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Stava, vive l'ultima causa

da 44 milioni. La Cassazione

ha accolto il ricorso Deflorian

Sotto il fango, l'uomo perse 10 parenti e l'albergo

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La tragedia di Stava: il cimitero

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La tragedia di Stava: il recupero delle vittime

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A 33 anni di distanza dalla tragedia di Stava, la Cassazione ha rimesso «in pista» l'unica causa civile ancora pendente.

È un contenzioso di elevato valore risarcitorio e simbolico. La battaglia legale viene combattuta da decenni da Achille Deflorian, albergatore a cui l'apocalisse di fango e detriti che il 19 luglio 1985 cadde sulla val di Stava provocando 268 vittime, annientò l'intera famiglia. Morirono la madre Doliana Colomba, la zia paterna Anna Deflorian, il fratello Alcide Deflorian, la sorella Andreana Deflorian, i nipoti Carlo e Claudio Pojer, Riccardo, Elisabetta e Sara Deflorian, la cognata Norma Sardagna. La famiglia Deflorian perse anche l'albergo Stava, vari immobili e un'attività di imbottigliamento bibite.


Nessuna cifra potrà mai restituire a Deflorian la sua famiglia o potrà risarcirlo per una tragedia di queste proporzioni. La giustizia civile, però, ha dei parametri per dare un «prezzo» al dolore, quantificare cioè il danno morale per la perdita dei congiunti. I giudici hanno ritenuto di riconoscere all'albergatore 200 mila euro per la perdita della madre, 60 mila per i fratelli Andreana e Alcide, 25 mila euro per la nonna, 30 mila euro per i nipoti: totale 315.000 euro. Non molto, ma in media con le tabelle del Tribunale di Milano. Nell'atto di citazione il legale di Deflorian sottolineava come di fronte ad una famiglia allargata di fatto annientata, il danno morale non potesse limitarsi ad una semplice sommatoria matematica. Ma il grosso del risarcimento richiesto da Deflorian è relativo all'albergo Stava. Secondo l'attore la struttura guadagnava molto di più rispetto a quanto si ricavava dalle dichiarazioni dei redditi dell'epoca perché una parte degli incassi era in nero. Pur ammettendo questa circostanza, i giudici avevano ritenuto che la somma di 384 mila euro (già attualizzata) fosse congrua per il danno da lucro cessante calcolato per 8 anni. In totale a Deflorian era stato versato un risarcimento complessivo di poco superiore ai 2 milioni di euro. Cifra molto distante dai 60 miliardi delle vecchie lire - somma che attualizzata e convertita in euro equivale a 44 milioni - chiesti nella causa civile ai responsabili civili Provincia di Trento, Eni, Edison, fallimento Prealpi mineraria.


Il Tribunale di Milano però nel 2011 respinse tutte le domande proposte. Per alcune, importanti voci di danno i giudici dichiararono l'intervenuta prescrizione. La sentenza venne confermata nel 2015 dalla Corte d'appello. Ma Deflorian non si è arreso andando fino in Cassazione. La Suprema corte gli ha dato ragione. I giudici hanno ritenuto non prescritte le pretese «diverse da quelle concernenti il danno per la perdita dei congiunti e il danno per la perdita dell'avviamento dell'attività alberghiera». La parte più consistente del contenzioso da 44 milioni di euro resta in piedi e dovrà essere rivalutato da una diversa sezione della Corte d'appello di Milano. La causa solitaria di Achille Deflorian va avanti. 
Quest'unico contenzioso ancora aperto a 33 anni dal fatto dimostra che la scelta fatta dalla Provincia e dagli altri responsabili civili di risarcire le vittime fu corretta.

Il grosso del contenzioso per la tragedia di Stava - circa 400 cause per 700 parti lese e risarcimenti per 500 milioni di euro - è stato definito in tempi rapidi. Tranne un unico caso.

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