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Allerta in Italia, c'è rischio «elevato»

Presidiati tutti gli obiettivi sensibili

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Misure di sicurezza rafforzate in aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, stretta su carceri e web attraverso un monitoraggio costante delle attività di propaganda e proselitismo, intensificazione dei controlli sul territorio con la massima attenzione ai luoghi più esposti al rischio e alle periferie più turbolente, una decina di espulsioni di soggetti da tempo tenuti sotto osservazione. Gli attacchi nel cuore d'Europa spingono l'Italia ad elevare il livello d'allarme, anche se antiterrorismo e 007 non rilevano minacce «concrete e specifiche» nei confronti del nostro paese.
Allerta 2.

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha convocato al Viminale il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, per fare il punto con i vertici delle forze di polizia e dell'intelligence e disporre le nuove misure. Un incontro che è stato presieduto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, come avvenne in seguito agli attentati di Parigi. La decisione scaturita al termine è di mantenere il livello di allerta 2, quello immediatamente precedente l'attacco in corso e in vigore dal 13 novembre, facendo «piccoli ritocchi e aggiornamenti» ai protocolli d'intervento. D'altronde il rischio zero non esiste. «Si possono solo stringere i bulloni della macchina e far funzionare al meglio la prevenzione». Per questo si lavorerà affinché vi sia la massima circolarità delle informazioni tra forze di polizia e intelligence e un maggiore raccordo con la procura nazionale antiterrorismo. Il ministro ha inoltre chiesto alla polizia postale un «intenso» monitoraggio del «grado di consenso» riscosso sul web dagli attacchi di Bruxelles, per evitare di sottovalutare anche il più insignificante dei segnali, e di monitorare «ogni singolo elemento di rischio» nelle periferie dove la presenza delle comunità islamiche è più forte. Stesso discorso per le carceri dove, d'intesa con il Dap, si è deciso di rafforzare la presenza di mediatori culturali in grado di cogliere ogni segnale di proselitismo.


Il nemico dentro casa.

È stato anche ribadito che non verranno chiuse le frontiere, anche perché «il nemico è spesso dentro le nostre case», ha detto Alfano. «Sono europei che uccidono altri europei e dunque dobbiamo affinare le antenne sul territorio e intensificare la vigilanza creando un sistema integrato tra tutti i paesi». I controlli sono comunque già stati rafforzati, con particolare attenzione alle frontiere marittime dell'Adriatico, rotte che potrebbero essere utilizzate dai foreign fighters per rientrare in Europa.

Nuove misure per aeroporti.

Allo studio dei vertici della sicurezza ci sono poi altre misure, riguardanti soprattutto gli aeroporti, visto che gli attacchi di Bruxelles hanno colpito quello che da sempre è uno degli obiettivi sensibili più controllati. Non è escludo dunque che si possa arrivare alla decisione di predisporre varchi di controllo, con metal detector, all'ingresso o in prossimità degli scali. «Stiamo studiano al meglio soluzioni più efficaci ed efficienti - ha detto Alfano - ma al momento non ci sono decisioni».

Rischi «elevati» per italia.

Quel che è certo, dicono antiterrorismo e intelligence, è che i rischi per il nostro paese restano «elevati», considerando anche l'avvicinarsi della Pasqua. In questi mesi e anche negli ultimi giorni ci sono state ripetute minacce nei confronti del nostro paese - al centro della propaganda dell'Isis soprattutto per la presenza del Vaticano - ma tutte generiche e nessuna circostanziata. Né dai servizi dei paesi alleati, che pure hanno inviato diverse informative, sono arrivate indicazioni concrete con nomi, luoghi o situazioni da monitorare con particolare attenzione.

Oltre 100.000 sospetti controllati.

Il ministro ha poi fornito i dati aggiornati sui soggetti monitorati. Dall'inizio del 2015 sono state controllati 109.764 sospetti e sono state eseguite 2.249 perquisizione di persone ritenute continue all'integralismo islamico. 396 gli arrestati e 653 quelle indagate per terrorismo, mentre sono state 74 le espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato (tra cui 5 imam).

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