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Presepi e scuole«schedate»

I presidi: «Le priorità sono altre»

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Fa discutere la richiesta - inviata dalla Sovrintendenza - a tutte le scuole del Trentino di dichiarare se hanno fatto il presepio o no in classe. Dopo l'articolo di ieri, nel quale abbiamo dato la notizia e riportato la lettera integrale, continua la discussione. Il rappresentante dei presidi trentini, Paolo Pendenza, non è stupito della lettera inviata nelle scuole dal dirigente del Servizio infanzia e istruzione Roberto Ceccato. «Si tratta di una prassi, quando l’assessorato è chiamato a rispondere ad un’interrogazione depositata da un consigliere provinciale» spiega. Il presidente dei dirigenti scolastici del Trentino preferisce non entrare nel merito delle intenzioni di Claudio Cia, che ha chiesto quali siano gli istituti scolastici che hanno scelto di allestire il presepe. «Non voglio dare interpretazioni all’iniziativa. Di certo, ancora una volta vengono messi in evidenza degli elementi che non sono urgenti per il mondo della scuola. Ritengo che ci siano dei temi più seri che i dirigenti hanno peraltro posto all’attenzione dell’assessore Mirko Bisesti».

Secondo Pendenza, le scuole celebrano il Natale nei modi più diversi «indipendentemente dagli inviti del presidente della Provincia Maurizio Fugatti. Nessuno ha avvertito alcuna pressione da parte del governatore e così il presepe è stato realizzato in assoluta autonomia. Qualcuno ha addobbato l’albero di Natale, altri hanno realizzato la Natività ed altri ancora hanno promosso recite e canti».

Il professore evidenzia tuttavia con rammarico come non vengano prese in considerazione da Piazza Dante le richieste di coinvolgimento avanzate: «Veniamo contattati piuttosto per raccogliere informazioni sul presepe. Vorremmo essere coinvolti nel dibattito che riguarda i problemi che viviamo ogni giorno e discutere le opportunità di sviluppo della scuola trentina».

Il numero uno dei presidi della nostra provincia cita esplicitamente il caso della sospensione dei corsi dedicati all’educazione di genere: «Su quel tema i dirigenti non sono stati minimamente ascoltati. Malgrado le numerose sollecitazioni, la nostra voce non è stata presa in considerazione. Eppure riteniamo che il nostro sia un punto di vista informato e autorevole». Pendenza è convinto che quelli dedicati all’educazione di genere siano progetti importanti: «Vengono proposti da anni ed hanno sempre raccolto l’interesse e il favore delle famiglie. Quei corsi riguardano il tema delle pari opportunità, previsto da una legge provinciale del 2006, e dunque gli istituti che li propongono non fanno altro che rispettare la norma. Il tutto è stato peraltro fatto con attenzione alle diverse sensibilità, senza dimenticare il confronto con le famiglie». E il rischio che la teoria del «gender» entri nelle aule di scuola? «Sono state dette cose assolutamente lontane dalla realtà. Quello proposto è un lavoro né di parte né tantomeno ideologico, tanto che le famiglie dei ragazzi sono sempre state informate sui progetti». Dunque il professor Pendenza allarga le braccia: «Ognuno può avere un’opinione personale sulle varie questioni, ma non possiamo non tener conto dei dati di fatto. Per questo è importante che i dirigenti vengano ascoltati per evitare che vengano sollevati dei casi che in realtà non esistono. Purtroppo finora la Provincia non ci ha dato la possibilità di esprimere il nostro punto di vista...». 


 

Renata Attolini di Liberi e Uguali - «

Già nel 1976 Louis Althusser sosteneva che, tra gli Apparati Ideologici Statali, tesi a perpetuare i rapporti di produzione voluti dallo Stato stesso, l’apparato che deteneva il ruolo dominante era la Scuola. 

La scuola era ed è così potente, perché prende in consegna bambini molto piccoli e li accudisce per molte ore al giorno, per molti anni. Può scegliere se insegnare l’accondiscendenza o lo spirito critico, ma deve comunque cozzare contro il fatto che ogni sistema statale si configura la scuola che gli compete. 

Nella nostra Provincia, la Lega al potere sta configurando un modello di scuola che fa rabbrividire. Dopo l’invito del presidente Fugatti a realizzare i presepi nelle scuole; dopo la richiesta di approfondimenti sulla canzone “Altalena”, inno all’integrazione, da parte dell’assessore all’istruzione Bisesti; dopo la sospensione dei corsi sull’educazione di genere da parte dell’assessora alle politiche sociali Segnana; dopo le dichiarazioni di convinto sostegno alle scuole cattoliche dell’assessore Bisesti; dopo la caccia alle streghe messa in atto dal consigliere Cia sui profili Facebook delle formatrici impegnate in questi percorsi, scatta ora una schedatura delle scuole, ad opera dello stesso consigliere.

 Già l’11 dicembre 2018, il consigliere Cia chiedeva al presidente del consiglio Kaswalder di sapere quanti e quali istituti trentini avessero realizzato il presepe. A norma di regolamento, un’interrogazione pretende risposta scritta e quindi l’attivazione degli uffici competenti per ottenere i dati richiesti. Così è arrivata, ieri mattina, in tutte le scuole di primo e secondo grado d’istruzione (scuole dell’infanzia, elementari e medie per capirci), una nota del dirigente del servizio infanzia e istruzione del primo grado, Roberto Ceccato, in cui si chiede di avere un “cortese sollecito riscontro (con nota scritta)” sulla presenza o meno del presepe nelle scuole di competenza. La cosa rasenta il ridicolo, perché il dato non è quantificabile: sicuramente non è stato raccolto prima e, a posteriori, è impossibile da verificare. Tutte le scuole potrebbero rispondere in modo affermativo per il quieto vivere o in modo negativo per protesta contro questa nuova inquisizione. 

Il fatto però è preoccupante perché dimostra lo spregio nei confronti delle leggi nazionali e provinciali da parte di questa nuova classe dirigente. Uno spregio che  si traduce in ingerenze intollerabili nelle scelte che gli istituti possono fare grazie all’autonomia di cui godono per legge. Uno spregio basato solo su questioni “di principio” che inficiano pesantemente il ruolo educativo assegnato alla scuola, ossia quello di formare cittadini responsabili. 

La scuola trentina rischia di perdere le importanti peculiarità che la hanno contraddistinta per diventare l’apparato di sistema teso ad appiattire le coscienze ed esasperare i conflitti sociali. Noi di Liberi e Uguali del Trentino ci batteremo perché venga salvaguardato l’obiettivo primario della scuola, quello di ridurre le disuguaglianze di ogni genere e di formare il cittadino della ragione. Vogliamo che la scuola sia pubblica, gratuita e di qualità, libera di assolvere i compiti che le sono assegnati per legge, legge che vigileremo perché non sia cambiata». 

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