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Taglio alle risorse per l'accoglienza e l'integrazione

«Non va bene, salta la comunità: Fugatti ci ripensi»

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La vicenda del taglio dei servizi per l'integrazione dei migranti (e i sindacati dicono: «A rischio 150 posti di lavoro») ha un valore politico importante per tutti i trentini. Ne è convinto Claudio Bassetti, presidente della Federazione regionale del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) con sede a Trento. «Ci sono alcune parole che oggi vengono messe sotto accusa, come accoglienza, solidarietà attenzione e sguardo verso il prossimo. Ma queste parole contengono tutto quanto ha fondato la nostra società trentina, e sono parole che hanno avuto concretezza di azione durante il maltempo di fine ottobre. Se perdiamo l'attenzione verso gli ultimi poi la perdiamo verso noi stessi e se salta la comunità salta il Trentino». 

Bassetti, che assieme alle altre realtà trentine addette all'accoglienza incontrerà il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, venerdì prossimo per discutere delle decisioni della giunta sull'accoglienza, è preoccupato per il clima che si sta creando attorno all'azione delle associazioni. «Non è vero che discriminiamo quando accogliamo, non guardiamo a chi è straniero o trentino, noi aiutiamo chi ha bisogno» sottolinea Bassetti. Che sul taglio delle risorse all'accoglienza chiarisce come c'è «un aspetto tecnico che riguarda le singole associazioni, mentre come Cnca noi guardiamo all'aspetto politico. E sul piano politico c'è il tema della legge Salvini che pone indubbiamente dei problemi perché crea tutta una serie di conseguenze che vanno a ricadere sia sui migranti stessi sia su chi vive in questo nostro territorio cioè tutti i cittadini trentini» assicura Bassetti. 

Che a Fugatti chiede di «analizzare con attenzione le ricadute effettive di questa normativa. Perché una cosa è fare un testo che va a dare risposte a chi ha votato questo governo, altro è il fatto che, secondo noi, non va a dare risposta al tema della sicurezza che è sicurezza di tutte le persone».  

Sia per i residenti sia per «quelle che vengono e che devono vivere in situazioni che possono diventare critiche dal punto di vista sanitario, sociale» e che possono dare luogo a «situazioni di disagio e possono creare tensione» dentro la comunità.
E Bassetti chiarisce il concetto con un paio di riferimenti alle azioni passate e attuali della Provincia. «In passato la nostra amministrazione è sempre stata attenta e di esempio sul tema dell'accoglienza e dell'integrazione. Ora vedo che la prima mossa è stata di allontanare 40 pakistani, ma si tratta di una mossa propagandistica, la cui ricaduta sulla popolazione trentina in termini di sicurezza» non c'è stata. «Non è questo - continua Bassetti - che chiediamo alla politica ma di farsi carico alle risposte che vanno date a problemi reali». E i problemi sono tanti e concreti, secondo Bassetti: «Ci sono problemi relativi ai minori non accompagnati, alle persone che non hanno più tutela umanitaria, principio che è scritto nella Costituzione italiana. Con le decisioni prese si prova solo a rimuovere un problema, che invece si rischia di aggravare». 
Bassetti contesta poi la vulgata leghista secondo cui il taglio delle risorse sull'accoglienza si trasformi in un risparmio effettivo per le casse pubbliche: «Investire in accoglienza e integrazione un euro vuol dire risparmiarne 4 altrove. Pensiamo se un migrante non si integra, vive in situazione di disagio abitativo e ai margini e si ammala, se ne spendono di più come comunità che non aiutarlo ad essere parte attiva del tessuto lavorativo e comunitario». 
Bassetti torna poi sul tema fondante della convivenza in Trentino: «Vivere in un territorio di montagna come il nostro vuol dire solidarietà, valore che va rimesso di nuovo al centro della politica».


L'EX ASSESSORE

«Sembra quasi si voglia mantenere l'emergenza così si può dire che non vogliono far nulla si può continuare a fare la propaganda». Luca Zeni, Pd, ex assessore provinciale al welfare, critica l'azione della giunta Fugatti sul tema dell'accoglienza dei migranti. «Quando era all'opposizione la destra diceva che il problema era che i migranti erano nullafacenti, ora tolgono gli strumenti per farli lavorare e integrare - attacca Zeni - come i corsi di italiano e l'aiuto a trovare un posto: si vuole solo alimentare la tensione e non risolvere i problemi». Ma dal basso dice l'ex assessore «vediamo nascere molta consapevolezza di cittadini che si dicono disposti a dare una mano volontariamente. Finirà che ci sarà una parte di società civile che sopperisce alla voluta lacuna della politica su un tema come quello dello sforzo per l'integrazione per chi ha diritto di rimanere». 
Ci sono cittadini che chiedono di poter dare volontariamente lezioni di italiano a chi arriva ad esempio. E che si stanno organizzando per poter aiutare le persone che hanno la possibilità di restare, conclude Zeni.


I NUMERI IN CALO

Sono 1.385 i migranti presenti sul territorio trentino al 6 dicembre scorso, ultimo aggiornamento del Cinformi, il servizio di accoglienza e integrazione degli stranieri della Provincia. Secondo le statistiche nei primi 11 mesi e 6 giorni la media di chi è andato via dalla Provincia è di 39 persone al mese, contro i 16 nuovi entrati. Il calo quindi (11 mesi per 23 persone) è superiore ai 260 individui, visto che a inizio 2018 erano 1.666. Il 27% dei presenti è nigeriano, il 16% pakistano, l'8% maliano.


L'INTERVISTA A PASSERINI

«Il presepe della Lega è un lager». Vincenzo Passerini , già presidente del Punto d'incontro e del Coordinamento delle comunità di accoglienza del Trentino Alto Adige, sa di essere duro nel linguaggio. Ma questo non è il tempo del chiamarsi fuori. È il tempo della responsabilità. Anche nella scelta delle parole. Perché in dieci burocratiche righe, quelle che il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia, Silvio Fedrigotti , ha inviato nei giorni scorsi ai quattordici enti che si occupano di accoglienza straordinaria dei richiedenti protezione internazionale, è racchiuso lo stravolgimento delle politiche di integrazione che il Trentino ha realizzato negli ultimi anni. 
La «circolare» fa riferimento alle indicazioni del Commissario del governo che, in attuazione delle direttive del ministro Salvini, portano ad «una significativa riduzione delle risorse, rispetto all'attuale situazione, con conseguente riduzione dei servizi» con l'esclusione della possibilità di «realizzare servizi per l'integrazione come i corsi di lingua e cultura italiana, l'orientamento al lavoro, la relazione di comunità e anche il sostegno psicologico».
Passerini, come valuta la «circolare» agli enti di accoglienza?
«Nella sostanza, si considerano i richiedenti non più delle persone, ma delle cose. Per questo dico che il presepe della Lega è simile ad un lager: un incubo. Questo si può dire quando un ente pubblico, togliendo risorse sui quattro ambiti dell'apprendimento della lingua, della relazione di comunità, dell'inserimento lavorativo e del sostegno psicologico a chi è fuggito da guerre e miseria, alle donne vittime di stupro in Libia, nega la dignità della persona umana: un clima che non si vedeva dai tempi delle legge razziali».
La «circolare» della Provincia si richiama alle direttive del Ministero dell'Interno...
«Qui sta l'aspetto più politico. Proprio ieri (ieri l'altro, ndr) a Bolzano, l'assessore Philipp Achammer , che è anche l'Obmann della Svp che si sta alleando con la Lega, ha presentato il rapporto su immigrazione e integrazione dicendo l'opposto di quello che sta facendo Fugatti in Trentino: si è presentato con un imprenditore al fianco per spiegare come a tutti i richiedenti asilo in Alto Adige siano proposte occasioni di lavoro, momento fondamentale per la convivenza. Molto si è fatto anche in Trentino, in virtù dell'autonomia, su delega dello Stato. Basti ricordare a come, a Lavarone e così nel Pinetano, a Soraga, a Roncone, dopo una prima reazione negativa, si è lavorato positivamente per l'integrazione».
Quindi è in ballo anche l'autonomia?
«Sì. Com'è possibile che a Bolzano abbiano deciso di continuare con orgoglio con la politica dell'integrazione, a prescindere dal decreto Salvini, e qui in Trentino, che ha la stessa autonomia, si decida di seguire pedissequamente la linea del Governo? La realtà è che Fugatti è d'accordo con il famigerato decreto. Anche i problemi si sicurezza e convivenza peggioreranno. È una politica suicida, per il consenso a breve».
Cosa si dovrebbe fare?
«Deve mobilitarsi la società civile. Non solo i volontari, che già lo fanno. Non è un problema solo degli operatori del settore: è un problema del Trentino. Si muovano gli imprenditori: coprano loro i costi dei corsi di italiano. Non taccia la diocesi di fronte a queste porcate. È in gioco l'abc della convivenza civile. Dalla Lega e dalla destra non mi aspetto nulla. Di fronte al crollo delle nascite e ai dati demografici che faranno del Trentino una casa di riposo a cielo aperto, la presenza degli immigrati è essenziale per impedire che la società muoia. Il centrosinistra dovrebbe urlare, crederci, agire di conseguenza».

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