, e rinunciato alla presenza sul Web, visto che il sito dell’Unità non è curato da questa redazione».

E Staino aggiunge: «Non sento Renzi dalla mia nomina, quattro mesi fa, quando mi ha accolto con grande entusiasmo - aggiunge Staino, secondo cui comunque le responsabilità della proprietà sono gravissime. Il Pd, però «potrebbe mostrare un interesse molto maggiore verso questo giornale», dice.

«Non hanno nemmeno fatto entrare i diffusori che avevo mandato alla Leopolda, li hanno lasciati fuori sotto la pioggia, rimbalzandosi le responsabilità. E dentro solo uno della minoranza Pd ha parlato di noi attaccandoci, nessuno ha detto invece che stavamo facendo grosso lavoro per raccontare la realtà. Sto lavorando isolato».

Il segretario «non ha trovato neanche un’ora per venire a fare un forum da noi, quando è andato da cani e porci. Che mi ha chiamato a fare, allora, se deve essere questa la situazione.
Ora spero si giri pagina».

Vari esponenti politici hanno manifestato vicinanza ai lavoratori del giornale: «Totale solidarietà ai lavoratori dell’Unità, i cui posti di lavoro sono a rischio», dichiara Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera.
«Bisogna assolutamente scongiurare - continua - qualsiasi ipotesi di licenziamento, a maggior ragione in una situazione in cui è prevista un’assemblea dei soci che potrebbe portare a un aumento di capitale.

È incomprensibile il fatto che si voglia procedere ai licenziamenti collettivi senza interpellare le rappresentanze sindacali, il Pd, che è l’azionista di minoranza, e che si escluda il ricorso preventivo agli ammortizzatori sociali. Si tratta di un atto brutale che va respinto con grande forza».

È intervenuto in conferenza stampa anche il segretario Generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, Raffaele Lorusso, che aveva da poco provato «a contattare uno degli azionisti. Mi ha detto che non mi poteva parlare perchè impegnato in conference call e che si rifarà vivo. Dobbiamo prendere atto c’è una sorta di marcia indietro o una non volontà ad assicurare piano di sviluppo per questa testata storica. Mi auguro si possa tornare a un tavolo di trattative serio».

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