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Ma davvero non siamo bravi

a differenziare i sacchi blu

dei nostri "imballaggi leggeri"?

Video-intervista nello stabilimento di Lavis

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Tutti i «sacchi azzurri» degli imballaggi leggeri del Trentino arrivano qui: a Lavis, di fianco alla bretella per la tangenziale, sorge l’impianto di «Trentino Ricicla 2», un centro del Conai (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti) dove si separano i materiali, si imballano e si preparano per la spedizione alle ditte, che li acquistano in aste periodiche.

Nei giorni scorsi il Comune di Trento ha lanciato l’allarme: troppa impurità nel rifiuto conferito, serve una campagna di sensibilizzazione degli utente, perché l’impurità comporta un mancato guadagno di 100 mila euro all’anno. È così?
Alessandro Cavagna è il direttore di stabilimento da 17 anni. E in generale è soddisfatto di come vanno le cose da noi: «Partiamo dal concetto che non si possono fare miracoli e che comunque a Trento e in Trentino la raccolta differenziata degli imballaggi leggeri va bene. Trento ha fatto un grosso investimento, è logico che speri di avere risultati sempre migliori. Ma in un’ottica provinciale dobbiamo considerare anche altre dinamiche: ad esempio il fenomeno del turismo; periodicamente abbiamo un bellissimo prodotto che viene dei territori e delle valli, ma poi magari ad agosto o a dicembre quando le località sono piene e vedono la loro popolazione aumentare anche di 10 volte: il materiale è di qualità molto minore».
Dietro a tutto questo c’è un complesso sistema di verifica della qualità: perché il prodotto sia pagato, devi dare il prodotto pulito. E il Comune di Trento che lancia l’allarme? «Lo lancia - dice Cavagna - da una posizione di grande qualità: in questi anni ho visto migliorare costantemente la qualità del riciclaggio. Io non vedo il problema dell’impurità a Trento come un problema di disaffezione civica, vedo piuttosto degli errori».
Come possiamo correggere questi errori? «Facendo una costante campagna di informazione, che è quello che il Comune di Trento intende fare anche in questo caso. Sostanzialmente secondo me va ricordato e ribadito che tutto quello che va nel sacco azzurro è imballaggio. Forse l’errore è stato all’inizio quello di chiamare il contenuto del sacco azzurro “plastica”. Il cittadino pensa plastica, e questo in genere gli errori. Invece il messaggio che va lanciato è che nel sacco azzurro vanno solo imballaggi: ad esempio, non i giocattoli».
Il Comune di Trento dice che questa impurità comporta una perdita economica di 100.000 euro all’anno: è vero? «Beh diciamo che c’è un sistema di verifiche qualitative, e più il prodotto è virtuoso e più soldi prendi. Questo perché se non è puro devi aggiungere i costi di smaltimento della frazione estranea. Sì, grossomodo le cifre sono quelle. Perché sul materiale che arriva qui, noi dobbiamo fare quella che noi chiamiamo la quartatura, dove separiamo acciaio, alluminio, tetrapack, imballaggi di plastica e infine lo scarto che rimane. Ogni camion che arriva ci porta diciamo il 55% di plastica, il 10% di barattoli, il 5-7% di tetra Pack e il resto è frazione estranea. Se non ci fosse la frazione estranea potrei pagare di più il materiale conferito».

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Quanto materiale riceve la “Ricicla” ogni anno? «Circa 42.000 tonnellate all’anno, da tutto il Trentino e gran parte dell’Alto Adige. Il materiale viene lavorato da un impianto semi automatico. Si tratta di nastri trasportatori dove avviene una separazione in manuale, e inoltre una selezione automatica con selettori ottici. Vi lavorano 50 persone divise in due turni da 25, più i palisti e mulettisti». È vero che i dipendenti sono tutti stranieri? «Eh... diciamo che i “nostri” non ne vogliono sapere».
Che cosa dovrebbe fare il cittadino per migliorare la qualità del riciclaggio? «Sicuramente - dice Cavagna - fare uno sforzo in più di attenzione, poiché io credo che il problema sia di sbadataggine. Faccio un esempio: persone che buttano via il vetro nel bidone lasciando anche il sacchetto con cui lo portano. Oppure giocattoli e altra plastica dura messa insieme agli imballaggi.
E l’allarme del Comune di Trento? «Capisco la preoccupazione di Trento, ma è come uno studente che alla laurea prende 110 e ovviamente puntava anche alla lode. In Italia ci sono zone completamente scoperte quindi non dobbiamo lamentarci più di tanto. Sicuramente dobbiamo essere orgogliosi e puntare a risultati ancora migliori».

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