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Lupi da abbattere? Non funziona

mentre funzionano le recinzioni:

il caso di Fiemme e Fassa

Alla serata della Magnifica, l'esperto: ucciderli non frena l'espansione

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Nell’ultima sessione forestale di Predazzo, tenuta il 25 gennaio, particolarmente interessante, al di là della situazione delle foreste, dopo l’evento disastroso di fine ottobre, è stata l’ampia e dettagliata relazione dell’ispettore forestale Maurizio Poli sulla presenza del lupo e sulla fauna selvatica nel Distretto forestale di Fiemme e Fassa.

Per quanto riguarda il lupo, la sua presenza lo scorso anno ha creato qualche problema soprattutto tra le case di Penia di Canazei, mentre in primavera la coppia esistente in Alta Fassa ha partorito ben nove cuccioli e altri quattro sono stati registrati da parte di quella segnalata nella zona di Paneveggio, per un totale quindi di 13 cuccioli e 4 adulti.

Nel 2018 si sono avuti 23 episodi di predazioni, cinque dei quali per altro attribuibili a cani. I danni da lupo hanno riguardato 57 ovicaprini, 7 bovini e 14 ovini. Non c’è stato comunque un incremento dei danni rispetto all’anno precedente, anche perché in Fiemme e Fassa ci si sta attrezzando (in totale, nel 2018, nelle due valli sono stati installati 8,2 km di recinti elettrificati) e l’anno scorso, per iniziativa della Magnifica Comunità e della società Malghe e Pascoli di Predazzo, sono stati realizzati due recinti sperimentali in val di Viezzena, sopra Bellamonte, su una superficie di 9,6 e 5,6 ettari, con una recinzione rispettivamente di 1.400 e 900 metri.

Le opere di prevenzione, ha quindi chiarito Poli, si sono rivelate una scelta strategica, al di là di soluzioni radicali che per ora sono rimaste a livello di ipotesi. Il bestiame comunque deve essere custodito, attraverso una sorveglianza continua, tenuto conto delle leggi provinciali che prevedono, oltre agli indennizzi dei danni da predatore, anche la possibilità di richiedere sistemi di protezione in prestito comodato o di accedere a finanziamenti (anche attraverso il Piano di Sviluppo Rurale) per l’acquisto di opere di prevenzione.

«Purtroppo - ha sottolineato l’ispettore - molti allevatori sono convinti che i recinti non servono e non bastano, ma se analizziamo i dati del 2018 vediamo che si trattava di patrimoni non protetti o protetti in maniera inadeguata, mentre sappiamo che il lupo cerca il punto debole e modifica i propri comportamenti in funzione delle nostre difese».

Per quanto riguarda la gestione del lupo, è noto che la questione è al centro di uno scontro istituzionale (qui l'articolo sul vertice delle Regioni del Nord) visto che il Governo non ha intenzione di delegarla alle regioni. Si attende chiarezza. Per quanto riguarda la proposta di abbattimento, Poli ha tenuto a precisare che «i prelievi illegali di lupo in Italia (circa 200 l’anno scorso) non hanno fermato l’avanzata dell’animale, anzi per certi aspetti possono addirittura averla favorita, disgregando i branchi e mandando i membri superstiti in dispersione». Leggi anche l'allarme lanciato da Fugatti al Comitato per la Sicurezza

In merito alla fauna selvatica, la consistenza in Fiemme e Fassa è stata complessivamente pari, l’anno scorso, a 7.018 capi (595 caprioli, 1.495 cervi, 4.152 camosci, 776 mufloni), con 1.537 assegnazioni e 984 abbattimenti, rispetto a 1.578 e 1217 dell’anno precedente. Le assegnazioni dei tetraonidi (tutti fagiani di monte) sono state invece 17, con 15 abbattimenti. Nella riserva di Predazzo (55 cacciatori), le assegnazioni sono state complessivamente 194, vale a dire 54 caprioli (18 abbattimenti), 107 cervi (89), 31 camosci (16) e 2 forcelli (2). Ricordiamo che l’ultima sessione forestale in val di Fiemme è prevista venerdì 8 febbraio nella sede della Magnifica Comunità.

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