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Doppio lavoro, conto salato a 3 prof

Atto di citazione per 643mila euro

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Sul caso del presunto “doppio lavoro” di tre docenti del Dipartimento di ingegneria civile ambientale e meccanica, la procura regionale della Corte dei conti tira dritto. Nei giorni scorsi ha infatti notificato l’atto di citazione al professor Mosè Ricci, all’ingegner Giuseppe Scaglione e all’ingegner Giorgio Cacciaguerra, presentando un “conto” complessivo da 643mila euro.

La Corte dei Conti contesta ai tre docenti del Dicam di avere svolto attività libero professionale pur lavorando per l’Università di Trento a tempo pieno (contestazione al centro di una parallela inchiesta penale condotta dalle Fiamme gialle). Una richiesta di condanna che arriva dopo l’invito a dedurre di febbraio: segno che le tesi difensive non hanno convinto la procura. Agli atti vengono allegate intercettazioni telefoniche, ma anche e-mail, documenti e testimonianze di professionisti e collaboratori, dai quali emergerebbe che i prof svolgevano attività lavorative private “occultate” all’Ateneo. Un’accusa, va sottolineato, che i diretti interessati respingono con forza.
Al professor Mosè Ricci, già coordinatore scientifico del tavolo del Prg del Comune di Trento, il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato contesta una danno erariale di 52.782 euro. Secondo l’accusa Ricci avrebbe svolto attività di libera professione presso lo studio di architettura RicciSpaini

Ricci si è difeso sostenendo «di avere partecipato a concorsi di idee per fini didattici e di ricerca», in piena sintonia con gli Atenei di appartenenza, di avere svolto queste attività di consulenza a titolo gratuito ed informando l’Università. Una tesi respinta dalla procura: «La partecipazione ai concorsi non può che essere letta in una continua ricerca di nuove commesse per lo studio di architettura al quale Ricci faceva capo». Circostanza che sarebbe confermate dalle conversazioni con altri professionisti, come quella in cui dice: «Io adesso ho messo, sotto casa mia c’ho 50-60 mq, ho messo uno studio dove c’è mia moglie e un paio di stagiste, tutti gli ex RicciSpaini siamo in rete, se c’è un concorso da fare lo facciamo, se c’è un lavoro da fare, lo facciamo», aggiungendo «...io sono concentrato su Trento, ho messo un laboratorio di progettazione nell’Università, per cui diciamo ho fatto lo studio tradizionale dentro l’Università». Gli incarichi esterni contestati sono peraltro contenuti: poco più di 6.000 euro per prestazioni svolte a Fieracongressi Riva e Mecenate 90. Somma che si aggiunge a quella che dovrebbe restituire per gli stipendi ricevuti dal 1° gennaio 2016 al 31 maggio 2017, per complessivi 52.782 euro.

Più salato il conto di Giuseppe Scaglione, al quale viene contestato, tra l’altro, di avere gestito, «in qualità di amministratore di fatto, due imprese commerciali nel settore editoriale, denominate List e Green Trendesign». La procura chiede che sia condannato a pagare 302.366 euro, di cui 294.866 euro per gli stipendi percepiti tra il gennaio 2012 e il maggio 2017, quando era in servizio a tempo pieno. Anche Scaglione respinge l’accusa, sostenendo di avere svolto l’attività consentita di direttore editoriale della casa editrice, di avere svolto in modo «esclusivo e assorbente» l’incarico universitario e di avere fornito alla società solo un supporto scientifico.

Ammonta invece a 288.417 euro il danno erariale contestato a Giorgio Cacciaguerra, accusato di avere “occultato dolosamente” all’ateneo gli incarichi extraistituzionali svolti senza autorizzazione. Anche qui, forte di intercettazioni e testimonianze, l’accusa sostiene che il docente abbia svolto prestazioni in favore di vari enti; attività incompatibili con il regime di docenza universitaria in essere. Cacciaguerra, per parte sua, replica di avere svolto incarichi solo nel periodo in cui l’impegno era di docente a tempo determinato.

Ora la parola passa ai giudici contabili.

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