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Caso legionella, arriva la querela 

«Papà cercava relax, è morto»

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«Papà Celestino era in vacanza in un hotel di Molveno. Un soggiorno di tre giorni nei quali doveva pensare solo a rilassarsi, e invece lassù ha trovato la morte». 
Andrea Marchesani è il figlio della prima vittima della legionella della Paganella. Il padre, 80 anni di Adria, è deceduto il 9 agosto nell'ospedale polesano dove è stato ricoverato nei giorni successivi al suo rientro a casa dalla vacanza in Trentino. «Una vacanza breve, trascorsa in compagnia di mia madre e di mio fratello - riferisce il figlio di Celestino Marchesani - Ci sono stati tre decessi, presentare una querela, attraverso un avvocato, era il minimo, anche perché sono 19 le persone che la scorsa estate si sono ammalate tra Andalo e Molveno, dove sono numerose le strutture alberghiere interessate dalla vicenda».  

I primi sintomi avvertiti dall'anziano sono stati febbre alta, sudorazione e affanno respiratorio: «Papà non era affetto da nessuna patologia. È stato ricoverato in ospedale, ma i medici purtroppo non hanno scoperto subito che si trattava di legionella». Quindi subito la famiglia si è chiesta come potesse essere accaduto: «Mio padre poteva aver contratto la malattia a casa, oppure attraverso qualche ristagno d'acqua quando andava a pesca in barca: abbiamo capito che tutto poteva essere accaduto in Paganella, quando del contagio si sono occupati i giornali. Dai prelievi nella struttura è emerso che il batterio era presente nelle tubature. Sicuramente i controlli non erano sufficienti, chissà quante erano le strutture in regola con il decreto del 2015». 

Celestino Marchesani è una delle tre vittime della legionella. Per la sua morte e per quella di altri due anziani - Piermaria Maggi, 82 anni, di Pavia e Alessandro Barbera, 84 anni, di Milano, entrambi in vacanza ad Andalo - la procura ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di otto persone, ovvero i titolari delle strutture ricettive in cui alloggiavano le vittime. Per tutti l'accusa è di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. 

Ma a questa indagine, affidati ai carabinieri del Nas di Trento, si affianca quella per fare luce su tutti gli altri casi di contagio che si si sono verificati tra Andalo e Molveno. In questo caso l'ipotesi di reato al vaglio è quella di lesioni colpose, sempre aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. In molti casi si tratta di anziani, ma tra le persone colpite dall'infezione c'è anche un turista trentenne. Il primo passo da compiere, ora, sarà quello di ricostruire il quadro clinico di tutti i pazienti colpiti dal batterio. Quello che si sa - sulla base delle segnalazioni arrivate dalle varie Asl sul territorio nazionale - è che sono 19 in tutto (compresi i tre deceduti) e che provengono tutti da fuori regione. Per quanto riguarda le zone di provenienza dei turisti colpiti sono Pavia, Milano, Modena, Verbania, Cividale del Friuli, Padova, Ferrara, Spezia, Macerata, Casarile (Milano) e Bari. La legionella rappresenta un pericolo soprattutto per le persone anziane o affette da malattie polmonari croniche. Molte delle persone contagiate sono dunque piuttosto avanti con l'età. Ci sono un uomo di quasi novant'anni, due di quasi settant'anni, uno vicino agli ottanta, uno di 82 anni e sette che hanno superato la soglia degli ottanta. Ma nell'elenco delle persone colpite figurano anche un trentenne, una persona di 68 anni e una di 50. Quello che ancora resta da definire è la gravità della malattia sviluppata da queste persone, che nella maggior parte dei casi sembra comunque essersi risolta in modo positivo. Ma la certezza si potrà avere soltanto una volta ricostruita la prognosi di guarigione.Allo stato si sa che almeno una delle persone che ha contratto l'infezione è ancora in cura, dopo il contagio avvenuto l'estate scorsa.

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