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Università: in 9 a giudizio
E per sei cadono le accuse

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Tutti respingono le accuse, ma solo alcuni - per ora - possono tirare un sospiro di sollievo, dopo avere visto cadere le contestazioni.
Si è infatti conclusa con nove rinvii a giudizio e sei, tra assoluzioni e proscioglimenti, l’udienza preliminare davanti al giudice Riccardo Dies per l’inchiesta sull’Università di Trento, che vedeva quindici imputati sui due filoni principali: gli appalti “spezzatino” e il “doppio lavoro” di alcuni professori di ingegneria. Sono finiti a processo (l’udienza è fissata ad ottobre), tra gli altri, i docenti Mosè Ricci, Giorgio Cacciaguerra, Giuseppe Scaglione e l’ex dirigente della Direzione patrimonio immobiliare, Rinaldo Maffei.  

Incarichi esterni ed appalti

L’ipotesi dell’accusa, sostenuta dal pm Carmine Russo, è che 24 incarichi, per quasi 350 mila euro, siano stati affidati a professionisti esterni senza prima verificare che all’interno dell’amministrazione ci fossero risorse idonee. Per questo l’ex dirigente Rinaldo Maffei e la responsabile della segreteria tecnica dell’Ateneo Lucilla Giuri, dovevano rispondere di abuso d’ufficio, mentre in relazione ai cosiddetti “appalti parcellizzati” per oltre 3 milioni (Giuri solo per alcuni), di turbata libertà degli incanti. La difesa di Maffei, che ha sempre ribadito di avere operato con correttezza, ha chiesto un proscioglimento, ma l’ex dirigente è stato rinviato a giudizio. Giuri, assistita dall’avvocato Giampiero Mattei, ha invece scelto un processo in rito abbreviato (dunque sulla base degli atti) ed ha visto cadere tutte le accuse. Il giudice Dies l’ha assolta per non avere commesso il fatto. «La mia assistita - ha sempre ribadito il legale - è una segretaria che non aveva alcun potere decisionale. Si limitava a seguire le direttive che venivano dall’Università e dai superiori».

Ma c’era un’accusa ancora più pesante per lei: un presunto episodio di corruzione. L’ipotesi era che si fosse adoperata per fare assegnare incarichi diretti allo studio tecnico Bertuol in cambio di lavori in casa (per un valore di 1.700 euro). Per Giuri anche in questo caso è arrivata l’assoluzione (il fatto non sussiste). È stato quindi prosciolto anche Gianfranco Bertuol, amministratore dell’omonimo studio tecnico, che era imputato in concorso con lei per la presunta corruzione e che pure aveva sempre ribadito di avere operato con correttezza. La gioia per l’esito dell’udienza è tutta nell’abbraccio con il suo avvocato, Nicola Zilio. Anche lo studio, chiamato in causa per la responsabilità amministrativa, è stato prosciolto (difeso da Alberto Cunaccia).   

La borsa di studio

Potrà partire con il cuore più leggero per la Svezia, dove ha vinto una borsa di studio per occuparsi del verde nelle città, anche Chiara Cortinovis, imputata per una ipotesi di abuso d’ufficio per l’assegnazione di una assegno di ricerca di 20 mila euro. Per lei, difesa dall’avvocato Stefano Daldoss, il processo in rito abbreviato si è concluso con l’assoluzione (il fatto non sussite). Sono dunque stati prosciolti anche i membri della commissione: Davide Geneletti (difeso da Stefano Frizzi e Massimo Zortea), Bruno Zanon (difeso da Roberto Bertuol) e Sara Favargiotti. Per questo unico capo di imputazione Ricci è stato prosciolto.

Il processo sul doppio lavoro

Sarà un processo a stabilire se alcuni docenti e ricercatori del Dicam, abbiano affiancato l’attività di docenza a tempo pieno a quella della libera professione (si ipotizza un danno di oltre 600 mila euro). Sono stati rinviati a giudizio il professor Giorgio Cacciaguerra, l’ingegner Mosè Ricci, già coordinatore scientiffico del tavolo di lavoro del Prg di Trento e il professor Giuseppe Scaglione.

Le selezioni “pilotate”

Finiscono in sei a processo per una presunta turbativa d’asta, in relazione alla selezione pubblica per il conferimento di 4 contratti di prestazione d’opera intellettuale al Dicam. Oltre a Ricci e Cacciaguerra, sono Claudia Battaino, Alberto Birindelli, Ermelinda Cosenza, Mark Sonego e Luca Zecchin. Anche loro negano ogni addebito.

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