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Corteo anarchico a Trento:

300 in marcia, bancomat

imbrattati - Foto

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Bancomat e vetrine di agenzie immobiliari colpite con secchiate di vernice, muri imbrattati, attacchi a colpi di bombolette spray contro forze dell’ordine, istituzioni, banche e giornalisti.

Il pomeriggio, quello di ieri, che ha visto gli anarchici tornare in strada a Trento per manifestare la loro vicinanza ai sette «compagni» arrestati nell’ambito dell’operazione «Renata» del febbraio scorso, è andato in archivio senza scontri. Ma gli attivisti, che hanno sfilato in più di trecento, hanno saputo anche questa volta lasciare numerosi segni del loro passaggio. Scegliendo, ancora una volta, di non scindere il sostegno dei loro ideali di una società senza Stato, senza classi sociali, da una serie di danneggiamenti.

Il corteo di protesta era stato deciso dagli attivisti nei giorni scorsi, quando ancora si attendeva il pronunciamento del Tribunale del riesame in merito al ricorso presentato dagli avvocati dei sette arrestati, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.



La conferma, arrivata mercoledì, delle misure cautelari, non ha potuto che far crescere la rabbia in coloro che si sono ritrovati ieri a partire dalle 15 in piazza Dante. Anarchici della piazza trentina, ma anche da fuori regione, con una nutrita delegazione giunta da Torino.
I trecento si sono messi in marcia lungo via Pozzo poco dopo le 16.15, per sfilare lungo via Torre Vanga, via Prepositura, via Rosmini, via Giusti (dove da un cantiere è stato srotolato un grande striscione: «Terrorista è lo stato, libertà per i compagni/e») - via Perini, corso Tre novembre e via Santa Croce, fino in piazza Fiera.
A scandire il cammino, slogan contro il governo - in particolare contro il ministro dell’interno Salvini - e parole a sostegno degli arrestati e delle loro azioni.

«Sono accusati di terrorismo, ma il manifestare dissenso non è terrorismo. La verità è che si vuole additare come terrorismo ogni lotta contro il potere». Parole ancora più nette sono state quelle usate per ribadire la convinzione, da parte dei manifestanti, che le azioni contestate agli arrestati siano state compiute legittimamente: «Difendiamo apertamente queste azioni, portate avanti contro un laboratorio universitario che collabora con chi promuove guerre, contro banche che sostengono regimi liberticidi, contro forze politiche razziste».

Il tutto riassunto dallo striscione che campeggiava in apertura di corteo: «Se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se colpevoli ancora di più».

Purtroppo, la protesta anarchica non si è limitata a slogan e arringhe: il cammino dei manifestanti è stato intervallato da soste durante le quali alcuni degli attivisti hanno imbrattato attività commerciali e filiali di istituti bancari: vernice in via Rosmini contro «La tua casa» e «Abitare oggi», oltre che contro la Credem in via Rosmini; contro la filiale di via Perini della Cassa rurale Alto Garda, contro la sede Rai e la filiale di CheBanca! sempre in via Perini; contro la Banca Popolare di via Santa Croce.

Il tutto senza che le forze dell’ordine - con polizia e carabineri, supportati dalla polizia locale per un totale di circa un centinaio di uomini mobilitati - potessero intervenire, per evitare tensioni e problemi di ordine pubblico più gravi, con il cordone di agenti e militari che ha scortato i manifestanti in apertura e chiusura di corteo per evitare variazioni di percorso.

Una volta raggiunta piazza Fiera, gli anarchici si sono poi spostati in via Verdi attraverso via degli Orti e via Prati, prima di concludere, alle 19.30 circa, la protesta.

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