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Infortuni sul lavoro in Trentino

In sette anni abbiamo avuto 51 vittime

I settori più a rischio: edilizia e agricoltura

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Sono stati cinquantuno i morti sul lavoro tra il 2010 ed il 2017: più di sei vittime all’anno, tra persone decedute mentre svolgevano la loro attività e persone che hanno perso la vita durante il tragitto tra l’abitazione e la sede in cui svolgevano la loro occupazione.

Il dato è emerso ieri a San Michele all’Adige, nelle sale della fondazione Mach durante il convegno nazionale «Salute e sicurezza in agricoltura. Un bene da coltivare», organizzato dalla Provincia in collaborazione con l’Azienda sanitaria, la direzione territoriale di Trento dell’Inail e le sedi territoriali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura.

Proprio il mondo agricolo, infatti, è quello maggiormente toccato dal triste fenomeno non solo delle morti sul lavoro, assieme al settore dell’edilizia, ma anche e soprattutto dell’incidentalità in generale, rappresentando i settori nei quali questa non invidiabile caratteristica è maggiormente accentuata.

I dati sono stati presentati da Dario Uber, dell’Unità operativa di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria, che ha riportato le statistiche raccolte ed elaborate annualmente dall’Osservatorio per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dell’Azienda sanitaria.  Gli infortuni mortali in Trentino, in tutti i settori di attività, tra il 2010 e l’anno scorso sono stati in totale 51, di cui 38 in occasione di lavoro e 13 in itinere. Dei 38 infortuni mortali sul lavoro, 8 sono quelli occorsi nel settore agricolo. Se consideriamo invece il periodo dal 2012, anno dal quale sono disponibili i dati dei lavoratori hobbisti, al 2017, risulta che gli infortuni mortali nel settore agroforestale a carico di lavoratori che svolgono la loro attività per hobby o come pensionati, sono stati 23; i più colpiti risultano essere quelli della fascia di età dai 65 anni in su.

L’iniziativa ospitata dalla fondazione Mach è non a caso un’occasione non solo di riflessione, ma anche e soprattutto di sensibilizzazione per gli addetti ai lavori e più in generale per tutti coloro che lavorano in settori maggiormente esposti al rischio di incidenti, e nei quali non sempre tutte norme di sicurezza e le precauzioni vengono adottate come sarebbe opportuno: quanti ancora i contadini, ad esempio, che non utilizzano le semplici barre che risultano determinanti per evitare lo schiacciamento in caso di ribaltamento del mezzo? Non è dunque un caso che il momento di confronto e sensibilizzazione di San Michele all’Adige venga riproposto annualmente, per non abbassare mai la guardia sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro nel mondo agricolo e non solo, nell’ambito delle attività del Gruppo di lavoro interregionale prevenzione in agricoltura e selvicoltura.

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