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Strasburgo, la morte di Megalizzi

I genitori: «Chiediamo silenzio»

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Non ce l'ha fatta Antonio Megalizzi, il giovane giornalista trentino colpito alla testa dall'attentatore di Strasburgo. Ricoverato in rianimazione subito dopo l'attentato, era in coma con il proiettile ancora in corpo. Inutile anche l'offerta giunta da Torino con l'offerta di aiuto sanitario. Gli specialisti delle strutture di Neurochirurgia dell’ospedale Molinette (diretta dal professor Diego Garbossa) e di Rianimazione dell’ospedale CTO (diretta dal dottor Maurizio Berardino) dell’Azienda ospedaliera universitaria "Città della Salute" di Torino si erano detti disponibili a fornire una consulenza per la valutazione del quadro clinico di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista radiofonico colpito nell’attentato di martedì scorso al mercato di Natale di Strasburgo e poi ricoverato in un ospedale della città francese.

Oggi i genitori hanno chiesto rispetto per il loro dolore. «I genitori di Antonio Megalizzi, la sorella Federica, la fidanzata Luana e tutta la famiglia chiedono il massimo rispetto per il loro dolore in questo momento così difficile. Non desiderano, per ora, rilasciare ulteriori dichiarazioni ai media. Antonio era un giornalista e, in circostanze simili, avrebbe sicuramente rispettato la volontà dei parenti di un collega venuto a mancare. La data e maggiori informazioni sui funerali verranno comunicate nei prossimi giorni».    

Il reporter di Europhonia - il network delle radio universitarie europee - si è spento alle 16 di ieri nell'ospedale della città francese. A Strasburgo in sopedale si trovavano i genitori di Antonio, e la famiglia della fidanzata Luana Moresco, che è rimasta tutto il tempo al suo capezzale sperando in un miracolo. Si tratta della quarta vittima dell'attentato, un altro ferito è stato dichiarato in «morte cerebrale».

 


CHI ERA ANTONIO MEGALIZZI

Antonio Megalizzi, studente della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, con già una laurea triennale alle spalle a 29 anni, era un giornalista ed un europeista convinto. Aveva esordito ai microfoni delle radio locali, anche per la sua grande passione per la musica: programmi a Radio Gamma di Rovereto (poi diventata Radio 80 Forever Young), a Rtt La Radio, la rubrica «Tesi di Laurea» per la sede Rai di Trento e infine la collaborazione con Europhonia, il network europeo delle radio universitarie. Per la quale era a Strasburgo a curare con due colleghe la diretta radio dalla seduta plenaria sulla Brexit.

Molto attivo anche sul fronte civile: faceva parte di «TrentinoEuropa», associazione guidata da Elisa Filippi, dirigente del Partito democratico.
Solo sabato scorso il 29enne trentino era al gazebo per l’iniziativa «Per un’Italia più forte in un’Europa che cresce». Un appuntamento che, questo fine settimana, doveva essere riproposto a Rovereto, come ricorda Filippi, sconvolta per quanto successo. «Antonio è tra gli organizzatori e con lui abbiamo fatto molte altre iniziative, sempre per fare conoscere l’Europa e abbiamo molti altri progetti in programma - ricorda - Ci siamo visti sabato mattina e l’ultimo contatto con lui è di domenica sera. Sabato, al gazebo, sono venuti a trovarci anche i suoi genitori e mi ha molto colpito l’orgoglio che coglievo nei loro occhi verso questo figlio così impegnato. Sono davvero sconvolta: ieri, quando ho sentito dell’attentato, ho cercato di contattarlo perché mi aveva detto che sarebbe stato a Strasburgo. Ma non ho avuto risposta al mio messaggio. Poi ho saputo».

Antonio era nato e cresciuto a Trento, viveva con la famiglia nel rione di Cristo Re dove l'altra sera si è pregato per lui al Rosario settimanale.

La nostra gallery di immagini di Megalizzi, il nostro omaggio a una vittima innocente. 

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

«Si è appoggiato al muro e ci ha puntato la pistola alla fronte...». Così - secondo la ricostruzione fatta da «Repubblica» - la trentina Caterina Moser e la veneziana Clara Stevanato raccontano l’incontro ravvicinato con il killer che martedì ha seminato morte e terrore al mercatino di Natale di Strasburgo, ferendo con un colpo di pistola alla base del cranio anche l’amico e collega Antonio Megalizzi. Terrore che le due ragazze - a Strasburgo per seguire, per conto del network Europhonica, la seduta del Parlamento europeo - hanno vissuto in prima persona.

Le due giornaliste sono sopravvissute a quella che sembra una sorta di spietata esecuzione: il terrorista Cheri Chekatt (ucciso ieri dalle forze speciali) avrebbe colpito, sparando con la pistola da distanza ravvicinata, il giornalista trentino Megalizzi e un collega polacco che con lui camminava nel mercatino. L’attentatore avrebbe puntato l’arma, pare alla testa, anche contro le due ragazze che seguivano a qualche passo di distanza. Ma in questo caso il killer non avrebbe premuto il grilletto anche se poi ha sparato altri colpi mentre la folla fuggiva in preda al panico.

Il faccia a faccia con il terrorista viene ricostruito da «Repubblica» attraverso il racconto dei parlamentari europei David Sassoli e Daniele Viotti e del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani che sono stati tra i primi a confortare e ad assistere le due giovani. Caterina Moser e Clara Stevanato, ancora sotto shock nello studio di Viotti, per descrivere l’inferno appena attraversato, mimavano il segno della pistola: alzando il pollice e puntando l’indice contro la fronte dei tre parlamentari. «È un gesto che hanno fatto in continuazione, a me lo hanno ripetuto decine di volte», ha raccontato Viotti. Sono stati momenti di commozione per gli stessi parlamentari.

Così «Repubblica» ricostruisce l’incontro ravvicinato con l’assassino: «L’uomo era freddo, glaciale. Ha preso la mira...» avrebbero raccontato le ragazze a Viotti.
Caterina Moser e Clara Stevanato sono state visitate da un team di psicologi. Tajani ha poi messo a disposizione la sua scorta per raggiungere l’albergo dove - possiamo immaginare - hanno trascorso una notte tormentata, angosciate per le condizioni di salute di Antonio Megalizzi.

Quest’ultimo e le due ragazze la sera dell’attentato avevano fatto un’intervista per Europhonica. «Con Antonio - ha raccontato l’eurodeputato Viotti a «Repubblica» - mi ero fermato a parlare un po’ di più. Voleva scrivere un paper sul bilancio europeo. Abbiamo chiacchierato 10 minuti perché io sono relatore del bilancio. Ci siamo dati un nuovo appuntamento per parlare ancora, per raccogliere il materiale». A questo punto - riferisce il giornalista di «Repubblica» - Viotti si commuove. La sua voce si incrina: «Se avessimo fatto l’intervista più tardi, se avessimo parlato altri cinque minuti forse non sarebbe successo. Non a lui, non a loro». Invece il giornalista trentino, le due colleghe (ma non dimentichiamo anche il povero cronista polacco), erano per strada quando l’attentatore ha iniziato a sparare selezionando le sue vittime.


LE REAZIONI

Fra i primi messaggi pervenuti, quello del premier Giuseppe Conte che scrive: «Profondo dolore per la morte di Antonio Megalizzi, un giovane con una grande passione per il giornalismo, per la radio, per le inchieste e per le istituzioni europee. Un pensiero commosso ai suoi familiari e alla sua ragazza, insieme alla solidale vicinanza di tutto il Governo. Lo ricorda anche il vicepremier e ministro dell'interno Matteo Salvini.' «Una preghiera per Antonio Megalizzi, l'impegno che non si muoia più così».

Poco dopo, il tweet di Antonio Di Maio: «Antonio Megalizzi non ce l'ha fatta. È assurdo e folle morire per la pallottola di un terrorista a 28 anni nel cuore dell'Europa. Dobbiamo debellare questa piaga il prima possibile. Le mie condoglianze alla famiglia e agli amici di Antonio. Non ci abitueremo a questa violenza!»

In questi istanti il cordoglio di Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento, che scrive: «Una notizia che non avremmo mai voluto che arrivasse. Questa giovane vita spezzata porta via con sé un universo di sogni e di speranza come quella di poter pensare ad un mondo libero da tanta follia e paura» é il commento a caldo del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti appena appresa la notizia della scomparsa di Antonio Megalizzi il giovane trentino colpito a morte da un attentatore a Strasburgo. «Ci stringiamo attorno ai familiari di Antonio - aggiunge Fugatti - condividendone il dolore. E al tempo stesso diciamo no con forza a quanto accaduto. Non possiamo permettere che tutto questo avvenga o si ripeta».

Anche l'ex presidente, Ugo Rossi, ha scritto: «Nel silenzio una preghiera per lui e per chi gli vuole bene».


 L'UNIVERSITA' CON LE BANDIERE A MEZZ'ASTA

Il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, addolorato per la morte di Antonio Megalizzi, giovane giornalista e studente del corso di laurea magistrale in Studi europei e internazionali, esprime «a nome di tutto l’ateneo sentimenti di vicinanza alla famiglia e alla fidanzata Luana, anch’essa studentessa dell’Università di Trento». Per l’occasione Collini ha disposto che da domani le bandiere ufficiali sulla sede del Rettorato a Trento siano listate a lutto e esposte a mezz’asta. Nei prossimi giorni sarà anche aperto uno spazio sul sito dell’ateneo trentino dove raccogliere i messaggi di cordoglio e i pensieri che la comunità accademica e studentesca vorrà dedicare al ricordo di Antonio.

«Curioso ed entusiasta, studente presente e impegnato, Antonio si distingueva per il suo convinto europeismo, per la fiducia nei valori che ispirano il progetto di integrazione europea e per il desiderio di comprendere a fondo i fenomeni, gli eventi e le istituzioni dell’Unione europea». Così il direttore della Scuola di Studi internazionali di Trento, Andrea Fracasso.

«Nella sua domanda di iscrizione alla Laurea magistrale Meis, Antonio scriveva “Then, I began the adventure of Europhonica, a radio program which broadcasts from the EU Parliament in Strasbourg. It was in that moment that I literally felt in love with the EU”. Un amore che ha continuato a coltivare fino al giorno triste, di nuovo a Strasburgo, di nuovo per seguire i lavori del Parlamento, in cui la sua vita è stata spezzata», afferma Fracasso. «Nella lettera per l’iscrizione scriveva anche: “I guarantee that, as always, I will never give up. I can promise to give attention, enthusiasm, commitment and dedication”. Antonio non ha mai tradito questa promessa e anche per questo il suo ricordo è così vivido e la sua scomparsa così dolorosa», sottolinea Fracasso. «Antonio rappresenta per noi una generazione di giovani che studiano e lavorano in tutto il mondo per realizzare qualche cosa che va oltre il solo conseguimento del titolo di studio, dando corpo e sostanza a principi e ideali che fondano la società moderna, giusta e inclusiva in cui aspiriamo a vivere. Vittima di un atto crudele e insensato, Antonio non potrà portare a termine il lavoro che si era prefisso. Il nostro impegno sarà a tenere la memoria di Antonio viva», conclude Fracasso.


 

 

 IL KILLER UCCISO ARMI IN PUGNO

Cherif Chekatt, il killer di Strasburgo, è stato ucciso in pieno quartiere di Neudorf, dove aveva fatto perdere le tracce 48 ore fa dopo l'attentato commesso nel mercato di Natale. Chekatt è stato ucciso dalla polizia in un blitz nella rue du Lazaret. Aveva con sé una pistola e un coltello. E' stato lui a sparare per primo contro i poliziotti, che lo hanno successivamente "neutralizzato", secondo quanto appreso dalla radio France Info. Il terrorista si era rifugiato in un deposito vicino alla Plaine-des-Bouchers, vicino al centro di Strasburgo, nel quartiere della Meinau, non lontano da Neudorf dove aveva fatto perdere le tracce 48 ore fa.

Nel pomeriggio un uomo vicino a lui era stato posto in stato di fermo. Secondo quanto si apprende da fonti dell'inchiesta, non si tratta di un familiare. Si trovavano già in stato di fermo dalla notte fra martedì e mercoledì i genitori e due fratelli del sospetto. L'Isis ha rivendicato l'attentato di Strasburgo, definendo Cherif Chekatt un "soldato" dello Stato Islamico. Lo rende noto il Site, citando l'Amaq, l'agenzia dell'Isis.


 

LA RICOSTRUZIONE

Si stava semplicemente gustando un momento di svago in compagnia, Antonio Megalizzi, dopo aver concluso la sua giornata di lavoro. Ora si trova invece a lottare per la vita. Martedì sera il ventinovenne giornalista e speaker radiofonico trentino era uscito dalla sede del Parlamento europeo dove assieme alle colleghe del network universitario Europhonica - la trentina Caterina Moser e la veneta Clara Rita Stevanato - aveva raccontato la seduta plenaria come ormai da tempo accadeva a cadenza mensile.

Assieme a loro Antonio aveva raggiunto il Mercatino di Natale di place Kléber, nel centro di Strasburgo, da dove poco prima dell'attentato aveva anche mandato via WhatsApp alcune foto e filmati ad amici trentini.
Scene di allegria, come quelle che tutte le sere vivono i suoi coetanei anche a Trento ed ormai in gran parte delle piazze europee vestite a festa tra casette e chioschi natalizi. Un clima che, poco dopo le 20, è stato improvvisamente stravolto dagli spari e dalle urla, con Cherif Chekatt, 29 anni, che ha iniziato ad aprire il fuoco sulla folla: si sarebbe poi allontanato minacciando un tassista ed è tuttora ricercato.
Caterina Moser e Clara Rita Stevanato sono riuscite a fuggire, riparandosi poi sotto ai tavolini di un locale all'interno del quale sono state letteralmente «gettate» dalla folla in fuga in preda al panico: purtroppo Antonio Megalizzi è invece caduto a terra, colpito al capo da uno dei proiettili sparati dall'attentatore.
Tre le persone che non sono nemmeno riuscite a raggiungere l'ospedale della città alsaziana, colpite a morte dai colpi sparati dal ventinovenne. Dodici invece i feriti, oltre ad Antonio che è stato trasferito all'ospedale universitario «Hautepierre» di Strasburgo, dove le sue condizioni, con il passare delle ore, sono apparse purtroppo sempre più gravi.
È stato colpito da un proiettile alla base del cranio e si trova in coma farmacologico. Proprio per la tipologia della ferita subita i medici lo definiscono inoperabile, come per tutta la giornata di ieri è stato riferito ai familiari del ragazzo da parte dei responsabili della struttura medica universitaria della città francese.
«Da quello che si è capito, Antonio è in coma e non si può operare per la posizione gravissima del proiettile che è arrivato vicino alla spina dorsale», ha spiegato con voce rotta Danilo Moresco, il noto ristoratore trentino padre della fidanzata di Antonio Megalizzi, Luana, che è tuttora al suo fianco in ospedale.
La notizia del tragico coinvolgimento di Antonio nell'attentato francese è piombata a casa Megalizzi, in via di Centa a Trento - nella palazzina affacciata sulla ferrovia accanto al «tombone» di via Fratelli Fontana - poco prima delle 23.30 di martedì: è stata Luana Moresco, la fidanzata di Antonio, a contattare i genitori del ventottenne, papà Domenico e mamma Annamaria. Poco dopo Luana, Domenico e Annamaria, assieme alla sorella del ventinovenne, Federica, sono partiti in fretta e furia con il cuore in gola, in possesso soltanto di prime frammentarie informazioni. Un viaggio di sette ore attraverso Austria e Germania, fino al confine francese, affrontato angosciosamente, al termine del quale la famiglia Megalizzi e Luana hanno raggiunto il polo ospedaliero, in attesa di notizie sulle condizioni di Antonio.
Una estenuante e terribile giornata, durante la quale Domenico, Annamaria e Federica sono stati raggiunti anche dal padre di Luana, il noto ristoratore trentino Danilo Moresco, messosi in viaggio nella mattinata di ieri alla volta del capoluogo della regione francese dell'Alsazia.
Antonio assieme a Caterina Moser aveva raggiunto Strasburgo proprio l'altro ieri dopo un lungo viaggio in pullman con Flixbus: erano partiti da Trento lunedì, pronti a più di dieci ore di viaggio per raggiungere Strasburgo per seguire i lavori del Parlamento europeo e preparare la trasmissione diffusa da Europhonica solitamente il mercoledì.
Un particolare - quello della velocità della sortita in Francia - che non può che gettare sale sul dolore che familiari e amici di Antonio stanno provando in queste ore: il ventinovenne trentino si è trovato coinvolto nell'attacco durante quello che doveva essere un breve momento di relax prima di ripartire alla volta dell'Italia.
A Strasburgo rimangono per ora anche Caterina Moser e Clara Rita Stevanato. La veneziana vive a Parigi mentre Caterina vive con la famiglia a Vigo Meano: «Vorremmo partire per raggiungerla al più presto - ha spiegato la mamma Roberta - ma per ora dalla Farnesina ci chiedono di portare pazienza. Vedremo se potrà tornare lei in Italia a breve, anche se per ora non abbiamo notizie al riguardo. Certo Caterina è sconvolta non solo per quanto accaduto ma soprattutto per le condizioni in cui versa l'amico Antonio. Siamo da un lato sollevati nel sapere che nostra figlia sta bene, dall'altro affranti, distrutti nel sapere che le condizioni di Antonio sono gravi».


LA TESTIMONIANZA DI CATERINA MOSER

Sorridono Antonio Megalizzi, Caterina Moser e Clara Rita Stevanato. La foto, postata alle 15.55 di lunedì sulla pagina Facebook del network universitario Europhonica, li ritrae all'interno della sede distaccata del Parlamento europeo a Strasburgo. 
Un'immagine che racconta la passione e l'entusiasmo di questi giovani con la voglia di raccontare l'Europa e gli occhi aperti sul mondo. 
Come ogni mese Antonio, Caterina, di Trento, e Clara Rita, veneziana, avevano raggiunto la città francese. I due trentini erano arrivati lunedì con il Flixbus, per seguire la seduta plenaria del Parlamento. L'ultima prevista nel 2018. 
Ma c'è un abisso di dolore e paura, ora, a dividere quello scatto così ordinario e quello che è successo dopo, quando i tre colleghi hanno lasciato il palazzo e si sono diretti verso i mercatini di piazza Kleber. Uno spartiacque che ha il rumore degli spari e le urla terrorizzate di chi, lunedì sera, era in centro. 
Come Antonio Megalizzi, che è stato colpito da un proiettile mentre camminava tra le casette del mercatino. Con lui c'erano la trentina Caterina Moser, 24 anni, in tasca una laurea triennale in Scienza della comunicazione a Verona e ora iscritta al corso magistrale in Comunicazione e culture dei media a Torino e Clara Stevanato, veneziana di Salzano che risiede a Parigi, dottoranda di ricerca presso la Sorbona. 
Parlare di quei momenti, terribili e concitati, non è facile. I ricordi hanno contorni sbiaditi. Caterina e Clara sono sconvolte e sotto shock. «Sono molto confusa e rischierei di dire cose sbagliate», spiega la 24ennne trentina. L'unico elemento certo, per ora, è che lei e l'amica veneziana, in quei momenti drammatici, sono riuscite a trovare riparo in un locale, «spinte» forse all'interno dalla folla in fuga. Tantissime persone, infatti, si sono rifugiate nelle hall degli alberghi, nelle sale da pranzo o nelle cantine dei ristoranti, rimanendo barricate per ore. «Eravamo fuori, in strada e quando è successo siamo riuscite a scappare e metterci in un ristorante, sotto i tavoli - raccontava ieri mattina con la voce comprensibilmente stanca la giovane studentessa universitaria - Stiamo bene e siamo al sicuro. Ci hanno detto di stare a riposo. Dobbiamo riprenderci perché non dormiamo da 30 ore e non mangiamo da 25 ore ormai». 
Ma riposare appare impossibile. Il pensiero, per tutto il giorno, era rivolto ad Antonio. «Stiamo aspettando notizie, non mi sento di dire nulla, siamo molto scossi e sotto shock. I ricordi sono molto confusi».
Ma il sentimento che traspare dal post affidato a Facebook dalla studentessa trentina è quello di chi si sente un sopravvissuto. E non potrebbe essere altrimenti, quando la morte ti cammina così vicino.
«La mattina svegliarsi e preoccuparsi per le calze bucate - scrive Caterina - Per l'autobus che non passa. Per l'intervista che non si riesce a fare. Per il supporto del cellulare che non hai. Per il montaggio che deve essere fatto in tempi brevi. Per la tesi. Perché piove. O perché fa caldo. O per qualsiasi altra cosa. Ma non conta niente. Non vale niente.
Oppure conta tutto, e vale tutto, sorprendendosi vivi». Appena al riparo, la giovane trentina è riuscita a contattare i genitori, papà Cirillo e mamma Roberta, a Vigo Meano. «Ci ha chiamati appena era successo - racconta la mamma, poco dopo le 11.30 - ci ha detto che era entrata in un ristorante e che si erano messi sotto i tavoli. Ma non sappiamo altro, siamo molto preoccupati, anche per Antonio».


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