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L'allarme degli esperti:

il ghiacciaio dell'Adamello

scomparso entro fine secolo

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«In base ai modelli matematici sviluppati dai nostri ricercatori, ai rilievi glaciologici e alle proiezioni dei modelli climatici globali – dichiara il prof. Roberto Ranzi, Ordinario di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia all’Università degli Studi di Brescia – prevediamo che il Ghiacciaio dell’Adamello, il più grande ghiacciaio italiano (quindici chilometri quadrati di superficie), scomparirà entro la fine del secolo per effetto del riscaldamento globale».
Negli anni della Grande Guerra il Ghiacciaio dell’Adamello arrivava a lambire i piccoli ricoveri in pietra situati dove oggi si trova il Rifugio ai Caduti dell’Adamello: da allora la superficie del Ghiacciaio si è abbassata di molte decine di metri. Dal 1995 al 2009 si sono fusi ventiquattro metri di spessore con una perdita media netta di equivalente in acqua di 1440 mm all’anno. Degli 870 milioni di metri cubi di ghiaccio rilevati a fine millennio, se ne sono fusi quasi la metà.
Ma il mondo della scienza e dell’istruzione non vuole mollare. E allora è nato «CFC – Climbing For Climate»: rettori, prorettori e delegati delle Università Italiane sono saliti a piedi a tremila metri di quota sul ghiacciaio simbolo dei danni climatici contro il nostro pianeta. L’obiettivo è stato quello di sottoscrivere la «Carta dell’Adamello», promossa da Università degli Studi di Brescia, Rete delle Università Sostenibili (RUS), Club Alpino (CAI) e Comitato Glaciologico Italiano (CGI). Una dichiarazione che impegna le istituzioni aderenti a collaborare con la società civile per combattere il riscaldamento globale attraverso la formazione degli studenti, lo sviluppo di ricerche finalizzate allo sviluppo sostenibile e la sensibilizzazione dei cittadini.
«Consapevoli del ruolo che l’Università riveste nell’educazione delle giovani generazioni e nella ricerca di soluzioni per riorientare decisamente i nostri modelli di sviluppo verso la sostenibilità – dichiara il rettore, prof. Maurizio Tira – abbiamo inserito nel Piano strategico di Ateneo la promozione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Dopo due anni di sensibilizzazione del territorio sugli SDGs, la salita al Ghiacciaio dell’Adamello e la firma dell’omonima Carta, sono simbolo dell’urgenza di azioni mirate alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. L’acronimo della salita sul Ghiacciaio dell’Adamello – «CFC Climbing For Climate» – vuole essere anzitutto un segno di speranza: è tratto infatti dall’accordo del protocollo di Montreal (1987) sulla riduzione dei CloroFluoroCarburi (CFC) con il quale la comunità mondiale fu in grado di impegnarsi concretamente e in maniera coordinata per contrastare il cosiddetto buco nell’ozono. Oggi più che allora le evidenze scientifiche hanno bisogno di scelte politiche coraggiose per vincere la sfida più impegnativa che l’umanità abbia mai dovuto affrontare».
L’evento «Climbing for Climate» è organizzato dal Centro di ricerca e documentazione per l’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 dell’Università degli Studi di Brescia (CRA2030), diretto dal prof. Francesco Castelli, delegato del Rettore alla cooperazione e sviluppo. Nato lo scorso maggio a conclusione di un ciclo di seminari sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda Onu 2030, il CRA2030 ha come obiettivi la promozione e la divulgazione dei temi della sostenibilità nella comunità accademica e nella società civile.

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