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Arco, prime protesi di pene

impiantate a pazienti trentini

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Ecco il piano su funzioni e interventi chirugici negli ospedali trentini

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Nelle scorse settimane, al Centro Andrologico di Arco, che fa parte dell’unità multizonale di Urologia, sono state impiantate le prime tre protesi di pene a pazienti con problemi erettivi che non potevano essere risolti con i farmaci. Ad effettuare gli interventi è stata l’equipe che opera ad Arco, composta dal dottor Tommaso Cai e Daniele Tiscione (nella foto) e diretta dal primario Gianni Malaossini.

L’argomento è ancora tabù perché, se è vero che nessun uomo riesce a convivere facilmente con questo problema, è altrettanto vero che difficilmente ne parla. Secondo i dati della letteratura, sono circa il 12,8% i maschi affetti da problemi di erezione e facendo due conti in Trentino si parla di 20 mila persone.

Nella maggior parte dei casi i pazienti rispondono alle terapie farmacologiche, con la classica «pillola blu», ma in altri casi non c’è alternativa se non la protesi per tornare ad una qualità di vita sessuale accettabile. Si tratta soprattutto di uomini che sono stati sottoposti a chirugia pelvica per tumori alla vescica, alla prostata o al colon retto.

Le tre protesi impiantate in Trentino nella prima settimana di febbraio e in quella di marzo hanno risolto il problema a uomini di 64, 60 e 42 anni. Nonostante l’alta richiesta al momento l’Azienda ha fissato un tetto massimo di sette protesi all’anno. Questo anche in considerazione dei costi: circa 8-10 mila euro a protesi. Due i modelli a disposizione: protesi malleabili e idrauliche. «Le protesi malleabili sono le più semplici: costituite da due cilindri di consistenza costante che producono un’erezione di rigidità sufficiente alla penetrazione, ma tale da permettere la flessione del pene per essere riposto negli slip», spiega il dottor Tommaso Cai.

«Le protesi idrauliche sono quelle che utilizzamo noi - aggiunge - e sono costituite da due cilindri, un dispositivo di controllo internamente allo scroto (detto pompa) e un serbatoio di liquido posizionato internamente (solitamente dietro l’osso pubico).
Hanno un sistema a circuito chiuso, dove il liquido viene trasferito ai due cilindri per ottenere l’erezione e, sempre a comando manuale, viene ritrasferito al serbatoio per ottenere la flaccidità. La protesi idraulica permette di ottenere un’erezione di consistenza e aspetto non molto diversa da un’erezione naturale. Anche l’orgasmo e l’eiaculazione vengono mantenuti».

Le protesi - spiegano ancora i medici - oggi hanno raggiunto una affidabilità elevata, con un successo chirurgico superiore al 95%. «I materiali di cui le protesi sono costituite sono perfettamente biocompatibili, per cui non vi è il rischio di rigetto. Inoltre dati internazionali riportano un elevato grado di soddisfazione sia degli uomini che si sono sottoposti a questa chirurgia, che delle loro compagne», aggiungono. Gli interventi vengono eseguiti presso l’ospedale di Arco, dove ha sede il Centro Andrologico, e la degenza media è 2-3 giorni. Dopo l’intervento, i pazienti vengono riaffidati alla gestione del Centro Andrologico dove vengono addestrati all’utilizzo della protesi e dove ne vengono gestite le eventuali complicanze. Il Centro, creato alla fine del 2016 per concentrare tutta l’attività andrologica, nel 2018 ha effettuato 800 visite e più di 70 interventi. Si parla, rispetto al 2017, di una crescita del 30% per tutte le prestazioni ambulatoriali e del 40% per l’attività chirurgica.

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