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Profughi: perché Fugatti vuol cacciare

40 stranieri dalla struttura Fersina

Da venerdì niente pasti, poi senza letto: oggi vertice in Questura

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Cacciati dall’accampamento di fortuna del parco Santa Chiara di Trento, avevano trovato un letto e pasti caldi alla residenza Fersina, dove già altri loro connazionali erano stati ospitati provvisoriamente con la mediazione del Comune di Trento. Ma adesso per circa 40 pakistani è arrivato l’ordine di andarsene: il presidente della provincia Maurizio Fugatti ha disposto da subito lo stop ai pasti, con possibilità di togliere anche l’alloggio da venerdì. Ed eventualmente l’espulsione dal paese.

Questa mattina a dare supporto è intervenuta la Croce Rossa di Trento, che ha assicurato i pasti e l’assistenza medica per i 40 stranieri, fedele al proprio spirito fondativo.

Colpa del loro status: sono tutto pakistani, ai quali non è ancora stato riconosciuto lo status di richiedenti asilo, e quindi per la legge italiana sono “invisibili”. Per questi stranieri senza fissa dimora - «ospiti straordinari» della struttura perché esterni al programma di accoglienza - potrebbe essere giunto il momento di fare i bagagli (o meglio, di raggruppare le poche cose che hanno con sé) e di tornare in strada. Il mese di ospitalità si sta concludendo e prima di un eventuale rinnovo il presidente della Provincia Maurizio Fugatti vuole capire meglio il loro status. L’allontanamento dalla struttura significherebbe anche espulsione dall’Italia perché clandestini. O dentro o fuori: tra pochi giorni il loro destino sarà chiaro.

«Vogliamo capire come sono arrivati qui e se sono richiedenti asilo» spiega Fugatti. E pensare che alla residenza Fersina sono ospitati dalla fine di ottobre su input del Comune di Trento: un mese di accoglienza, pasti compresi, con cinquanta i posti disponibili. La copertura finanziaria per i primi trenta giorni è arrivata dai 35 mila euro che la giunta comunale aveva trasferito a titolo di acconto alla Provincia. Cifra che il Comune aveva nella disponibilità delle risorse assegnate dallo Stato alle amministrazioni nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, come riportato nella delibera del 22 ottobre 2018.

Al termine dei trenta giorni dall’avvio del progetto si sarebbero dovute definire ulteriori risorse da investire. Ma il governo del Trentino nel frattempo è cambiato e il presidente leghista Maurizio Fugatti frena: nessun rinnovo del progetto senza che siano stati fatti accertamenti sul reale status degli stranieri. Si parlerà anche di questo nell’incontro che oggi il presidente avrà con il questore Giuseppe Garramone. «Se sono richiedenti asilo avranno diritto a rimanere. Se non lo sono, abbiamo a che fare con clandestini che dovranno essere espulsi. Ci sono tanti trentini al freddo per i quali non c’è tutta questa preoccupazione» conclude Il presidente Fugatti. Decisione fortemente contestata da molti esponenti della sinistra: «Ributtarli in strada è una decisione che non risolve i problemi» ha dichiarato l’ex assessore Luca Zeni (pd), mentre Lucia Coppola (Futura) parla di «decisione inumana». Critico, sui social network, anche l’ex presidente della Provincia Ugo Rossi: «Non è un comportamento da presidente della Provincia» ha detto parlando dell’azione di Fugatti.

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