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Al Muse arriva il leone bianco:

in mostra e in video del museo

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Ha vissuto a lungo (quasi 15 anni) a Bussolengo, al Parco Natura Viva, dove è morto nel giugno scorso. Da oggi, Blanco entra a far parte delle esposizioni del MUSE Museo delle Scienze di Trento, dove tutti i visitatori potranno ammirarlo accanto alla leonessa e al leoncino e conoscere così la storia dei leoni dal manto candido che sono, purtroppo, sull’orlo della scomparsa. Il caso di Blanco si inserisce in un rapporto oramai consolidato con il Parco Natura Viva di Bussolengo, che si dedica alla divulgazione naturalistica presentando una ricca selezioni di esemplari vivi in ambienti adeguati, non più prelevati in natura ma esito di riproduzioni avvenute nei parchi o di recupero di animali incidentati, sostenendo inoltre importanti progetti di conservazione naturalistica in tutto il mondo.


«Appreso della morte di Blanco – racconta il direttore del MUSE Michele Lanzinger - ci siamo subito resi disponibili alla sua acquisizione per valorizzarlo attraverso la preparazione tassidermica. Grazie all’innegabile forza comunicativa di questo prezioso e imponente elemento espositivo, si arricchisce la nostra capacità di veicolare nuove informazioni e di raccontare nuove storie sulla natura e la conservazione della biodiversità».


Blanco, non era un leone come tutti, era un leone bianco: un «normale» leone con un difetto genetico che comporta una colorazione bianco/crema del pelo. Il fenomeno si chiama leucismo e determina il mancato sviluppo delle cellule che producono il pigmento. Anche se l’effetto visivo è simile, non è da confondere con l’albinismo, da cui si distingue facilmente analizzando il colore degli occhi, che nell’albino sono rossi (colorazione data dai capillari che non vengono mascherati da colore) mentre in caso di leucismo hanno un colore. L’occhio del leone bianco è di solito azzurro o dorato e ha una riga nera attorno alla rima oculare.

I leoni bianchi, tra i quali Blanco, appartengono alla popolazione di Panthera leo krugeri presente nella regione della Riserva di Timbavati e del Parco Nazionale Kruger, in Sud Africa. In queste aree è particolarmente diffusa la variante leucistica. Recenti studi hanno ipotizzato che la colorazione chiara non sia un fattore penalizzante per il leone, anzi potrebbe essere funzionale nel mimetismo in quanto la zona di presenza naturale dei leoni bianchi è caratterizzata da un paesaggio con terreno di sabbia chiara.

Da alcune stime pare che i leoni bianchi in cattività in tutto il mondo siano qualche centinaio, mentre quelli rimasti liberi in natura siano dell’ordine di una decina (pare 12), praticamente assenti a causa della caccia e del bracconaggio dovuto alla preziosità come trofeo di caccia.
Blanco, con la sua pelliccia candida e la sua storia di unicità, è già entrato nel cuore dello staff del MUSE, che gli dedica il video di Natale, dove è il vero protagonista assieme agli altri animali tassidermizzati ospitati dal Museo.

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