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L'assessora Segnana: troppi aborti in Trentino, «Politiche da valutare attentamente»

Il rapporto: unica provincia in aumento (ma sono metà del 2009)

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L’assessore Segnana è convinta: «se i dati 2017 non fossero un’eccezione, investiremo sulla sensibilizzazione attraverso i Consultori», ma la situazione degli aborti in Trentino è «da analizzare».

Scrive l’assessore alla Sanità: «La notizia di oggi di un aumento per l’anno 2017, in controtendenza rispetto agli anni precedenti e al resto d’Italia, del numero degli aborti avvenuti in Provincia di Trento deve essere analizzata e deve far riflettere». Lo afferma l’assessore con riferimento alle rilevazioni presentate in Parlamento dal ministro competente in merito all’attuazione della legge 194.

«In un momento in cui la politica provinciale si pone degli obiettivi per contrastare la denatalità e aiutare le coppie ad avere figli - aggiunge l’assessore Segnana - leggere di un aumento dei casi di aborto volontario richiede un’analisi approfondita e una valutazione attenta».

Nel 2017 gli aborti in Trentino sono stati 703 mentre l'anno prima - nel 2016 - erano stati 684. Una crescita dunque su base annuale. Ma si tratta di quasi la metà rispetto a dieci anni fa (vedi tabella in basso).


 I DATI DA ROMA - Di cosa parla Segnana? Di questa notizia arrivata da Roma: «Diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) in Italia. In totale, nel 2017 ne sono state notificate 80.733, confermando il continuo andamento in flessione del fenomeno: -4,9% rispetto al dato del 2016 e -65,6% rispetto al 1982, anno in cui si è osservato il più alto numero di ivg in Italia, pari a 234.801 casi. Lo rileva la “Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza - 2017”, trasmessa oggi al Parlamento. Diminuzioni percentuali particolarmente elevate, evidenzia la Relazione, si osservano in Liguria, Umbria, Abruzzo e Provincia autonoma di Bolzano, mentre la Provincia autonoma di Trento è l’unica con un lieve aumento di interventi. Il dato italiano, afferma il ministero della Salute, “rimane tra i valori più bassi a livello internazionale”».


I DATI IN TRENTINO - I dati erano già noti, perché a Roma li ha trasmessi il Servizio Statistica della Provincia. L’ultimo rapporto demografico, presentato in dicembre, dava il quadro. Calo ulteriore di nascite nel 2017 - e anche nel 2018 si va verso un’ulteriore riduzione di poco più del 2% - crollo dei matrimoni (-8,6%), oltre 1.000 trentini andati all’estero sui 1.700 totali (tra italiani e stranieri) espatriati dal Trentino l’anno scorso. E, ancora, un lieve aumento del numero di stranieri residenti (poco sotto il 9%), che continuano ad avere un indice di natalità doppio rispetto ai residenti italiani. Mentre calano le nascite, aumentano le interruzioni di gravidanza, che salgono oltre quota 600. Dopo il 2015 e il 2016 anche nel 2017 il numero di nati è stato inferiore a quello dei morti: in base al saldo naturale c’è una riduzione della popolazione di quasi 600 unità, compensata dal saldo migratorio positivo in entrata (dall’Italia e dall’estero).

LA SERIE STORICA - In realtà l'ultimo aumento, di poche unità, è comunque uno scalino in un lungo trend di diminuzione delle interruzioni volontarie. Come spiega bene questa tabella dell'Ispat - Istituto di Statistica della Provincia - le interruzioni volontarie erano dieci ann ifa quasi il doppio.

 

 

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