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Operò la moglie in incognito
Primario condannato

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Si è concluso con una condanna a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, il processo in rito abbreviato a carico di un chirurgo, non dipendente dell’Azienda sanitaria di Trento, che operò la moglie al Santa Chiara senza averne l’autorizzazione dell’ospedale.

Il medico, primario in Veneto, doveva rispondere di concorso morale in falso ed è stato condannato anche a pagare le spese di costituzione di parte civile dell’Azienda sanitaria, rappresentata dall’avvocato Monica Baggia (i danni sono da liquidare in separata sede civile).

La vicenda risale al 22 maggio 2017. Quel giorno venne eseguito un intervento chirurgico sulla moglie del medico. Un’operazione perfettamente riuscita. Il problema è sorto perché, sul registro operatorio (o meglio nella sua prima versione «breve») venne indicato che ad eseguire la delicata operazione chirurgica era stata come prima operatrice una dottoressa del Santa Chiara che aveva poi compilato il verbale. La chirurgo del Santa Chiara, per questo, deve rispondere di falso in atto pubblico, ma ha scelto la strada del pubblico dibattimento.

Tornando al processo a carico del medico, assistito dagli avvocati Nicola Giuliano e Andrea Merler, il giorno dell’intervento sarebbe stato autorizzato ad assistere all’intervento, ma non di prenderne parte attiva. Lo stesso sostiene di non aver avuto alcuna intenzione di impugnare il bisturi.

Eppure fu lui e non la pur stimata collega del Santa Chiara ad eseguire l’intervento. Il reato contestato si riferisce però a quanto accadde dopo: sul primo verbale nel registro operatorio la dottoressa non fece alcun accenno alla presenza attiva del collega «esterno».

Si trattava però di un documento sommario e provvisorio. Qualche giorno dopo nel registro venne inserito un verbale più completo con i nomi dei presenti. L’Azienda sanitaria, appreso l’accaduto, segnalò tutto alla magistratura. Ora si dovranno attendere le motivazioni del giudice Enrico Borrelli, ma l’appello della difesa appare scontato.

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