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Allarme manodopera per la raccolta nei campi

Fugatti: «Prima i disoccupati trentini

Solo dopo spazio ai richiedenti asilo»

Possibile stop sussidi per chi rifiuta il lavoro

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Prima i trentini, anche nei campi. Dopo l’allarme lanciato dagli agricoltori sulla mancanza di manodopera per la raccolta stagionale, legato al calo di manodopera dall’est europeo e alle maggiori difficoltà di ricorrere, come negli anni scorsi, ai richiedenti asilo, la Provincia intende venire incontro agli operatori di settore, ma con un preciso ordine di “chiamata”.

«Ora come ora la questione dei richiedenti non si pone: per rispondere alle esigenze degli agricoltori vogliamo prima coinvolgere i trentini in attesa di occupazione. Anche facendo leva sui meccanismi di condizionalità, ove possibile, subordinando cioè la fruizione dei sussidi alla disponibilità ad accettare l’impiego stagionale», ha spiegato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che ieri ha fatto il punto della situazione per quel che riguarda il problema della raccolta.
«Si è convenuto di andare ad esaminare prima le liste di disoccupazione. Poi e solo poi, si ragionerà sulla possibilità di coinvolgere i richiedenti asilo», ha aggiunto Giancarlo Ruscitti, dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia ieri presente all’incontro.

Il problema della raccolta è legata al calo degli arrivi di lavoratori dai Paesi dell’Est, soprattutto Romania e Polonia, che due anni fa - quando si era verificato il crollo delle assunzioni causato dalla scarsità di prodotto per via delle gelate primaverili - avevano cercato altrove diverse opportunità di impiego e non guardando poi più ai frutteti trentini.

Un problema che, oltre a rappresentare una fonte di difficoltà per gli addetti del settore, rischia anche di lasciare spazio a fenomeni di “caporalato”.

«Per questo la volontà della Provincia è quella di venire incontro agli agricoltori e alle realtà del settore frutticolo», ha ribadito Ruscitti, ma puntando solo in seconda battuta sui richiedenti asilo, nel recente passato coinvolti grazie alla collaborazione con il Cinformi.

Anche perché, a differenza degli anni scorsi, quando era possibile impiegare gli stranieri residenti sul territorio grazie ai progetti di accoglienza diffusa, ora che i richiedenti sono stati accentrati nel capoluogo è sorto il problema dell’impossibilità per gli ospiti di trascorrere la notte lontano da strutture come la residenza Fersina.
Anche in questo caso, tuttavia, la Provincia sta già lavorando per trovare una soluzione: «Qualora emerga la necessità di coinvolgere i richiedenti nel lavoro di raccolta, verrà coinvolto il commissariato del Governo: spetterà a prefetto valutare la possibilità di accordare deroghe ai richiedenti che dovranno essere ospitati in strutture adeguate dai datori di lavoro».

Nel frattempo, sul “caso raccoglitori”, la consigliera provinciale di Futura Lucia Coppola ha presentato un’interrogazione per chiedere al presidente Fugatti «quali iniziative intenda intraprendere per garantire all’agricoltura la manodopera necessaria» e se non ritenga «che l’assurda decisione di accentrare potenziali lavoratori stranieri a Trento togliendoli dalle valli sia servita solo da un lato a creare disoccupazione e dall’altro a sottrarre forza lavoro all’agricoltura».

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