Riaprire la discarica a Sardagna? Il comitato: «E' piena di veleni prima facciano la bonifica»

No alla ripresa dei conferimenti ma non solo. Il comitato di cittadini di Sardagna che lotta per tenere chiusa la discarica di inerti a sud del paese tornerà a chiedere la bonifica dei terreni dalle sostanze inquinanti che vi erano finite dentro. I prelievi che nel 2009 precedettero il sequestro della discarica, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria partita da Monte Zaccon, in Valsugana, che coinvolgeva l’allora titolare di Sativa, mostrarono la presenza di sostanze come cromo, piombo e fluoruri in concentrazioni superiori ai limiti di legge. Una presenza che inquieta Alessandra Degasperi e gli attivisti del comitato, che viste le posizioni della politica provinciale favorevoli alla riapertura, ribadite in un recente incontro dall’assessore all’ambiente Mario Tonina, hanno chiesto la collaborazione dell’avvocato Mario Giuliano per rinnovare le loro istanze.

Il legale, che aveva rappresentato le parti civili nel processo su Monte Zaccon, sta studiando la documentazione per presentare a nome del comitato le osservazioni nella procedura di valutazione di impatto ambientale del progetto di riapertura della discarica. Ma ora come allora continua a ritenere la mancata bonifica «uno scandalo». Giuliano ricorda come ciò sia avvenuto sulla base di una norma provinciale che aveva sanato la situazione; «ma quella norma - sottolinea - è stata poi ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale». Vero è che nella condanna dell’allora amministratore di Sativa era esplicitamente segnalato l’obbligo di ripristino solo per Monte Zaccon e non anche per Sardagna ma questo l’avvocato lo considera un mero errore materiale di cui annuncia che chiederà la correzione.

«In questa vicenda - attacca Giuliano - l’ente pubblico ha fatto il contrario di quello che doveva». L’avvocato ha partecipato la settimana scorsa all’incontro con Tonina, a cui erano presenti anche il segretario provinciale della Lega Mirko Bisesti e i tecnici provinciali, ricavandone la convenzione che il tema del movimento franoso presente nella zona della discarica sia preso come scusa per riaprire e consolidare i terreni. «In realtà - ribatte Giuliano - è un movimento minimo che risale agli anni Cinquanta e non si è mai visto che per contrastarlo si riapra la discarica. Tra l’altro se proprio servisse materiale con i milioni di metri cubi di terreno pulito che saranno estratti per il tunnel del Brennero non capisco perché invece usare quello proveniente dalle demolizioni, dove tra l’altro è stata allargata la gamma di sostanze conferibili».

In definitiva il legale del comitato richiama la Provincia a fare l’interesse dei cittadini, senza preoccuparsi di possibili ricorsi e richieste di risarcimento da parte di Sativa, che con la convenzione firmata in passato avrebbe acquisito il diritto a proseguire nel lavoro di trattamento e conferimento degli inerti. «Tra l’altro voglio vedere se la società vincerebbe la causa. Ricordo - dice Giuliano - che benché costituitasi parte civile contro il suo amministrazione dell’epoca la società poteva anche essere considerata responsabile per le azioni del legale rappresentante. E comunque non è questo che deve indirizzare le scelte dell’ente pubblico».

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