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Per l'uccisione dell'orsa KJ2

la Procura chiede l'archiviazione

WWF e Lav contro: «interrogate Rossi»

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Nuovo capitolo giudiziario nella tormentata vicenda di Kj2, l’orsa abbattuta il 12 agosto 2017 sulle pendici del Cornetto. La Procura della Repubblica di Trento per la seconda volta ha chiesto l’archiviazione del procedimento; le associazioni ambientaliste, con Lav e Wwf in prima fila, per la seconda volta si oppongono.

Le parti tornano dunque di fronte al giudice Marco La Ganga che dovrà decidere se archiviare oppure ordinare l’imputazione coatta. C’è anche una terza ipotesi: il giudice potrebbe tornare a chiedere un supplemento istruttorio.

È proprio quanto sollecita l’avvocato Maurizio Piccoli per il Wwf che nella sua opposizione all’archiviazione contesta la tesi della procura secondo cui la squadra di cattura agì in stato di necessità quando si decide di abbattere l’orsa invece che catturarla.

«Dal punto di vista istruttorio - sottolinea il legale - non si capisce come la pubblica accusa formuli richiesta di archiviazione e, soprattutto, come possa farlo senza aver mai interrogato l’allora presidente della Provincia Ugo Rossi e il vicecapo del Corpo Forestale Maurizio Zanin. Infatti, gli odierni indagati Ugo Rossi e Maurizio Zanin erano ai vertici della catena decisionale che nell’estate 2017 prese la decisione di abbattere l’orda KJ2, anziché ridurla in cattività.

Posto che, come sopra esposto, non vi erano elementi di fatto tali da giustificare la predetta scelta, a parere della scrivente difesa è necessario procedere all’audizione degli stessi, per comprendere le ragioni che li hanno indotti ad impartire l’ordine di abbattimento, quando ben avrebbero potuto ordinare la semplice cattura dell’animale».

L’avvocato Piccoli rileva che i membri della squadra di cattura sentiti come testimoni hanno riferito che Kj2 era già stata catturata in passato e, in particolare, pochi giorni prima dell’abbattimento.

Anche la Lav si oppone all’archiviazione e chiede «ulteriori indagini allo scopo di individuare le responsabilità di coloro che hanno contribuito alla condanna a morte dell’orsa con l’ordinanza del 2 agosto».

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