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Cellula anarchica pronta a uccidere

«Non si fa la rivoluzione

senza ammazzare nessuno»

Ecco i nomi dei sette arrestati

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Erano pronti anche ad uccidere i membri della cellula anarco insurrezionalista sgominata nel blitz in Trentino. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Trento Marco La Ganga nei confronti di sette persone, arrestate con un blitz questa mattina. Si tratta di:

  1. Luca Dolce, 33enne di origine giuliana
  2. Roberto Bottamedi, 28enne, trentino
  3. Giulio Berdusco, 32enne, di origine veneta
  4. Agnese Trentin, 31enne, di origine veneta
  5. Andrea Parolari, 45enne, trentino
  6. Nicola Briganti 44enne, di origine salentina
  7. Marie Antonia Sacha Beranek, 34enne, di origine tarantina


Il 29 settembre del 2017 gli investigatori intercettano infatti una conversazione tra alcuni degli indagati con altre persone, in una casa di Bosco di Civezzano utilizzata come base.

«Scusa ma non ho capito - dice uno dei presenti - ma qual è la prospettiva se no, cioè non ho capito... come pensi di fare la rivoluzione? Senza ammazzare nessuno?».

Le indagini, dicono gli inquirenti, «hanno consentito di riscontrare come la cellula sovversiva disarticolata fosse caratterizzata da concreti propositi eversivi, testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti ma anche da una spiccata intenzione insurrezionale».

Le accuse contestate sono di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa avviata nel 2016 dalla Digos, dal Ros e dal Reparto Operativo del Provinciale Carabinieri nei confronti di alcuni esponenti dell’anarco-insurrezionalismo attivi nella provincia di Trento, ma con collegamenti con altre omologhe realtà sia italiane che straniere operative in Grecia, Spagna e Svizzera.

Gli arrestati - spiega una nota delle forze dell’ordine - «sono accusati di aver costituito una cellula eversiva che ha posto la lotta violenta alla base della propria strategia e programma ideologico, ricorrendo con estrema “facilità all’uso di sostanze esplosive ed incendiarie” per le azioni contro obiettivi istituzionali».

Alcuni degli indagati, come detto, abitavano in una casa isolata a Bosco di Civezzano, considerata il covo della cellula, dove sarebbero stati - tra l’altro – falsificati, con un lavoro minuzioso di Dolce e Trentin, alcuni documenti di identità, funzionali a garantire la clandestinità di compagni per la realizzazione del progetto sovversivo e il compimento di atti di eversione in Italia e all’estero.

Gli inquirenti spiegano che «proprio quei documenti sono stati trovati nella disponibilità del 36enne anarchico foggiano Michele Alessio Del Sordo, arrestato a Patrasso (Grecia) il 30 giugno 2018, mentre si imbarcava per Bari. Lo stesso portava con sé anche banconote false».

Nel dettaglio,agli arrestati vengono contestati numerosi episodi:

  • il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi di Trento, mediante l’uso di un ordigno esplosivo o incendiario, che ha causato la distruzione dei sistemi informatici ivi presenti, avvenuto l’08 aprile 2017, a Trento;
  • il danneggiamento di un traliccio della società «SPA TOWERS», di cinque ponti ripetitori radio-televisivi e delle apparecchiature ivi installate per la trasmissione di segnali radiofonici, telefonici e telematici, avvenuto il 07 giugno 2017, a Rovereto loc. Monte Finonchio. Tra le attrezzature distrutte figurano anche alcuni apparati utilizzati per le trasmissioni dell’Arma dei Carabinieri, il cui danneggiamento ha causato una temporanea interruzione dei collegamenti radio;
  • il danneggiamento di almeno nove autoveicoli della Polizia Locale, mediante l’uso di ordigni incendiari tipo «molotov», avvenuto il 03 dicembre 2017, a Trento;
  • il danneggiamento di una filiale Unicredit, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 25 luglio 2018, a Rovereto;
  • il danneggiamento della sede dell’agenzia di lavoro interinale Randstad, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 1° settembre 2018, a Rovereto;
  • la collocazione di due ordigni esplosivi, dei quali uno solo esploso, nei pressi della sede della Lega, avvenuta il 13 ottobre 2018, ad Ala.

La cellula anarco-insurrezionalista trentina era strutturata su un doppio livello: «uno pubblico di facciata, che si presenta come espressione propagandistica per la diffusione della propria violenta ideologia anche attraverso ‘azioni dirette’, finalizzate all’immediata distruzione di beni materiali ed attuate» di giorno. E uno «occulto e segreto» che era caratterizzato «da una acquisita capacità d’elusione dei controlli» da parte delle forze di polizia, da «azioni violente» e dalla «dotazione di documenti falsi», tutto «finalizzato a eseguire e minacciare azioni terroristiche». Così il gip di Trento Marco La Ganga descrive il gruppo di anarchici arrestati oggi nel blitz di polizia e carabinieri.

Una cellula, ha spiegato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho in una conferenza stampa, «che si muove in una logica insurrezionale» con un unico obiettivo: «fare la rivoluzione con atti violenti». Secondo il procuratore di Trento Sandro Raimondi le indagini hanno accertato almeno 78 azioni violente in cui erano presenti membri della cellula, non tutte contestate in ordinanza. «Avevano una ‘struttura aziendale’ vera e propria - ha spiegato - con basi operative nelle quali seguivano le più strette regole di sicurezza, anche evitando di parlare e comunicando con dei foglietti scritti, che poi venivano bruciati».

La strategia era chiara. «Abbiamo documentato un crescendo di azioni - ha spiegato il capo dell’ufficio interno dell’Antiterrorismo Eugenio Spina - prima arrivano i documenti, poi le azioni violente di piazza e, infine, gli attentati veri e propri».

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