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Itas, Grassi condannato

a due anni per calunnia

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Ermanno Grassi, l’ex direttore generale di Itas, è stato condannato a due anni per calunnia. È stato invece assolto dall’accusa di tentata estorsione e falso. Dovrà inoltre risarcire Alessandra Gnesetti (assolta dall’accusa di falso) con 10 mila euro.

Erano tre i capi di imputazione per i quali la procura aveva chiesto la condanna del manager:  tentata estorsione, falso e  calunnia.

È caduta, dunque, l’accusa più pesante - la tentata estorsione - anche dopo che l’ipotetica vittima, cioè l’ex presidente di Itas Mutua Giovanni Di Benedetto, in aula aveva detto di non essere mai stato vittima di estorsione. Il teste nella sua deposizione non lasciò margini al dubbio: «Nessun tentativo o inizio di estorsione - ribadì  - se non l’amarezza di apprendere di essere stato pedinato». Secondo l’accusa, Di Benedetto nel 2016 sarebbe stato seguito da un investigatore privato ingaggiato da Grassi per costruire un dossier, poi mai utilizzato.

Il reato di calunnia, per il quale è stato condannato, riguarda l’accusa che Grassi mosse all’ex collaboratrice Gnesetti di aver mentito sulla questione della badante della madre. La funzionaria licenziata aveva dichiarato che il direttore generale diede disposizioni di modificare l’intestazione di una fattura in modo da addebitare ad Itas la prestazione di assistenza a favore della madre.

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