Salta al contenuto principale

Banco Alimentare: in Trentino

aiutiamo 10mila persone all'anno

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 51 secondi

Tante, tantissime, troppe. E in aumento. «Le persone che aiutiamo? Sono circa 20 mila a livello regionale, equamente divise tra Trentino e Alto Adige. Nella nostra provincia grazie alle 1.500 tonnellate di cibo raccolte e distribuite nel 2018 abbiamo aiutato diecimila bisognosi e poveri, sfruttando la vasta rete con oltre 180 enti e associazioni e nostri volontari, che sono un centinaio».
I numeri che ci riferisce Roberto Scarpari, coordinatore del Banco Alimentare Trentino sono piuttosto clamorosi. Ma non raccontano tutto, e di certo non sono sufficienti per definire tutto il lavoro che i volontari del Banco svolgono ogni giorno, collaborando altre centinaia di persone di varie associazioni e onlus. Una rete “invisibile” al servizio degli “invisibili”.

«Un identikit di queste persone? È impossibile farlo. Istintivamente si può pensare agli stranieri, agli immigrati, ma non è così, loro rappresentano solo una parte, una piccola percentuale. Le persone a cui diamo il pacco alimentare sono spesso insospettabili, appunto “invisibili”: il vicino di casa o il collega, una persona che all’improvviso ha perso il lavoro o si è separata, che guadagna meno ma si trova a dover pagare le rate della macchina o il mutuo. La difficoltà è “stanarli”: non sono persone nate povere, ma che sono diventate bisognose all’improvviso e quindi subentra un senso di vergogna e riserbo. Quando si fanno questi “scivoloni” è come ti cascasse addosso una valanga. Poi, in generale, l’asticella si è alzata ed è la nostra società che crea poveri: se non si riesce a dare un telefonino a un nostro figlio, lui sarà tagliato fuori, emarginato. E alcune persone, seppur in difficoltà, non possono non avere un’auto. Noi non possiamo risolvere tutto con un pasto, ma è un punto di partenza. E lo spreco alimentare continua ad avere numeri incredibili, che diventano scandalo e vergona visti i numeri dei bisognosi».

E i quei momenti una mano tesa, un volto amico, un aiuto concreto, piccolo ma prezioso, sono fondamentali: il Banco Alimentare, con Roberto e i tanti volontari, con i suoi progetti e i suoi valori, rappresenta una risorsa per tante persone. Non un’elemosina, ma quella carità, quell’empatia, quella solidarietà che al giorno d’oggi sembrano perdersi dietro agli slogan. Per il Banco e per le 180 associazioni che collaborano, non funziona il “prima i trentini”. «Prima chi ha bisogno. Che sia di Trento o di Firenze, che sia uomo o donna, che sia giovane o anziano, che sia bianco o nero», ci dice una delle volontarie presenti ieri in largo Carducci. Ecco, non l’abbiamo ancora scritto e ci scuserete: ieri il Banco è sceso in piazza, per un gazebo con raccolta fondi per festeggiare i 30 anni dell’Associazione. Un momento per raccontare la propria attività e farsi conoscere. In piazza ci sono, con Roberto, anche Monica, Francesco, Alberto, Paula, Anastasia, Ornella, Paulo, Germano, Roberto, Alfonso e altri ancora. E c’è un bel sole, che mancava da settimane.
Ma torniamo a parlare con Roberto Scarpari.

«Noi non siamo solamente “cacciatori” di cibo, ma anche di rapporti umani. Noi la mattina non diciamo “oggi vado a lavorare” ma “oggi vado al Banco”. Abbiamo certamente dei difetti, ma l’attenzione nei confronti dell’altro, del prossimo, non deve mancare. E in questa attenzione c’è anche la lotta allo spreco. Credo sia importante continuare a fare cultura in questo senso: grazie al progetto Banco Scuola entriamo anche negli istituti per parlare con i giovani, cercando di far capire loro che, ognuno nel suo piccolo, può dare una mano».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy