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Aidaa, esposto in Procura

per la cattura e la detenzione di M49

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Non si ferma l’offensiva delle associazioni animaliste contro la Provincia di Trento per la gestione del caso M49.

L’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), ha inviato un esposto alla procura della repubblica di Trento per chiedere di verificare se le procedure usate per la cattura dell’orso M49 e la successiva detenzione presso il centro di Cateller siano state regolari.
«In particolare - si legge nell’esposto - per verificare se le procedure messe in essere per la cattura, il trasporto e la detenzione presso tale centro abbiano messo a rischio l’incolumità fisica e la salute dell’orso. Se siano poi state seguite le regolari procedure per quanto riguarda la gestione dell’orso in particolare per la scelta di togliere il radiocollare, e se al momento dell’allontanamento volontario dell’orso dal centro, erano in essere le procedure di protezione previste dal protocollo congiunto». L’Aidaa chiede inoltre «se vi siano state da parte del personale impegnato in questa operazione delle negligenze, omissioni o degli errori volontari al fine di favorire ‘la fuga pilotatà dell’orsa in modo da poter dare l’ordine successivo di abbattimento del medesimo orso firmato dal presidente della Provincia autonoma di Trento».

«Stiamo valutando con i nostri legali se ci sono le condizioni per denunciare il presidente Maurizio Fugatti per il grave attentato a un patrimonio indisponibile dello Stato. L’idea è di depositare una denuncia alla Commissione europea nei confronti dell’Italia». Lo rende noto il presidente di Alleanza popolare ecologista (Ape), Rinaldo Sidoli, a proposito della vicenda dell’orso M49.

«L’ordine di sparare a vista all’orso M49 - afferma Sidoli - è una palese violazione della direttiva Habitat 92/43/CEE. L’orso bruno è una specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa, come previsto dall’Allegato IV. La soppressione del plantigrado rientrerebbe nell’imputabilità per il reato di maltrattamento e uccisione di animali, come già deciso del Gip di Trento Carlo Ancona per il caso di Daniza».
Secondo l’Ape, la fuga di M49 «rivela l’incapacità della Provincia autonoma di Trento di gestire la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica. Condividiamo la presa di posizione da parte del ministro dell’Ambiente Costa, che ha diffidato la Provincia affinchè non si dia seguito a una sua soppressione».

«La morte dell’animale non rappresenterebbe unicamente animalicidio, ma anche spreco di soldi pubblici. Il ripopolamento dell’orso bruno attraverso il progetto Arctos (2010-2014) è costato ai contribuenti italiani 1 milione e 289 mila euro, mentre ai cittadini europei ben 2 milioni e 695 mila euro», conclude Sidoli.
«Non convince nessuno il paradigma espresso ieri sull’orso M49 dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che ha dichiarato: ‘ha scavalcato il recinto e quindi è pericolosò. Piuttosto chiediamo alla magistratura di aprire un’indagine e dirci cosa sia realmente successo, se qualcuno si sia dimenticato di pigiare il bottoncino dell’elettricità o se il Casteller, struttura che più volte abbiamo chiesto di poter visitare anche con degli esperti, non sia idonea ad accogliere orsi fino al giorno prima liberi in natura». Lo afferma Simone Stefani della Lav Trentino.
«La Provincia ha perso troppo tempo ad inventarsi la storiella dell’orso pericoloso, in cerca di consenso elettorale, trascurando aspetti importanti del Pacobace come l’informazione, la diffusione delle opere di prevenzione tra gli allevatori e, aggiungiamo ora, la formazione del proprio personale», aggiunge la Lav che chiede di dare un nome che non sia una sigla all’orso fuggitivo e di lasciarlo vivere in pace.

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